Ansia nei bambini: segnali e strategie per aiutarli a crescere sereni secondo l’esperta.

Ansia da prestazione, aspettative scolastiche e bisogno di sicurezza emotiva: come riconoscere il disagio nei più piccoli e accompagnarli con consapevolezza, secondo un'esperta.

Pubblicato:

Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

I bambini di oggi crescono in un mondo che chiede moltissimo, spesso troppo. Fin dai primi anni di vita sono immersi in una cultura che premia la performance, la velocità, il risultato. A scuola, nello sport, nelle attività extrascolastiche, ma anche nel gioco e nelle relazioni, ai bambini/e ed ai ragazzi/e viene chiesto loro di essere competenti, autonomi, brillanti. L’errore è mal tollerato e va subito rimediato, la fatica viene rapidamente medicalizzata o corretta, il rallentamento vissuto come una perdita di tempo.

Questa pressione spesso è silenziosa ed inconsapevole, e la mettiamo in campo anche noi genitori, scambiando uno stimolo adeguato con un risultato performativo. Per non parlare dell’esempio che, spesso, diamo ai bambini: se i nostri figli e le nostre figlie crescono con genitori che corrono, che vivono il proprio “tempo vuoto” come occasioni mancate, preoccupati di “fare bene”, di offrire opportunità, di non restare indietro, loro imparano che per essere all’altezza bisogna riuscire, dimostrare, performare.

In questa sede non vogliamo offrire giudizi o consigli su come essere genitori perfetti, ma analizzare un fenomeno di cui si discute sempre di più. Per questo affronteremo il tema dell’ansia nei bambini condividendo dei dati istituzionali ed il punto di vista di un’esperta, la dottoressa Giovanna Giacomini.

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Ansia nei bambini: quando i risultati scolastici creano aspettative

Ansia nei bambini: cosa dicono i numeri

I dati italiani confermano la fragilità crescente nei bambini. Secondo la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), circa un minore su cinque presenta un disturbo psicologico, con ansia e depressione in costante aumento. Una consultazione nazionale promossa dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, su oltre 7.500 studenti italiani, ha rilevato che più del 50% dei ragazzi sperimenta frequentemente ansia, stress o tristezza legati alla scuola. Numeri che raccontano un disagio diffuso, spesso invisibile, che inizia sempre più presto.

Con una società radicalmente mutata, nella quale le agenzie educative fondamentali, scuola e famiglia, sono spesso confuse, viaggiando ad un passo più lento rispetto ai giovani, i bambini ed i ragazzi non trovano sempre interlocutori in grado di captare segnali importanti. Spesso, l’ansia nei più giovani non è compresa e non trova spazio nelle parole, per questo noi adulti non siamo sempre in grado di intervenire adeguatamente.

A volte si nasconde dietro un comportamento impeccabile, buoni voti, senso del dovere. Altre volte emerge attraverso il corpo, con segnali che chiedono attenzione, malesseri fisici. Capirla significa imparare ad ascoltare, ma anche ripensare come adulti il nostro modo di parlare di successo, impegno e valore personale.

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Ansia nei bambini: quando i risultati scolastici creano aspettative

Ansia da prestazione nei bambini: i segnali

Ma come possiamo aiutare un bambino che viva uno stato di ansia se non ne riconosciamo i segnali, se a volte questa circostanza si nasconde addirittura dietro un ragazzo apparentemente perfetto? Abbiamo chiesto alla dottoressa Giovanna Giacomini, pedagogista, quali siano i segnali non sottovalutare.

L’ansia da prestazione nei bambini è un fenomeno che spesso si manifesta in modo molto diverso rispetto a quella degli adulti. Raramente un bambino esprime il proprio disagio a parole; più spesso, l’ansia comunica attraverso canali silenziosi o segnali psicosomatici. Un improvviso mal di pancia, frequenti mal di testa, difficoltà nel sonno o un bisogno costante di rassicurazione sono i campanelli d’allarme più comuni”.

Come spiega la dottoressa Giacomini, il corpo diventa spesso il primo linguaggio dell’ansia. Un improvviso mal di pancia prima di andare a scuola, nausea ricorrente, frequenti mal di testa, difficoltà ad addormentarsi o risvegli notturni sono tra i segnali più comuni. A questi si aggiunge spesso un bisogno costante di rassicurazione, la richiesta continua di conferme, la paura di sbagliare.

Accanto ai sintomi fisici, compaiono segnali emotivi e comportamentali: perfezionismo estremo, rigidità, incapacità di tollerare l’errore, scoppi di rabbia o pianto apparentemente immotivati. Alcuni bambini diventano ipercontrollati, altri manifestano una fragilità emotiva che esplode quando la pressione diventa insostenibile.

“Paradossalmente, molti bambini ansiosi sono estremamente brillanti e capaci di adattarsi perfettamente ai contesti scolastici: proprio perché sono “bravi” e non creano problemi evidenti, il loro malessere rischia di passare inosservato sotto la superficie di una condotta impeccabile.”

In molti casi, l’ansia da prestazione è legata a un particolare tipo di attaccamento: il bambino teme di deludere, di perdere l’amore o l’approvazione se non è all’altezza. Impara così a controllarsi, a trattenere le emozioni, a spingersi oltre i propri limiti. Un equilibrio fragile che, nel tempo, può incrinarsi.

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Ansia nei bambini: imparare a riconoscerla

Sicurezza emotiva: come sostenere i bambini

Un po’ lo abbiamo anticipato: rispetto ad un’ansia da prestazione dei nostri figli, la prima cosa da fare è rivedere l’esempio, ed il linguaggio che, a volte in modo inconsapevole, tradisce le nostre aspettative, i piani che abbiamo su di loro. No, non è un lavoro facile il nostro: cambiare noi stessi è una sfida quasi impossibile. Ma c’è un ma: se in gioco c’è la sanità mentale e fisica dei nostri figli/e, possiamo intervenire su alcuni nostri singoli comportamenti.

In gioco c’è la sicurezza emotiva, per questo, come possiamo sostenere i nostri bambini?

“Per rispondere a questo disagio, il mio approccio pedagogico si fonda su due pilastri essenziali: la prevedibilità e l’accoglienza incondizionata. Le routine non devono essere intese come tabelle di marcia rigide o militari, poiché la rigidità alimenterebbe l’ansia anziché placarla. Sono invece rituali rassicuranti, piccoli gesti costanti che creano un senso di ordine nel mondo del bambino”.

La prevedibilità aiuta il bambino a sentirsi al sicuro. Sapere cosa accadrà, riconoscere rituali familiari, vivere giornate scandite da piccoli gesti ripetuti riduce l’ansia legata all’imprevisto. Non si tratta di imporre regole rigide, ma di creare una cornice rassicurante.

Un risveglio calmo, un saluto speciale prima di separarsi, aiutano il bambino a orientarsi e a sentirsi contenuto. A questo si affianca un lavoro fondamentale sulla comunicazione, come suggerisce la dottoressa Giacomini, “è fondamentale che il linguaggio degli adulti impari a separare il valore del bambino dal risultato che ottiene”.

Molte frasi, anche dette con le migliori intenzioni, spostano l’attenzione solo sull’esito finale. È Importante valorizzare il processo, la fatica, l’impegno non il risultato in sé. “Dire sono felice di vedere quanta dedizione hai messo in questa attività  o ti voglio bene anche quando fai fatica, permette al bambino di sentirsi accolto nella sua interezza, indipendentemente dal voto a scuola o dal risultato di una partita”.

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Ansia nei bambini: è importante affrontarla con un approccio positivo

Benessere emotivo nei bambini: imparare senza paura

Le neuroscienze ormai lo confermano: un bambino che si sente sicuro, visto e accolto, impara meglio, con più motivazione e più efficacia. Quante volte, siamo state noi, dietro i banchi di scuola, in lacrime per una verifica andata male: in quelle occasioni, ricordiamo di aver compreso le correzioni che ci venivano fatte? È più facile apprendere, comprendere, sedimentare una lezione, se la nostra mente è serena, calma, e senza la costante paura di sbagliare.

Le scuole devono mettere al centro il benessere emotivo dei bambini e dei ragazzi per costruire le condizioni per un apprendimento più efficace.

“La serenità non è un ostacolo al successo, ma il suo motore principale. – la dottoressa sottolinea anche l’importanza di fare un’ulteriore rivoluzione-  È utile lavorare sulla ristrutturazione dei pensieri, invitando i bambini a ripetere quotidianamente affermazioni positive a voce alta. Può sembrare un esercizio banale, ma la nostra mente ha la straordinaria capacità di interiorizzare queste assunzioni, trasformandole in convinzioni profonde.”

Aiutare i bambini a cambiare il modo in cui parlano a (e di) se stessi, significa offrire loro strumenti concreti per costruire fiducia, ridurre l’insicurezza e affrontare il futuro con maggiore serenità.

L’ansia nei bambini non è un difetto da correggere, ma un segnale da ascoltare. Ci parla di un bisogno di sicurezza, di contenimento, di tempo. In una società che chiede sempre di più e sempre prima, educare alla serenità è un atto necessario e controcorrente. Bisogna insegnare ai nostri figli che il loro valore non dipende da ciò che fanno, ma da come lo fanno, da chi sono. Quando i nostri bambini e le nostre bambine cresceranno non sempre “riusciranno”, non sempre raggiungeranno gli obiettivi prefissati, anche e nonostante impegno, pazienza e dedizione. Anche per questo è importante insegnargli a sentirsi al sicuro mentre si prova ed a comprendere che il nostro valore non coincide con i nostri risultati. In questo modo, l’ansia diventerà un vago ricordo.

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