Diete e bambini, l’allarme dei pediatri: no all’alimentazione decisa da AI e chatbot

Secondo gli esperti aumenta il ricorso a questi strumenti per selezionare i cibi da mangiare, con la crescita di disturbi come l'ARFID. Di cosa si tratta

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

L’allarme arriva direttamente dai pediatri italiani: cresce il numero di giovani con problemi di alimentazione, soprattutto perché aumenta il ricorso all’intelligenza artificiale e ai chatbot per farsi dare consigli nutrizionali. Tra i nuovi fenomeni c’è la diffusione dell’ARFID, acronimo di Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder, ossia il disturbo evitante-restrittivo dell’alimentazione.  La preoccupazione arriva alla vigilia della Giornata Mondiale dei Disturbi del comportamento alimentare (DCA), che ricorre il 2 giugno.

Bambini e alimentazione, l’allarme dei pediatri

Sempre più ragazzi e persino bambini si affidano all’intelligenza artificiale e ai chatbot per ricevere consigli alimentari. Ma si tratta di strumenti non adatti a questo tipo di indicazioni, che spesso forniscono risposte che possono portare ad errori alimentari, squilibri e anche a disturbi del comportamento alimentare, i cosiddetti DCA. L’allarme è arrivato dalla Società italiana di pediatria (Sip), riunita in congresso a Padova. “Accanto ad anoressia e bulimia emergono, infatti, nuove forme di disagio: da un lato l’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder), disturbo evitante-restrittivo dell’alimentazione, in forte crescita tra i più piccoli; dall’altro l’uso sempre più diffuso di chatbot nutrizionisti tra gli adolescenti, con il rischio di diete squilibrate e comportamenti alimentari pericolosi”.

Il ricorso al fai-da-te

Secondo l’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, oltre il 92% degli adolescenti italiani utilizza strumenti di intelligenza artificiale per ottenere consigli che riguardano la propria alimentazione. Il report indica anche che oltre il 40% dei giovani si rivolge ai chatbot in cerca di risposte sulla propria dieta, così come su altri temi importanti come la relazione con coetanei e indicazioni in tema di sessualità. Ma sono i suggerimenti in ambito nutrizionale a preoccupare maggiormente gli esperti. Come sottolinea la Sip, infatti, i chatbot e, in generale, l’AI sono percepiti come strumenti di facile uso, in grado di rispondere in modo immediato, garantendo l’anonimato, e confidenziale. Ma l’aspetto più allarmante, secondo i pediatri, è che questi mezzi sono ritenuti affidabili e “amichevoli”, anche quando si tratta della salute.

I pericoli delle diete generate dall’AI

In realtà, invece, spesso l’AI fornisce risposte non solo standardizzate, ma errate e potenzialmente molto pericolose proprio per lo stato di salute, specialmente in soggetti in crescita come ragazzi e bambini. Come conferma una recente ricerca, pubblicata su Frontiers in Nutrition, le diete elaborate da diversi chatbot di AI tendono a prevedere regimi alimentari squilibrati, con apporti calorici non adeguati allo sviluppo di un giovane: in media forniscono fino a 700 calorie in meno al giorno rispetto ai piani elaborati dagli specialisti. Le diete generate dai chatbot, inoltre, prevedono una quota proteica generalmente maggiore rispetto allo standard ideale, dunque uno sbilanciamento che molto di frequente si unisce a una quantità di grassi eccessiva. In compenso, le diete generate dall’AI sono troppo povere di carboidrati (tendono, infatti, a privilengiare un approccio low-carbs) che invece sono importanti in una fase cruciale per crescita, lo sviluppo osseo e, non ultima, la maturazione cognitiva di un adolescente.

Squilibri dannosi per la crescita dei giovani

“L’intelligenza artificiale tende a sommare in maniera meccanica gli apporti calorici, senza considerare davvero età, crescita, attività fisica o condizioni cliniche dell’adolescente”, spiega Antonella Diamanti, presidente Sigenp, Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica affiliata alla Sip, nonché responsabile dell’Unità operativa Malattie digestive e riabilitazione nutrizionale dell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “L’AI può essere uno strumento utile, ma non può sostituire il medico o il nutrizionista nella costruzione di una dieta per un adolescente. Senza la guida di un professionista, il rischio è quello di seguire regimi alimentari inappropriati o potenzialmente dannosi“, aggiunge Diamanti.

La crescita preoccupante dell’ARFID

Tra le emergenze che si stanno presentando c’è un aumento inquietante dei disturbi legati all’ARFID, ossia regimi alimentari estremamente restrittivi. Come spiega la Sip, l’ARFID riguarda bambini che sviluppano una forte limitazione o evitamento del cibo, non necessariamente legato al desiderio di perdere peso, dimagrire o avere un’immagine corporea differente. Di frequente si manifesta con selettività estreme, rifiuto di consistenze, colori o odori degli alimenti e con una crescente difficoltà ad ampliare la dieta”, come riporta l’Adnkronos. In alcuni casi l’ARFID può presentarsi dopo un evento traumatico o vissuto come tale dal giovane, come può accadere in caso di vomito, soffocamento o forte disagio gastrointestinale. Ma, si legge in una nota della Sip, “Le conseguenze possono essere importanti: rallentamento della crescita, perdita di peso, carenze nutrizionali anche severe e forte difficoltà nella vita sociale, con bambini e ragazzi che finiscono per evitare feste, mense scolastiche o pasti condivisi”. Come chiariscono gli esperti, quindi, non è un semplice capriccio a tavola.

Cosa “scompare” dalle diete dei bambini

“Alcuni bambini arrivano a eliminare intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura, fino a sviluppare deficit nutrizionali importanti”, afferma ancora Diamanti, che aggiunge: “Tra questi riportiamo una crescente diagnosi di casi di scorbuto da grave carenza di vitamina C, associato a diete estremamente selettive, malattia che ritenevamo appartenesse al passato”. “Stiamo registrando una forte crescita dei casi di ARFID: negli ultimi 5 anni l’aumento nel nostro ospedale è stato superiore al 60% – sottolinea Diamanti – Si tratta di bambini con una selettività alimentare molto marcata, che può compromettere crescita, equilibrio nutrizionale e vita sociale”.

Campanelli d’allarme

Gli esperti, dunque, invitano a prestare attenzione a possibili campanelli d’allarme, come la tendenza a mangiare solo un numero molto limitato di alimenti; rifiutare consistenze, colori o odori di alcuni cibi; paura di soffocare, vomitare o stare male dopo aver mangiato; eliminare intere categorie alimentari, soprattutto frutta e verdura; i pasti diventano motivo di ansia o conflitto familiare; evitare mense scolastiche, feste o situazioni sociali che coinvolgono il cibo; perdere peso o rallenta la crescita e mostrare rituali rigidi durante i pasti, come masticare a lungo o bere continuamente acqua per deglutire.

Il paradosso: obesità e malnutrizione

“Viviamo attualmente una realtà in cui una fetta importante di bambini nel nostro Paese è in sovrappeso o obeso: se sommiamo le due situazioni, arriviamo a circa il 30% dei bambini. Questo in larga parte è dovuto a un eccesso di alimentazione e, al tempo stesso, a una riduzione dell’attività fisica. Come contraltare a tutto questo ci troviamo anche a dover fronteggiare il rischio delle ‘diete senza’, cioè diete fatte magari affidandosi solo a quello che consiglia l’intelligenza artificiale dello smartphone, in cui si vanno a togliere o a sostituire degli alimenti magari mettendo al loro posto altri alimenti apparentemente più adeguati”, sottolinea Rino Agostinani, presidente Società italiana di pediatria (Sip), all’Adnkronos Salute. “In realtà, questi ragazzi spesso finiscono nell’ambito degli ultraprocessati, che sono alimenti ricchi di un grande numero di componenti, ma molto lontani da quella che è la naturalità del cibo e la naturalità degli alimenti che la nostra genetica è abituata a utilizzare – avverte l’esperto – Le ripercussioni non riguardano solo una introduzione impropria ed eccessiva di calorie, ma anche il mettere in contatto il nostro corpo con tutta una serie di sostanze che spesso hanno ripercussioni negative anche su altri aspetti della salute”.

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