A 51 anni dalla tragica notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, il brutale omicidio di Pier Paolo Pasolini all’Idroscalo di Ostia torna al centro della cronaca giudiziaria. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un nuovo fascicolo d’indagine, per fare piena luce sulla scomparsa di uno degli intellettuali e registi più lucidi del Novecento: una vicenda rimasta troppo a lungo irrisolta che potrebbe, finalmente, trovare una risposta.
La nuova indagine della Procura di Roma
Dopo l’archiviazione del 2015 e il rigetto delle precedenti istanze presentate nel 2016 e nel 2023, finalmente una svolta. “Non nascondo la mia emozione e soddisfazione per la decisione assunta dalla Procura della Repubblica di Roma di svolgere nuove indagini in merito all’omicidio di Pier Paolo Pasolini”, ha affermato ad Askanews l’avvocato Stefano Maccioni, che nelle scorse settimane ha depositato l’esposto all’attenzione della magistratura.
“Come evidenziato oramai da quasi 18 anni, la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi è stata spazzata via nel corso di questi anni in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste – ha aggiunto, ricordando che già nel marzo del 2009 aveva chiesto la prima riapertura delle indagini.
La nuova istanza è stata presentata a novembre 2025 e poi integrata a maggio 2026 e si basa su nuovi elementi: “Confidiamo che la Procura della Repubblica di Roma riesca finalmente, attraverso il sostituto procuratore della Repubblica Silvia Santucci a fornire quelle risposte che da troppi anni stiamo cercando e nel contempo invitiamo tutte quelle persone che fino ad oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare!”.
Nuove prove e una testimonianza inedita
I nuovi elementi di cui parla l’avvocato Maccioni potrebbero comprovare la presenza di più persone sulla scena del crimine. Le analisi scientifiche condotte sui reperti dell’epoca con le nuove tecnologie forensi hanno isolato tre profili genetici maschili non identificati sugli abiti indossati da Pasolini e su altri oggetti rinvenuti all’Idroscalo. Tutte tracce biologiche che non appartengono alla vittima e non sono riconducibili a Pino Pelosi: è la prova che sul luogo dell’agguato vi fossero dei complici.
Pelosi, condannato in primo grado per concorso con ignoti e poi ritenuto unico colpevole in appello e in Cassazione, nel 2005 ritrattò la confessione, dichiarando di aver taciuto per paura di ritorsioni e descrivendo un massacro condotto da un gruppo violento a lui sconosciuto.
Se chiunque sia a conoscenza di dettagli utili rompesse questi lunghi decenni di silenzio, come chiesto nell’accorato appello dell’avvocato, la Procura potrebbe allargare la comparazione del DNA ben oltre i primi profili passati al vaglio.
Questo scenario coincide con quanto emerso nei lavori della Commissione parlamentare Antimafia, che ha evidenziato le connessioni tra il delitto e il furto delle pizze originali della pellicola Salò o le 120 giornate di Sodoma. Pasolini sarebbe stato attratto con l’inganno a Ostia, una trappola ordita da ambienti della criminalità organizzata.
A questo, si aggiunge anche una testimonianza inedita, resa da una persona mai ascoltata prima dagli inquirenti. Tutto per portare giustizia e verità all’uccisione di un uomo, che ha segnato profondamente la nostra storia.