Cani e gatti ci rendono felici? Uno studio mette in discussione il “pet effect”

Il pet effect va oltre la convivenza con cani e gatti: conta il legame perché possa renderci felici

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Marta Ruggiero

Giornalista pubblicista e videoreporter

Giornalista pubblicista, videoreporter, copywriter e content editor. Si occupa di attualità, economia, politica, intrattenimento, costume e società.

Coccole, attenzioni e momenti di condivisione. Avere un animale domestico viene spesso associato a una vita più sana e a un maggiore benessere psicologico. Cani e gatti, in particolare, sono considerati compagni capaci di offrire affetto, compagnia e sostegno emotivo: tanto da renderci felici. Ma il semplice fatto di convivere con un pet è davvero sufficiente per migliorare la salute fisica e mentale di una persona? Un nuovo studio pubblicato su PLOS One suggerisce quanto la risposta sia molto più complessa di quanto si possa pensare e l’argomento meriti di essere approfondito.

La ricerca, realizzata da scienziati dell’Università di Basilea e di altre istituzioni del Paese, ha analizzato i dati di 2.328 adulti residenti in Svizzera, utilizzando un campione rappresentativo della popolazione. L’obiettivo era verificare se il possesso di animali, il contatto regolare con loro e la qualità della relazione uomo-animale fossero associati a salute fisica, benessere psicologico, soddisfazione per la vita, solitudine e sostegno sociale.

Il possesso di un animale non garantisce maggiore benessere

Il risultato più significativo della nuova ricerca scientifica riguarda proprio quello che viene comunemente definito “pet effect”, cioè l’ipotesi secondo cui vivere con un animale avrebbe effetti generalmente positivi sulla salute psicofisica. Il meccanismo che spiegherebbe come mai cani e gatti siano in grado di rendere felici chi sta loro attorno.

Gli studiosi hanno trovato poche evidenze rispetto a un’associazione generale tra il possesso di animali domestici e il benessere. I proprietari hanno dichiarato, in media, uno stato di salute leggermente peggiore e una frequenza leggermente maggiore di comportamenti non salutari.

Non sono però emerse differenze significative tra proprietari e non proprietari per quanto riguarda l’utilizzo dei servizi sanitari, la solitudine, la soddisfazione per la vita, il benessere psicologico o il sostegno sociale ricevuto dalle altre persone.

Anche il semplice contatto regolare con gli animali, quando questi non vivevano nella stessa abitazione, non risultava associato in modo generale a migliori condizioni di salute o benessere.

Questo non significa, però, che gli animali non abbiano alcun ruolo positivo. Il punto centrale della ricerca è infatti un altro: non conta soltanto avere un animale, ma piuttosto il tipo di rapporto che si instaura con esso. Ecco perché, per esempio, spesso e volentieri, la pet therapy funziona: è la connessione animale-essere umano a fare la differenza.

Il legame con l’animale fa la differenza

Quando i ricercatori hanno analizzato gli aspetti più specifici della relazione, sono emerse alcune associazioni. Le persone che trascorrevano più tempo con il proprio animale domestico tendevano a percepire un maggiore sostegno socio-emotivo e un legame più forte. Anche il tipo di pet sembrava avere un ruolo: il rapporto con i cani risultava associato a livelli più elevati di attaccamento e sostegno percepito.

Un’altra differenza riguarda il genere. Le donne, secondo i dati analizzati, tendevano a riferire un maggiore attaccamento all’animale e un più forte sostegno socio-emotivo rispetto agli uomini. Anche in questo caso, tuttavia, lo studio non stabilisce che la presenza dell’animale sia la causa diretta di un determinato stato psicologico.

La ricerca invita quindi ad abbandonare una distinzione troppo semplice tra “chi ha un animale” e “chi non ce l’ha”. Due persone possono entrambe vivere con un cane o un gatto, ma avere esperienze completamente diverse: per una può rappresentare una fonte importante di compagnia e sicurezza, per l’altra può comportare soprattutto responsabilità e impegno. Il tipo di esperienza è soggettiva e dipende da molteplici fattori.

Perché i risultati precedenti sono così diversi?

Il nuovo studio, che mette in discussione come cani e gatti rendano felici i proprietari o chi sta in loro compagnia, si inserisce in un quadro scientifico tutt’altro che univoco. Gli autori ricordano, infatti, che alcune ricerche precedenti hanno associato la presenza di animali a maggiore attività fisica, minore solitudine o alcuni indicatori di salute cardiovascolare, incide sullo stress e l’invecchiamento biologico a 360 gradi. Altre, invece, non hanno trovato differenze significative o hanno evidenziato persino associazioni negative.

Una possibile spiegazione è che il rapporto tra uomo e animale sia influenzato da numerosi fattori: l’età, le condizioni economiche, la situazione familiare, lo stato di salute precedente, la specie dell’animale, il tempo trascorso insieme e la qualità del legame hanno tutti un peso specifico.

C’è inoltre un importante problema di causalità. Se una persona con problemi di salute decide più frequentemente di adottare un animale per ricevere compagnia o sostegno, per esempio, osservare poi una salute peggiore non vuol dire necessariamente che sia stato l’animale a causarla. Potrebbe verificarsi esattamente il contrario: le condizioni personali potrebbero aver influenzato la scelta di avere un amico a quattro zampe.

Uno studio importante, ma con alcuni limiti

La ricerca sul pet effect e sulle ripercussioni che i cani e i gatti hanno sulla salute degli umani è particolarmente interessante perché utilizza un campione ampio e rappresentativo e prende in considerazione contemporaneamente diverse caratteristiche della relazione con gli animali. Tuttavia, si tratta di uno studio trasversale: i dati sono stati raccolti in un determinato momento e permettono di individuare associazioni, non di dimostrare rapporti di causa-effetto.

Gli stessi autori sottolineano la necessità di ulteriori ricerche longitudinali, capaci di seguire le persone nel tempo, oltre all’utilizzo di misure oggettive della salute e a studi condotti in differenti contesti culturali.

I cani e i gatti rendono felici o no? La conclusione

La conclusione, dunque, non è che gli animali facciano male, né che avere un cane o un gatto sia inutile per il benessere. Piuttosto, lo studio mostra che la relazione tra animali e salute è molto più articolata. Il semplice possesso non sembra essere un indicatore sufficiente: il tempo trascorso insieme, la specie dell’animale e il sostegno socio-emotivo percepito possono essere molto più importanti.

In altre parole, più che chiedersi se avere un pet faccia bene in assoluto e renda felici in ogni caso, la ricerca suggerisce di capire che tipo di relazione si costruisce con quell’animale. È proprio questa dimensione, secondo gli studiosi, che potrebbe aiutare a spiegare perché le precedenti ricerche sul cosiddetto “pet effect” abbiano prodotto risultati così diversi.

Fonti bibliografiche

Factors of pet ownership associated with human health: A representative cross-sectional survey of SwitzerlandPlosOne

 

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