Eritropoietina, cos’è, perché viene considerato doping e cosa c’entra nel caso Alex Schwarzer

Il marciatore altoatesino sarebbe risultato nuovamente positivo alla sostanza, che aiuta a migliorare le performance di endurance

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Non c’è pace per Alex Schwazer. Il marciatore alto atesino sarebbe risultato positivo all’eritropietina, trovata in campioni di sangue e urine prelevati dopo i Campionati tedeschi di marcia su strada, lo scorso 27 aprile. Si tratta del terzo caso che vede coinvolto l’atleta, reduce da un record italiano proprio sulla distanza dei 42,195 metri, effettuati in 3 ore 1 minuto e 55 secondi (terzo miglior tempo al mondo). Al centro dell’attenzione adesso ci sono i valori di Epo, acronimo proprio di eritropietina.

Cos’è l’eritropietina

A chiarire di cosa si tratta è l’Istituto Superiore di Sanità che in un documento chiarisce che si tratta di una sostanza proibita. È un ormone glicoproteico sintetizzato principalmente dal fegato e dai reni, responsabile della produzione dei globuli rossi, fondamentali per il trasporto di ossigeno nel sangue. A livello clinico è usato in caso di anemia, specie in pazienti affetti da insufficienza renale cronica. La sua presenza, dunque, non rappresenta di per sé doping, ma lo diventa nel momento in cui non viene prodotta naturalmente, bensì aumentata esternamente allo scopo di migliorare l’ossigenazione e la capacità stessa di trasportare ossigeno ai tessuti, in particolare ai muscoli, incrementando la performance.

I vantaggi nelle corse di endurance

Proprio per la sua funzione, una quantità maggiore di EPO porta un vantaggio soprattutto nelle discipline di endurance, che implicano uno sforzo prolungato nel tempo. Per questo viene monitorato il livello di EPO nel sangue e nelle urine degli atleti che partecipano a competizioni sportive. Nel caso di Schwazer si tratterebbe della seconda volta che l’atleta risulta positivo ai controlli di eritropoietina: la prima era stata alla vigilia dei Giochi Olimpici di Londra del 2012. L’episodio era emerso dopo un prelievo a sorpresa, il 30 luglio, e dopo pochi giorni erano arrivati i risultati, che avevano portato alla drastica decisione di escludere Alex Schwazer dalla competizione olimpica e dalla squadra italiana che era presente all’evento sportivo.

I precedenti di Alex Swazer

In seguito agli accertamenti, inoltre, il marciatore già campione olimpico nei 50 km alle Olimpiadi di Pechino 2008, aveva subito un procedimento da parte del Tribunale Nazionale Antidoping, complice anche l’ammissione da parte dello stesso Schwazer di aver assunto EPO per migliorare la sua prestazione fisica. I giudici sportivi lo avevano squalificato nel 2013, decidendo per una condanna a tre anni e sei mesi, con decorrenza dal 30 luglio 2012, che era scaduta il 29 gennaio 2016. Al termine del periodo di sospensione dalle competizioni ufficiali, l’atleta era tornato a gareggiare, risultando però nuovamente positivo al doping, anche se ad una sostanza differente: negativo a quelle considerate migliorative delle performance, come appunto l’eritropietina, aveva livelli di testosterone molto elevati e giudicati anch’essi dopanti. In questo caso, però, sia Schwazer che il suo team negarono ogni addebito e contestarono le procedure di controllo e analisi. Inutilmente, dal momento che sempre nel 2016 arrivò la seconda condanna, nello specifico da parte del Tribunale Arbitrale dello Sport, con una sentenza ancora più dura, a causa della presunta recidiva: ben 8 anni di stop, con l’impossibilità di prendere parte alle Olimpiadi di Rio, in Brasile, e ad altre gare internazionali.

Molte controversie

Le conseguenze sulla carriera sportiva del marciatore sono state molto pesanti, tanto da spingerlo a tentare nuovi ricorsi, fino al pronunciamento da parte del Tribunale di Bolzano, che nel 2021 ha archiviato l’indagine penale precedentemente aperta, “per non aver commesso il fatto”. La sentenza non ha comunque annullato la sospensione e la condanna sportiva. Adesso l’agenzia nazionale antidoping tedesca ha avviato un procedimento nei confronti del marciatore azzurro, procedendo con una sospensione in via cautelare.

I rischi che comporta l’EPO elevato

A prescindere dal caso Schwazer, il ricorso esterno all’EPO è ritenuto non solo illecito, ma pericoloso per la salute di chi lo pratica. L’aumento dei globuli rossi, infatti, rende il sangue più viscoso favorendo il rischio di patologie come la trombosi, l’ictus e l’infarto. Al contrario, può risultare utile una somministrazione in ambito medico, per alleviare sintomi legati alla carenza di globuli rossi, come stanchezza, pallore o anche difficoltà respiratorie. Come chiarisce il sito dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, il farmaco noto come l’Eritropoietina Alfa, che riproduce l’azione dell’EPO prodotta naturalmente, può essere somministrato anche in pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia in caso di tumori solidi, linfomi maligni o mieloma multiplo. Il farmaco può inoltre essere utilizzato per ridurre il ricorso alle trasfusioni di sangue in caso di interventi chirurgici ortopedici importanti.

Valore normali o eccessivi

Sono ritenuti valori nella norma quelli compresi in un range che varia a seconda dell’età dei soggetti. Negli adulti sono generalmente compresi tra 2,6 e 18,5 mIU/mL, mentre in bambini e ragazzi si può superare questa soglia. Se, al contrario, si scende sotto questi livelli, si può essere in presenza di una patologia come anemia o insufficienza renale. L’esistenza dell’eritropoietina è nota fin dall’inizio del XX secolo. In particolare, come spiega l’Università di Verona sul proprio sito, nel 1905 Carnot e Deflandre ipotizzarono l’esistenza di un fattore umorale, chiamato emopoietina, capace di influire sulla regolazione della produzione dei globuli rossi. Nel 1936 arrivò una conferma ufficiale, mentre nel 1950 venne accertato il nesso con la pressione di ossigeno. Un passaggio decisivo arrivò nel 1977, quando Miyake riuscì a purificare l’eritropoietina umana. Nel corso degli anni ’80, poi, si misero a punto tecniche per isolare e replicare il gene dell’eritropoietina, arrivando a isolare il recettore dell’EPO.

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