L’autobiografia di Juan Carlos che fa tremare la monarchia

Il punto di vista di un ex sovrano che prova a riscrivere la propria storia, riportando alla luce fatti scomodi e creando inevitabili imbarazzi a corte

Pubblicato:

Gilda Faleri

Giornalista e Royal editor

Royal Watcher toscana laureata in comunicazione. Scrive principalmente di famiglie reali e ha fondato uno dei primi blog italiani a tema royals.

“Never complain, never explain” (mai lamentarsi, mai dare spiegazioni): questa è stata la strategia della Regina Elisabetta durante i suoi 70 anni di regno. Il “cugino” Juan Carlos di Spagna, evidentemente, decide di non seguire l’esempio della sovrana britannica perché il silenzio gli pesa più di qualsiasi confessione. Juan Carlos I rompe la tradizione consegnando alla carta la “sua verità” con Reconciliación, le memorie pubblicate con la collaborazione della scrittrice e giornalista francese Laurence Debray.

La notizia, di per sé, è già un evento: è la prima volta che un monarca spagnolo racconta in prima persona il proprio regno, con un Paese diviso tra monarchia e repubblica e un re, Felipe VI, impegnato da anni in un’operazione di ricostruzione dell’immagine istituzionale.

Questo libro ha lo scopo di rimediare a un’ingiustizia. Se un monarca europeo riprende in mano la penna dopo quarant’anni di regno, cosa molto insolita, è perché l’esilio ad Abu Dhabi, i resoconti sensazionalistici della stampa rosa e gli errori di un re che è anche un uomo con debolezze e tentazioni hanno offuscato quello che è stato un successo democratico esemplare. Ciò che qui apprendiamo in dettaglio, attraverso immagini impattanti e aneddoti curiosi, sia sul Paese che sulle numerose glorie straniere frequentate da Juan Carlos, è soprattutto la storia di una liberazione.”

Queste sono le parole utilizzate nell’introduzione del manoscritto, riprese dal settimanale Hola, che raccontano il perché di questo memoir.

Un libro che nasce durante l’esilio volontario

Juan Carlos, oggi anziano e lontano dalla Spagna da cinque anni, in auto-esilio ad Abu Dhabi, racconta di aver preso questa decisione perché ha la sensazione che la sua storia “gli venga rubata”. Davanti a grandi personaggi della storia come Juan Carlos, la memoria collettiva contemporanea non è neutrale, manca sempre di obiettività. Juan Carlos, o lo si ama o lo si odia, non viene contestualizzato e si preferisce strumentalizzarne la figura per portare avanti la propria tesi.

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Il libro di memorie di Re Juan Carlos I, “Riconciliazione”

Il progetto, secondo quanto riportato da diverse testate, prende forma negli Emirati: il Re vuole fare un bilancio, raccontare i successi e la caduta dopo gli scandali, prima che lo facciano altri. E Laurence Debray, che nel 2021 aveva già pubblicato un libro su Juan Carlos, “Mon roi déchu”, per lunghi mesi raccoglie tutte le informazioni e scrive il libro.

La colonna sonora di Ennio Morricone come suoneria

Non ci sono grandi colpi di scena o episodi sconosciuti. Oltre ad alcuni aneddoti divertenti come la suoneria del telefono uguale a quella dell’amico Clint Eastwood: “Poi ci siamo resi conto che avevamo la stessa suoneria: la colonna sonora di Il buono, il brutto, il cattivo, il western del 1966 di Sergio Leone, di cui era protagonista”, è un racconto malinconico che conferma alcune voci come ad esempio il cattivo rapporto con la nuora Letizia.

Una regina bocciata, una regina promossa

Juan Carlos ritiene la Regina Letizia responsabile dei pessimi rapporti familiari definendola colei “che non ha contribuito a rafforzare i legami familiari”. Invece ha parole di stima verso la paziente moglie, la Regina Sofia, definendola “la madre dei miei figli, una regina straordinaria e un sostegno emotivo insostituibile”.

Il gossip smentito con la Principessa Diana

Anche sulla Principessa Diana ha qualcosa da dire, ma non è molto lusinghiero: “Era fredda, taciturna, distante, tranne quando c’erano i paparazzi”, negando una volta per tutte una presunta relazione con lei.

La vicinanza con Francisco Franco

Le parole che fanno più discutere sono però quelle riservate al generale Francisco Franco, che lui vede come una figura paterna: “Lo rispettavo, apprezzavo la sua intelligenza e il suo spirito politico. Grazie a lui sono diventato re”.

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Juan Carlos di Spagna e Francisco Franco nel 1973

La data di lancio coincide con un grande anniversario

In Francia, il memoir arriva in libreria il 5 novembre 2025. In Spagna, l’operazione è affidata a Planeta, una delle più grandi case editrici, e si trova negli scaffali dal 3 dicembre: un periodo molto particolare visto che solo pochi giorni prima si celebra il cinquantesimo anniversario della democrazia, con il ritorno della monarchia in Spagna. Democrazia che proprio Juan Carlos ha contribuito in maniera preponderante a riportare dopo la dittatura di Francisco Franco.

Il Re che ha portato la democrazia in Spagna

Juan Carlos viene designato da Francisco Franco come suo successore e, alla morte del dittatore nel 1975, sale al trono come Re di Spagna, diventando simbolo della transizione democratica dopo il franchismo. Nel febbraio del 1981, Juan Carlos gioca un ruolo decisivo nel fermare il tentativo di colpo di Stato guidato dal tenente colonnello Antonio Tejero, apparendo in televisione per ordinare all’esercito e alla Guardia Civile di restare fedeli alla Costituzione e alla democrazia: un gesto che consolida la sua figura e il suo prestigio nazionale.

Juan Carlos e gli scandali

Tuttavia, dal 2011 in poi il gradimento verso il re inizia a scendere a causa di vari scandali. L’indagine sul caso di corruzione che coinvolge la figlia Cristina e il genero Iñaki Urdangarin e soprattutto il caso del safari di caccia in Botswana nel 2012, quando la stampa rivela che Juan Carlos rompe l’anca durante una costosa battuta di caccia all’elefante con la sua amante proprio mentre la Spagna è nel mezzo di una grave crisi economica. Nella biografia definisce questa storia “Un grave errore di cui mi pento amaramente”.

L’abdicazione e l’esilio volontario

Questi eventi, uniti a una serie di indagini su presunte irregolarità finanziarie e a un’opinione pubblica sempre più critica, spingono Juan Carlos ad abdicare nel 2014 in favore del figlio Felipe VI dopo quasi 39 anni di regno.

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L’abdicazione di Juan Carlos di Spagna

Nel 2020, Felipe VI prende una decisione senza precedenti: rinuncia pubblicamente alla propria eredità e priva il padre della “pensione”, l’assegnazione ufficiale proveniente dalla Casa Reale. La scelta arriva dopo la diffusione di notizie secondo cui Juan Carlos avrebbe ricevuto 100 milioni di dollari dal defunto Re dell’Arabia Saudita, destinandone una parte consistente alla sua ex amante, Corinna zu Sayn-Wittgenstein-Sayn.

Sul piano economico, la biografia è un successo: nel giorno d’uscita in Spagna, Reconciliación è stato il libro più venduto e, secondo alcune stime riportate da più tabloid, l’ex re potrebbe ottenere qualche milione di euro da questa operazione editoriale.

La critica della stampa e il silenzio della Corona

Non si può dire lo stesso dal punto di vista mediatico e familiare. Nel complesso, l’accoglienza da parte dei media spagnoli è fredda e molto critica. All’autobiografia viene rimproverato un tono sbilanciato e una continua autoassoluzione, con giudizi severi sul racconto dei fatti offerto dall’ex sovrano. Il quotidiano online El Español arriva a liquidare il volume come l’espressione di un “narcisista consumato”.

Una riconciliazione lontana

La famiglia reale non commenta per non alimentare polemiche e non dare un assist ai repubblicani. A fine novembre vede il Re emerito per un appuntamento familiare quasi obbligato, che sicuramente non è la sperata “riconciliazione” richiesta nel memoir. Un pranzo al palazzo El Pardo di Madrid in onore alla Regina Sofia, che ha ricevuto l’Ordine del Toson d’Oro.

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La famiglia reale spagnola nel 2018

Questo libro può davvero far “tremare” la monarchia? L’autobiografia di Juan Carlos non incide sull’operato dell’attuale Re, ma riapre capitoli che la Corona aveva scelto di tenere in disparte.

Nel memoir, il Re racconta il suo più grande sogno: “Ciò che desidero di più, finché sarò in vita, è trascorrere una pensione serena, ristabilire un rapporto armonioso con mio figlio e, soprattutto, tornare in Spagna, a casa”. Al netto degli errori commessi e riconosciuti, si tratta di un desiderio che restituisce il punto di vista di un uomo di quasi 88 anni, protagonista, nel bene e nel male, di una parte importante della storia contemporanea spagnola.

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