Simonetta Chiarugi: “Il pollice nero non esiste. Le piante ci parlano, dobbiamo solo imparare ad ascoltarle”

Simonetta Chiarugi ci racconta del suo libro "Il mio piccolo giardino" e ci spiega i segreti per riconoscere le piante e coltivarle

Pubblicato:

Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

Simonetta Chiarugi è una star del giardinaggio. Sui social è nota come @AboutGarden e il suo profilo Instagram, insieme al blog e ai diversi libri che ha scritto, è un punto di riferimento per tutti gli appassionati di fiori e piante.

Divulgatrice del verde tra le più note in Italia, Simonetta Chiarugi ha la capacità di spiegare in modo semplice e chiaro, senza perdere in rigorosità scientifica, come funziona la natura e come prendersi cura di orti, giardini e balconi.

Il suo ultimo libro s’intitola Il mio piccolo giardino. Raccogli e crea con le piante, edito da Ape Junior. Si tratta di un erbario-scrigno, dove raccogliere tutta la meraviglia del mondo vegetale, pensato per i piccoli appassionati me che in realtà piace moltissimo anche agli adulti.

Immaginandoci di essere in un giardino pieno di rose e lillà profumanti, i suoi fiori preferiti, Simonetta Chiarugi ci ha raccontato come realizzare un erbario, grazie al suo libro, svelandoci qualche segreto e magia delle piante.

Hai scritto Il mio piccolo giardino come libro per bambini ma sta conquistando anche molti adulti, ci racconti come è nato il progetto?
In realtà non è stata un’idea mia, ma dell’editore. All’inizio ero piuttosto titubante: i miei figli sono grandi e mi sentivo lontana dal mondo dell’infanzia. Poi, mentre il progetto prendeva forma, ho scoperto che sarei diventata nonna. A quel punto tutto è cambiato. Ho iniziato a guardare il libro con occhi diversi anche pensando a mia nipote. È nato così un volume tenero e semplice, che accompagna bambini e adulti alla scoperta delle piante attraverso il gioco, il disegno e l’osservazione della natura, un vero e proprio erbario da costruire pagina dopo pagina. Volevo creare qualcosa che non fosse soltanto un passatempo creativo. Ogni attività è legata a una pianta. Da una parte ci sono le illustrazioni da colorare, dall’altra le indicazioni per raccogliere, essiccare e conservare le piante. È un modo per imparare divertendosi e per instaurare un rapporto diretto con la natura.

Quindi l’erbario diventa il primo strumento per imparare a riconoscere le piante?
Assolutamente sì. È proprio il cuore del progetto. Nel libro spiego come preparare una piccola “cassetta degli attrezzi” per andare alla scoperta delle piante, che si tratti di un parco cittadino, di un giardino o di un bosco. Ho scelto specie semplici e facilmente reperibili, perché chiunque possa iniziare questa esperienza.

Riconoscere una pianta non è sempre facile. C’è qualche trucco?
Il segreto è osservare. Il disegno botanico, anche quando è in bianco e nero, conserva tutte le informazioni necessarie per identificare una pianta: la forma delle foglie, la seghettatura, il fusto, il fiore. Non è un disegno decorativo, ma uno strumento di conoscenza. Del resto, i disegni botanici esistono fin dalla preistoria proprio perché aiutavano a distinguere le piante commestibili da quelle pericolose.

Quando è nata la tua passione per il giardinaggio?
Piuttosto tardi, intorno ai 35 o 40 anni. Tutto è iniziato per una ragione molto pratica: volevo avere erbe aromatiche e verdure fresche per cucinare. Ho creato un piccolo orto e ho iniziato a studiare, a chiedere consigli ai contadini, a leggere libri e a frequentare mostre specializzate. Parallelamente mi sono avvicinata all’acquerello botanico e queste due passioni sono cresciute insieme.

Quanto è stato ed è importante prenderti cura delle piante?
Tantissimo. Mi hanno aiutata in un periodo molto difficile. Quando ti occupi di una pianta, i pensieri rallentano e si concentrano su qualcosa di concreto: seminare, curare, osservare una crescita. È davvero terapeutico. Credo che il giardinaggio abbia il potere di riportarci al presente.

Dal giardinaggio sei arrivata anche ai social, diventando una delle divulgatrici del verde più seguite. Com’è successo?
In realtà sono partita dal blog, nel 2009. Poi sono arrivati Facebook e Instagram. La fotografia mi è sempre piaciuta e i social mi hanno permesso di esprimere la mia sensibilità artistica. Mi diverto a creare composizioni, nature morte e immagini che raccontano la bellezza delle piante e degli oggetti naturali.

Hai un fiore preferito?
Ne ho tanti, ma amo soprattutto i fiori profumati e quelli che evocano i giardini di una volta: le rose, le violette, i lillà. Sono piante che portano con sé una memoria speciale.

C’è ancora chi pensa di avere il “pollice nero”. Tu cosa rispondi?
Che il pollice nero e il pollice verde non esistono. Tutto dipende dal rapporto che instauriamo con le piante. Se ci interessano davvero e dedichiamo loro attenzione, impariamo a conoscerle e a prendercene cura. È una relazione reciproca che cresce nel tempo.

Simonetta Chiarugi
Peonie

Oggi hai ancora un orto?
Certo. Vivo in una casa immersa in un uliveto e una parte del terreno è dedicata all’orto. Coltivo tutto nel rispetto della natura e degli insetti impollinatori, senza ricorrere a prodotti chimici aggressivi. È uno spazio che mi regala grande soddisfazione.

Cosa non manca mai nel tuo orto estivo?
Le zucchine trombetta, che sono incredibilmente produttive, poi pomodori, bietole colorate e tanti fiori utili all’orto, come calendule e tageti. Mi piace unire funzionalità ed estetica: anche l’orto può essere bello da vedere.

Un ultimo consiglio per chi ha soltanto un balcone ma sogna un piccolo angolo verde?
Innanzitutto usare contenitori abbastanza grandi. Poi scegliere piante affidabili e generose: rose, iris, salvie, erigeron e nasturzi sono ottime alleate. E soprattutto osservare le esigenze del proprio spazio, perché ogni balcone è diverso. Le piante ci parlano continuamente: dobbiamo solo imparare ad ascoltarle.

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