Herpes Zoster, perché è pericoloso per la salute e come si può prevenire

Patologie croniche e un sistema immunitario deficitario aumentano il rischio di manifestazione del Fuoco di Sant'Antonio

Pubblicato:

Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Non pensate solo all’età. L’Herpes zoster, che si sviluppa a seguito della riattivazione del virus varicella-zoster, è in parte legato alla diminuzione dell’attività del sistema immunitario legato all’immunosenescenza. Ma non bisogna fare l’errore di pensare che questo sia l’unico fattore di rischio per lo sviluppo della riaccensione del virus e, di conseguenza, delle complicanze ad essa legate, prima tra tutte la neurite post-erpetica. Esistono infatti malattie, come ad esempio il diabete, i tumori o le patologie reumatologiche, che innalzano il rischio di veder comparire le lesioni, anche indipendentemente dall’età. Per questo occorre sempre parlare con il medico e valutare se non sia il caso di ricorrere alla vaccinazione per prevenire il fuoco di Sant’Antonio e le altre complicanze. A ricordarlo, in occasione della Shingles Awareness Week (Settimana di sensibilizzazione sul Fuoco di Sant’Antonio) in programma dal 23 febbraio all’ 1 marzo, sono Caterina Rizzo, docente di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Pisa ed Elisabetta Alti, Direttrice del Dipartimento Medicina Generale dell’ASL Toscana Centro di Firenze.

Come si sviluppa lo Zoster e chi colpisce

Siamo in primavera. Ed allora, con la natura che si risveglia, proviamo a descrivere con un’immagine le lesioni cutanee legate alla riaccensione dell’Herpes Zoster. Avete presente una lunga fila di formichine che vanno verso la tana? Allo stesso modo, sotto forma di piccole lesioni arrossate, che si propagano come se seguissero una linea ipotetica seguendo la via del nervo che viene percorso dalla risalita del virus, sulla pelle compaiono i segni classici dell’infezione che possono portare i dolori e i tanti fastidi di una patologia che tutti conosciamo come fuoco di Sant’Antonio. Siamo quindi di fronte ad una patologia virale acuta determinata dalla riattivazione, anche a distanza di anni o addirittura di decenni, dell’infezione latente da virus Varicella-zoster nelle radici dei gangli del sistema nervoso. L’Herpes zoster si presenta tipicamente come un’eruzione cutanea, con vescicole dolorose sul petto, sull’addome o sul viso. Il dolore è spesso descritto come doloroso, bruciante, lancinante o simile a uno shock. In seguito all’eruzione cutanea, una persona può sperimentare la nevralgia post-erpetica, con dolore di lunga durata che può durare settimane o mesi e occasionalmente persistere per diversi anni.

L’incidenza di Herpes Zoster aumenta considerevolmente al superamento del 50 anno d’ età (8-12 casi su 1000 nei soggetti di oltre 80 anni). Nei soggetti immunocompromessi le stime dell’incidenza variano da 9 a 92 casi su 1000 persone e sono ancora più elevate negli adulti che hanno subito un trapianto di cellule ematopoietiche, un trapianto di tumori solidi o da chi affetto da neoplasie maligne. Insomma: il nemico da sfidare si chiama nevralgia post erpetica, anche se esistono altre complicanze, meno frequenti come sovrainfezione batterica delle lesioni, disseminazione cutanea, infezione polmonare, miocardite, esofagite, pancreatite. Si sviluppa in circa 10-30% dei casi e quasi nella metà dei soggetti sopra gli 80 anni”.

Come proteggere chi è a rischio

Per tutti questi motivi è importante proteggere i soggetti ad alto rischio, per età o per fragilità, come può avvenire per chi soffre di diabete, chi affronta un tumore, chi ha problemi renali o respiratori cronici, chi fa i conti con malattie di pertinenza reumatologica. Esiste una vaccinazione specifica, che si unisce alle opportunità di prevenzione che si possono proporre nella terza età e più in generale ai soggetti a rischio. Questo percorso vaccinale andrebbe offerto attivamente ai soggetti di 65 anni di età e ai soggetti a rischio per patologia, con un vaccino ricombinante adiuvato, indicato nelle persone di oltre 50 anni d’ età e in quelle da 18 in su ad alto rischio. Dagli studi emerge che l’efficacia di questo vaccino è elevata. Si somministra in due dosi, con la seconda che va fatta entro sei mesi dalla prima.

In collaborazione con GSK

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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