Molti genitori se lo chiedono: a che età è giusto far vedere il telegiornale ai bambini? È una domanda comune quanto ragionevole, in un contesto contemporaneo dove imperano guerre a noi vicine, violenze e brutalità, dietro la porta di casa. Inoltre, a differenza di pochi anni fa, le notizie (fatte anche da immagini fortissime) viaggiano su più strumenti: televisione, smartphone, social media, notifiche. Anche quando non vogliamo, i bambini finiscono per venire a conoscenza di guerra, violenza e disastri naturali parlando con i coetanei.
A questo punto, porsi la domanda se ci sia un’età per esporre i minori alle notizie ed alle immagini, che provengono da tutto il mondo, ha ancora più peso. Se certe cose le vengono a sapere, forse, è meglio che ciò avvenga in presenza di un adulto che possa chiarire, tranquillizzare, esporre con lucidità ed in modo adeguato all’età.
Per questo motivo, capire quando i bambini sono pronti a vedere il telegiornale è fondamentale per proteggerli senza però isolarli completamente dalla realtà. Ma vanno ovviamente anche considerati fattori come rischi e benefici di una scelta piuttosto che di un’altra. Per questo motivo, abbiamo spostato i nostri dubbi e le nostre incertezze, sui telegiornali e bambini, alla dottoressa dott.ssa MioLì Chiung, psicologa e psicoterapeuta.
Indice
Perché il telegiornale può spaventare i bambini
Una delle principali preoccupazioni di noi genitori è il ragionevole impatto che potrebbe avere, a livello emotivo, sentire notizie devastanti come le guerre sempre più vicine, lunghe come anche i femminicidi, le violenze in famiglia e così via. Il telegiornale è realizzato per un pubblico adulto e spesso utilizza immagini forti, toni allarmistici e linguaggi complessi. Inoltre, il telegiornale tende a concentrarsi su eventi negativi. Questo può dare ai bambini una visione negativa del mondo, facendolo apparire più pericoloso di quanto sia realmente.
I bambini, soprattutto i più piccoli, possono provare ansia, paura, sentirsi minacciati. E ciò lo si può comprendere anche dalla loro difficoltà a dormire, a possibili incubi.
A che età i bambini iniziano a capire le notizie
Abbiamo però anticipato quanto le notizie percorrano non solo il filo catodico, ma anche quello dei device in mano a minori che possono non essere i nostri figli ma amici e compagni a loro vicini. A questo punto è giusto e doveroso chiedersi a che età i bambini e le bambine capiscano le notizie e quando possono essere esposti ad esse.
“Se si parla di bambini e telegiornale, la domanda sull’età giusta è comprensibile, ma rischia di essere un po’ fuorviante. Da psicoterapeuta, infatti, mi sento di dire che non esiste una soglia precisa uguale per tutti: ciò che conta davvero è il livello di sviluppo del bambino e, soprattutto, la presenza dell’adulto nel mediare ciò che viene visto.
Prima dei 6-7 anni, il telegiornale non è uno strumento adatto. A questa età i bambini non hanno ancora le competenze cognitive ed emotive per comprendere fino in fondo ciò che vedono: le immagini vengono percepite come immediate, concrete, quasi “qui e ora”. Una scena di violenza o un evento drammatico possono essere vissuti come qualcosa di vicino e minaccioso, senza la possibilità di contestualizzarlo. Non si parla di informazioni, piuttosto di un impatto emotivo difficile da elaborare.
Con la crescita, tra i 7 e i 10 anni, si può iniziare a introdurre gradualmente qualche contenuto informativo, ma sempre in modo molto filtrato e accompagnato. È una fase in cui i bambini cominciano a comprendere meglio le relazioni di causa-effetto, ma restano ancora vulnerabili dal punto di vista emotivo. Guardare insieme, spiegare, rispondere alle domande diventa fondamentale.
Solo più avanti, intorno ai 10-11 anni, il telegiornale può entrare con maggiore continuità, ma sempre all’interno di una relazione: il bambino ha bisogno di un adulto che lo aiuti a dare senso alle notizie, non solo di accedervi.
Accanto alla questione dell’età, è importante interrogarsi anche sui possibili rischi delle scelte educative. Spesso, di fronte a fatti di cronaca sempre più crudi e frequenti, i genitori oscillano tra due poli: proteggere completamente oppure lasciare libero accesso”.
Su questo punto ci sarebbe molto da dire, in quanto rappresenta il nodo centrali di molti aspetti educativi: mediare tra protezione e libertà. Difficilissimo e sottile quell’equilibrio delicato che aiuterebbe tutti i ragazzi e le ragazze a diventare adulti solidi.
È giusto rimandare per proteggerli?
Voler proteggere i bambini e le bambine dalle brutture di un mondo che sembra aver perso il lato umano anche nelle piccole cose, è un’intenzione comprensibile. E lo stesso vale per gli adolescenti che hanno bisogno più di modelli positivi, costruttivi, di obiettivi sani e concreti, piuttosto che di immagini che parlano di omicidi e brutalità varie.
Eppure, a volte, cadiamo in un corto circuito no sense: niente telegiornale ma sì! ai social o, forse peggio da alcuni punti di vista, alla musica trap.
Perché, pensiamoci un attimo: cosa comunicano alcune immagini social, alcune storie, o alcuni testi. Violenza di genere, autorità a suon di pistole, coltelli, minacce da e nei confronti di giovanissimi. In alcuni casi la nostra giustificazione è che si tratti solo della moda del momento, di finzione. Una finzione modaiola che, lentamente, diventa un linguaggio violento che parla della normalità della sopraffazione.
Il punto è vietare l’esposizione al telegiornale (che quanto meno ha la funzione di informare) o proteggere i nostri figli e le nostre figlie con il giusto approccio? Lo abbiamo chiesto ancora una volta alla dottoressa MioLì Chiung.
“Un divieto assoluto, se da un lato tutela il bambino dall’impatto emotivo immediato, dall’altro può avere effetti meno visibili ma significativi. I bambini, infatti, non vivono in una bolla: le notizie circolano a scuola, tra i pari, online. Se non vengono accompagnati dagli adulti, rischiano di entrarci in contatto comunque, ma senza strumenti per comprenderle. Inoltre, un’eccessiva protezione può ridurre le occasioni di sviluppare una prima forma di consapevolezza del mondo e delle emozioni che esso suscita. All’opposto, un’esposizione libera e non mediata comporta altri rischi.
Il telegiornale, per sua natura, tende a concentrarsi su eventi drammatici, violenti o eccezionali. Un bambino può facilmente sviluppare un senso di paura diffusa, percependo il mondo come un luogo pericoloso e imprevedibile. Le immagini, soprattutto se forti e ripetute, possono rimanere impresse senza essere integrate, generando ansia, incubi o preoccupazioni persistenti.
Inoltre, senza una guida, i bambini faticano a comprendere la reale frequenza degli eventi: ciò che vedono può sembrare molto più comune di quanto sia. Per questo motivo, la posizione più equilibrata non sta né nel vietare né nel lasciare fare, ma nel “fare insieme”. L’adulto ha un ruolo fondamentale di filtro e di traduttore: scegliere cosa è adatto, evitare contenuti troppo crudi, guardare insieme quando possibile, spiegare con parole semplici e, soprattutto, accogliere le reazioni emotive del bambino. Una domanda come “ti ha fatto paura?” o “cosa ne pensi?” apre uno spazio prezioso di elaborazione. In questo senso, il telegiornale può diventare non solo una fonte di informazione, ma anche un’occasione educativa: un modo per aiutare i bambini a costruire gradualmente strumenti per comprendere la realtà, senza esserne travolti”.
Come parlare ai bambini delle notizie
Allora possiamo concludere dicendo che non è nel telegiornale il pericolo, ma esso si nasconde nel lasciarli soli di fronte a ciò che è più grande di loro; soli a sciogliere le matasse del perché certe cose accadono, perché sono così, perché si arriva a far del male agli altri e a se stessi.
La strategia a questo punto diventa:
- guardare insieme le notizie;
- dialogarne;
- rassicurare senza minimizzare;
- limitare il tempo;
- spegnere, se necessario.
Tutto ciò osservando possibili segnali che i nostri figli e le nostre figlie ci mandano, come:
- paura di uscire;
- incubi;
- ansia;
- il tenore delle domande;
- comportamenti regressivi.
Ricordandoci, infine, che il tg è solo un canale tra i tantissimi (e più potenti) a disposizione dei bambini/e , che mostrano senza riserve tutto quello che vorremmo risparmiare ai piccoli. I social , il trap, possono impattare (ma anche normalizzare) linguaggi e comportamenti estremi in maniera più subdola. Se dobbiamo vietare il telegiornale, ricordiamoci anche del resto.