Lorena chiama il 112, ma l’ex la uccide davanti alla Polizia

Rapita e chiusa nel bagagliaio, riesce a farsi localizzare. Quando gli agenti arrivano sul viadotto, Federico Vella la getta nel vuoto

4 min di lettura

Irene Vella

Giornalista, Storyteller, Writer e Speaker

Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

Lorena Isceri era ancora viva quando la Polizia è arrivata sul viadotto. Aveva trovato un cellulare nel bagagliaio nel quale il suo ex fidanzato l’aveva rinchiusa, aveva chiamato il 112 e un amico, aveva chiesto aiuto e aveva permesso agli agenti di localizzarla. Federico Vella, secondo la prima ricostruzione, l’ha afferrata e gettata nel vuoto proprio mentre i poliziotti si stavano avvicinando. Subito dopo si è lanciato anche lui.

È accaduto nel primo pomeriggio del 3 settembre sul viadotto Lora dell’Autostrada A1, tra Calenzano e Barberino del Mugello, in direzione Bologna. Federico Vella aveva 36 anni. Lorena lavorava nel marketing per un’azienda del settore veterinario. La loro relazione si era conclusa intorno alla metà di agosto.

Secondo quanto emerso finora, Vella avrebbe aspettato che Lorena rientrasse a casa, nella zona di Rifredi, a Firenze. L’avrebbe sorpresa nel garage, picchiata, immobilizzata e legata. Poi l’avrebbe chiusa nel bagagliaio del Suv e sarebbe partito verso l’autostrada.

Nel bagagliaio aveva però lasciato il proprio zaino con dentro il cellulare. Nonostante fosse legata e ferita, Lorena è riuscita ad afferrarlo. Intorno alle 14 ha chiamato il numero unico per le emergenze e poi un amico, ripetendo: «Aiuto, aiuto». Poi la comunicazione si è interrotta e il telefono è rimasto muto. Dalla sala operativa della Questura di Firenze è scattata immediatamente la ricerca dell’auto. Gli agenti hanno seguito il segnale GPS del cellulare che continuava a muoversi lungo l’A1.

La Polizia stradale ha raggiunto il Suv sul viadotto. Lorena e Federico erano fuori dall’auto. Secondo la ricostruzione del Corriere Fiorentino, quando ha visto gli agenti avvicinarsi l’uomo ha afferrato Lorena e l’ha scaraventata oltre il parapetto. Poi si è gettato. I soccorritori del 118 hanno tentato di rianimarli, senza riuscire a salvarli. Le indagini della Squadra mobile, coordinate dalla Procura di Firenze, dovranno definire ogni passaggio della vicenda.

Sui social Federico Vella aveva lasciato parole che oggi assumono un significato terribile. Il 12 agosto aveva pubblicato un video composto da molte immagini della coppia: «Certi incastri sono così perfetti che, anche se li separi, la forma dell’altro ti rimane addosso per sempre. A te, che sei la donna che ho amato con tutto me stesso e ho perso per la mia stupidità. Sarò tuo anche se non posso più esserlo».

Poco prima della tragedia aveva affidato a una storia su Instagram un ultimo messaggio: «Addio a tutti. Ti voglio abbastanza bene da non parlarti quando potrei ferirti».

Questa storia è atroce. Ha la dinamica di un film dell’orrore, eppure è la realtà. Una donna viene aspettata nel garage di casa, aggredita, legata e caricata nel bagagliaio di un’auto. Trova un telefono, chiama il 112 e riesce a farsi localizzare. La Polizia arriva mentre è ancora viva. Poi basta un istante per spezzare la sua vita.

Lorena ha fatto tutto quello che poteva. Ha mantenuto la lucidità, chiesto aiuto e lasciato che il GPS guidasse gli agenti fino a lei. I poliziotti l’hanno trovata. Erano lì. Eppure la volontà dell’uomo che voleva ucciderla è stata più veloce di tutti.

Penso a quegli agenti, arrivati alla fine di una corsa contro il tempo e costretti ad assistere a una scena che resterà dentro di loro. Erano abbastanza vicini da vederla e troppo lontani per raggiungerla prima che Federico la spingesse nel vuoto.

Questa tragedia mostra quanto la vita delle vittime sia appesa a un filo. Davanti a una volontà precisa di uccidere, la salvezza diventa una questione di attimi, persino di fortuna. Lorena aveva chiesto aiuto, era stata localizzata e le forze dell’ordine erano arrivate. Tutto aveva funzionato, eppure lei è morta.

Qualcuno continua a sostenere che il femminicidio sia una parola inventata. Questa storia ne racconta la matrice: una donna conclude una relazione e un uomo trasforma quella scelta in una condanna. «Sarò tuo anche se non posso più esserlo», aveva scritto. Il possesso diventa un’arma quando la libertà di una donna viene vissuta come un affronto. Lorena aveva chiuso una storia. Federico ha deciso che quella scelta non le apparteneva.

Restano le indagini, i messaggi e quella telefonata partita dal buio di un bagagliaio. Resta una certezza terribile: a volte neppure riuscire a chiedere aiuto basta a salvarsi.

Davanti all’ennesima donna uccisa perché aveva scelto di andarsene, rimane una domanda che continua a cadere nel vuoto: come si ferma questa mattanza?

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963