Sophie Kinsella, le cause della morte a soli 55 anni

Dopo la diagnosi ricevuta nel 2022, Sophie Kinsella aveva atteso due anni prima di dare l'annuncio ai fan: a colpirla è stato un aggressivo tumore al cervello

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Nicoletta Fersini

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Milioni di lettrici e lettori addolorati dalla perdita di una delle penne più amate degli ultimi decenni. Sophie Kinsella aveva annunciato nel 2024 di aver ricevuto una terribile diagnosi: un tumore al cervello che, purtroppo, ha avuto la meglio. Nonostante le cure, la scrittrice britannica se n’è andata a soli 55 anni, lasciando un grande vuoto nel cuore del marito Henry, degli amatissimi figli e di chi, nelle sue parole, ha trovato gioia, spensieratezza e conforto.

L’annuncio della diagnosi di glioblastoma

Non lo aveva detto subito, tenendo per sé e per la propria famiglia la notizia. Ci erano voluti due anni prima che Sophie Kinsella, morta nel dicembre 2025 a soli 55 anni, trovasse le forze per dire alle sue lettrici e ai suoi lettori di aver ricevuto la terribile diagnosi di tumore al cervello. Un male insidioso e aggressivo, per guarire dal quale ha effettuato diversi cicli di chemioterapia.

“Volevo da tempo condividere con voi un aggiornamento sulla salute e aspettavo la forza per farlo. Alla fine del 2022 mi è stato diagnosticato un glioblastoma, una forma di tumore aggressivo al cervello. Non l’ho condiviso prima perché volevo assicurarmi che i miei figli potessero ascoltare ed elaborare le notizie in privacy e adattarsi alla nostra ‘nuova normalità'”, si legge nel post, ancora visibile su Instagram.

“Sono stata sotto la cura dell’eccellente team dell’University College Hospital di Londra e ho subito un intervento chirurgico con successo e successive radioterapia e chemioterapia, ancora in corso. Al momento tutto è stabile e in genere mi sento molto bene, anche se sono molto stanca e la mia memoria è ancora peggiore di prima!”, prosegue.

Infine, un pensiero al personale sanitario ma anche alla famiglia e agli amici che non l’hanno mai lasciata da sola, ma anche un messaggio per chi affronta la malattia: “Sono così grata alla mia famiglia e agli amici più stretti che sono stati un supporto incredibile per me, e ai meravigliosi medici e infermieri che mi hanno curato. Sono anche così grato ai miei lettori per il vostro costante sostegno. (…) A tutti coloro che soffrono di cancro in qualsiasi forma invio affetto e auguri, oltre che a chi li sostiene. Ci si può sentire molto soli e può essere spaventoso avere una diagnosi difficile, e il sostegno e la cura di chi ti sta intorno significa più di quanto le parole possano esprimere”.

Il racconto della malattia a Silvia Toffanin

Della diagnosi di glioblastoma e della convivenza con la malattia la scrittrice aveva parlato anche a Verissimo, ospite di un’esclusiva intervista a Silvia Toffanin. “Me ne sono accorta dalle gambe, avevo le gambe deboli, molli. Ho perfino pensato di dover tornare in palestra. Poi inciampavo spesso, ero sempre stanca e ho capito che c’era qualcosa che non andava. Così ho fatto i controlli e ho scoperto il tumore al cervello”, aveva spiegato in quell’occasione.

Prima un delicato intervento, poi le terapie (chemio e radioterapia), tutto per arginare la malattia. Insieme a questi, anche un percorso di riabilitazione fisica: “È stata importante. Non riuscivo più a camminare, non potevo tenere in mano una penna. Ho dovuto reimparare a camminare con il deambulatore ma la mia scrittura è stato un luogo dove sono potuta fuggire e stare bene”.

La sua prima reazione? Non accettarlo: “All’inizio non ci credevo, quando mi hanno fatto la diagnosi non riuscivo nemmeno a crederci. La mia prima reazione è stata la negazione, ci è voluto un po’ per accettare la verità e poi ho vissuto tutte le fasi del lutto”.

Sono stati anni intensi, di perdita e di riscoperta. Anche di amore, per quanto la malattia sia mostruosa. Il marito non ha mai smesso di starle vicino: “Ha dormito per terra in ospedale, è stato con me a tutti gli appuntamenti con i medici ma soprattutto quando tendevo a dimenticarmi di avere un tumore, e succedeva perché ogni giorno mi svegliavo non ricordando cosa stesse succedendo, lui me lo ha dovuto raccontare da capo”.

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