Lattine vietate negli scaffali, ma ancora presenti. Cosa dice la legge UE e i rischi

L’infettivologo Matteo Bassetti sottolinea i pericoli di un’esposizione al bisfenolo A, ormai vietato in Europa

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Il divieto al bisfenolo A è scattato ufficialmente in tutta Europa dal 20 gennaio 2025, eppure sugli scaffali dei supermercati e di molti negozi è ancora possibile trovare prodotti confezionati in lattine che contengono l’interferente endocrino. Questo può portare a rischi per la salute che, come sottolinea l’infettivologo Matteo Bassetti, vanno dall’infertilità ai tumori. Da qui l’allarme e le raccomandazioni.

Stop alle lattine con bisfenolo A

La decisione di bandire tutti i materiali che contengono bisfenolo A (o BPA) dai contenitori per alimenti risale a un anno fa quando, a gennaio 2025, l’Unione Europea ha deciso di vietarne l’uso. In particolare, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha prima abbassato in modo consistente il quantitativo ritenuto tollerabile, poi ne ha vietato l’impiego. Eppure, a oltre un anno di distanza è ancora possibile trovare contenitori che hanno BPA, in particolare molte lattine. Va detto che le aziende hanno tempo fino al 2028 per adeguarsi alle norme, ma gli esperti hanno messo in guardia dai rischi di una esposizione prolungata nel tempo.

I rischi del bisfenolo A

Il BPA, infatti, “è un interferente endocrino, quindi mima gli estrogeni alterando il sistema ormonale”, ha spiegato in un video sul proprio account social Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova. “Quindi fa sembrare che ci siano degli ormoni nel nostro corpo e può dare problemi, per esempio per la fertilità, per la pubertà precoce, ma anche per l’obesità, il diabete, anche alcuni tumori, per esempio, ormonodipendenti”, ha aggiunto.

Dove si trova il bisfenolo A

Il componente si trova in numerosi oggetti: introdotto fin dagli anni Sessanta nella produzione di plastiche rigide e morbide, è ormai impiegato per la realizzazione di dispositivi medici ed elettronici, nella carta termica (quella degli scontrini, ad esempio), nelle schede delle carte di credito e bancomat o in altre tesserine magnetiche, così come in diversi utensili da cucina e, appunto, in contenitori per alimenti. È il caso delle lattine per legumi e cibi in scatola, bibite o contenitori in plastica, anche da microonde. Ma proprio il possibile rilascio di sostanze dannose per l’organismo e la salute ha spinto Bassetti a lanciare un monito a “evitare il consumo di alimenti in questo tipo di scatole o di lattine, non riscaldare i cibi in contenitori di plastica, soprattutto nel microonde, che potrebbero rilasciare queste sostanze”.

Le alternative ai prodotti con BPA

Il BPA si trova anche in molti oggetti in policarbonato, ma ciò che è sconsigliato è soprattutto il contatto con contenitori per alimenti. Per questo si consiglia di preferire cibi che siano commercializzati in vetro, acciaio o ceramica, così come è suggerita la conservazione in barattoli o piatti di questi materiali. Come riconoscere la presenza di bisfenolo A, però? “Immagino che dovrebbe esserci scritto”, spiega Bassetti, auspicando nel contempo il ritiro di ogni prodotto a rischio nel più breve tempo possibile.

Cosa prevede la legge

L’attuale normativa europea arriva dopo un percorso iniziato negli scorsi anni, che nel 2023 aveva già portato l’EFSA a rivalutare scientificamente la pericolosità del bisfenolo A, riducendo la soglia massima consentita giornaliera, oltre la quale diventa pericoloso per la salute (da 4 microgrammi per kg di peso corporeo al giorno a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno). Successivamente l’Unione Europea ha adottato il Regolamento (UE) 2024/3190, vietando del tutto l’impiego del BPA nei materiali a contatto con il cibo: contenitori, ma anche rivestimenti, inchiostri e adesivi. Per permettere alle aziende di adeguarsi, è stato previsto un periodo-finestra, fino al 20 luglio 2026 per la commercializzazione, che arriverà al 20 gennaio 2028 per alcuni prodotti come imballaggi per frutta e verdura. Altre deroghe sono state concesse ad alcuni contenitori (come bottiglie per bevande e utensili da cucina), che potranno essere venduti fino al 20 luglio 2027, con un’ulteriormente eccezione per attrezzature professionali, commercializzabili fino a gennaio 2029.

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