Il Principe Harry torna al centro di una polemica delicatissima. Questa volta non c’entrano Meghan Markle, Buckingham Palace o i soliti capitoli infiniti della saga familiare dei Windsor. Il caso è ben più serio e riguarda African Parks, l’organizzazione per la conservazione della fauna selvatica con cui il Duca di Sussex collabora da anni e che oggi è finita sotto accusa per presunti abusi ai danni della popolazione Baka, nella Repubblica del Congo.
A chiedere un passo indietro da parte di Harry è Survival International, associazione che tutela i diritti dei popoli indigeni. Secondo l’organizzazione, i problemi denunciati nel parco nazionale di Odzala-Kokoua non sarebbero stati risolti, nonostante le verifiche e gli interventi annunciati negli ultimi mesi.
Harry e African Parks: perché il Duca di Sussex è sotto accusa
Il legame tra Harry e African Parks è di lunga data. Il Principe è stato presidente dell’organizzazione per sei anni e nel 2023 è entrato nel consiglio direttivo. Una posizione importante, dunque, in una realtà che gestisce aree protette in diversi Paesi africani e che ha fatto della tutela della natura e della fauna selvatica la propria missione.
La bufera, però, nasce dalle accuse rivolte ad alcuni ranger finanziati dall’ente. Secondo quanto denunciato da Survival International e riportato da The Sun, nella zona del parco Odzala-Kokoua sarebbero avvenuti episodi gravissimi contro la comunità Baka: violenze, pestaggi, torture e abusi sessuali. Accuse che avevano già fatto discutere nel 2024 e che ora tornano a pesare direttamente sull’immagine pubblica di Harry.
African Parks, dopo le prime denunce, aveva commissionato un’indagine interna. Nel maggio 2025 l’organizzazione aveva riconosciuto che si erano verificati abusi sui diritti umani e aveva promesso nuove misure di controllo, una maggiore collaborazione con realtà locali e un sistema più strutturato per raccogliere segnalazioni e richieste di risarcimento.
Cosa chiede Survival International
Per Survival International, però, tutto questo non sarebbe sufficiente. L’associazione sostiene che sul campo la situazione resti critica e ha invitato Harry a dimettersi dal board di African Parks. A rendere la vicenda ancora più pesante sono le parole attribuite a un leader della comunità Baka, rimasto anonimo per ragioni di sicurezza: “Non lavoriamo con loro. Il modo in cui African Parks ci tratta qui è violento”.
Una frase durissima, che sposta il caso dal piano istituzionale a quello umano. Perché dietro la polemica non c’è solo il nome di un Principe, ma una comunità che chiede ascolto e protezione. Caroline Pearce, direttrice di Survival International, ha definito “oltraggioso” il sostegno continuo di Harry all’organizzazione nonostante le accuse rivolte ai suoi ranger.
African Parks, dal canto suo, ha ribadito di aver avviato interventi importanti e continuativi per rafforzare le garanzie sui diritti umani nel parco. L’ente parla di meccanismi di reclamo, partner indipendenti e supervisione da parte di esperti e giudici africani.
I rappresentanti di Harry, invece, hanno rimandato alla posizione già espressa dall’organizzazione nel 2025, quando African Parks aveva promesso provvedimenti contro eventuali membri dello staff coinvolti in episodi non adeguatamente gestiti, in presenza di prove sufficienti. La vicenda resta aperta e rischia di trasformarsi in una delle controversie più scomode per Harry.