Non bastava il caldo. Anche per chi si trova già in vacanza o in prossimità di spiagge, ora c’è una nuova fonte di preoccupazione. Si tratta del batterio Vibrio, noto anche come “batterio carnivoro”. L’allarme è arrivato dalle autorità europee, impensierite dalla diffusione crescente di questo agente patogeno nelle acque di mare, in particolare quelle del Mediterraneo. Ad agevolarne la presenze è, ancora una volta, il riscaldamento globale.
Boom di batteri in mare
“Il Mediterraneo ci sta mostrando che cosa significa un mondo più caldo”, ha spiegato Hatim Aznague, analista di Progetti, Azione climatica e Resilienza energetica dell’Unione europea, per il Mediterraneo, ad Euronews. “I Paesi che condividono questo mare possono ancora scegliere di condividere una soluzione”, ha poi esortato l’esperto. Da qualche anno, infatti, cresce la presenza di batteri nelle acque marine europee, con particolare sviluppo di specie come il Vibrio. Si tratta di una famiglia di microrganismi di origine naturale, che popolano le acque costiere calde e salmastre. A confermare la preoccupazione nei confronti del fenomeno è stata anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), secondo cui “il Vibrio è un batterio acquatico che può essere presente nei frutti di mare”.
Gli effetti dei batteri Vibrio
Come spiegano le autorità europee, le specie più rilevanti in Europa sono rappresentate dal Vibrio vulnificus, Vibrio parahaemolyticus e alcune varianti di Vibrio cholerae (responsabile proprio del colera) Ancora una volta è l’EFSA avverte che questi batteri possono provocare infezioni attraverso il consumo di frutti di mare crudi mettere in guardia i cittadini rispetto ai potenziali rischi di un contatto con i batteri: alcuni ceppi, infatti, possono provocare gastroenteriti anche severe, oltre a infezioni gravi e potenzialmente mortali. La trasmissione avviene tramite il contatto tra l’acqua o attraverso ferite aperte.
ll “batterio carnivoro”: cos’è
Mentre la maggior parte dei ceppi, però, risulta poco impattante sulla salute dell’uomo, il Vibrio vulnificus (che, come indica il nome, è in grado di causare danni) rappresenta il più insidioso. Ogni anno, infatti, è motivo di decessi. Come spiegava già lo scorso anno in un video Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, “penetra attraverso le ferite e può scatenare un’infezione necrotizzante per la quale è necessaria in certi casi l’amputazione, che a volte non è sufficiente perché può portare anche a situazioni mortali”. Per questo è stato ribattezzato “batterio carnivoro” ed è motivo di rischio soprattutto per le persone con ferite aperte o con il sistema immunitario indebolito.
Dalle necrosi alla sepsi
Venire a contatto con il batterio Vibrio è piuttosto semplice: il microorganismo può provocare un’infezione che, nei casi più gravi, “può innescare una fascite necrotizzante, in cui il tessuto attorno alla ferita si degrada rapidamente. Il batterio può anche entrare nel flusso sanguigno, causando sepsi, e in alcuni casi i pazienti devono sottoporsi all’amputazione dell’arto colpito” spiegano gli esperti europei. Solo lo scorso anno in Florida aveva causato la morte di quattro persone.
Ondate di calore e batteri
Ora la preoccupazione è cresciuta anche di fronte alle recenti e all’attuale ondata di calore. Come chiarito dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) si paventa un “maggiore rischio di infezioni da Vibrio per tutta la stagione estiva”, specie per quanto riguarda le acque costiere poco profonde. Alle preoccupazioni di tipo sanitario, si aggiungono poi gli effetti di natura ecologica: i batteri Gram-negativi come il Vibrio, prosperano spesso in ambienti in cui l’equilibrio naturale dell’ecosistema marino è compromesso.
Il Mediterraneo più caldo
Come emerge da diversi studi condotti sulle acque, infatti, l’aumento della temperatura già registrato e che si prevede continuerà a salire costituisce un fattore che favoriscono la proliferazione dei Vibrio. Ciò vale anche laddove, come nel Mediterraneo, la maggior salinità aveva rappresentano una “barriera” alla proliferazione dei batteri, più presenti invece lungo le coste del Mar Baltico e del Mare del Nord. Ma di fronte al riscaldamento globale neppure il bacino del Mare Nostrum è più al sicuro: “È importante sottolineare che il Mediterraneo non è una vittima del cambiamento climatico, bensì un’anticipazione dello stesso. È uno dei mari che si scaldano più rapidamente al mondo“.
Il ruolo dell’inquinamento
Esiste poi anche un altro fattore che impatta sulla proliferazione dei batteri della famiglia dei Vibrio, e non solo: l’inquinamento. L’analista Aznague, infatti, chiarisce che “L’acqua più calda, soprattutto dove è meno salata, alla foce dei fiumi e nelle lagune che vi restano intrappolate, diventa più favorevole ai batteri patogeni”. Alcuni recenti report, tra i quali un documento dell’EFSA, lanciano un messaggio chiaro: “La presenza di Vibrio nei frutti di mare è destinata ad aumentare sia a livello globale sia in Europa a causa del cambiamento climatico”, soprattutto nelle acque a bassa salinità o negli estuari.
Dove si trovano il Vibrio Vulnificus e gli altri “mangia carne”
I batteri Vibrio sono in grado di infettare molluschi e frutti di mare, che dunque sono ritenuti una potenziale fonte di trasmissione: per questo motivo questi alimenti, così come i crostacei, non andrebbero mai consumati crudi. In caso di intossicazioni alimentari portano sintomi come scariche diarroiche associate a nausea, vomito e dolori addominali. Tra gli altri batteri “mangia carne” rientrano anche Streptococco beta-emolitico di gruppo A; E. coli; Staphylococcus aureus; Clostridium perfringens; Klebsiella.