Il trucco cinese per scegliere l’anguria senza errori (e senza bussare)

Secondo la tradizione orientale, ci sarebbe un trucco infallibile per scegliere la migliore anguria al bancone senza aver bisogno di "bussare" sulla buccia

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Nicoletta Fersini

Giornalista, Content Editor, SEO Copywriter

Giornalista ed evocatrice di parole: appassionata di lifestyle, tv e attualità. Inguaribile curiosa, osserva il mondo. Spesso sorseggiando un calice di vino.

Quante volte ci ritroviamo al supermercato o dal fruttivendolo a picchiettare sulla buccia delle angurie, sperando di “sentire” quel famoso vuoto che (ci dicono) indica il frutto migliore? È un classico gesto estivo che abbiamo imparato praticamente tutti vedendolo fare in famiglia o anche agli “esperti” del settore. Ma funziona davvero? E se ci fosse un’alternativa?

Data la poca affidabilità di questo metodo, possiamo ovviare con qualche altro trucchetto, qualcuno proveniente direttamente dalla tradizione dei mercati asiatici. Possiamo individuare l’anguria perfetta al primo colpo, senza bussare e basandoci soltanto su alcuni dettagli.

Il trucco dell’ombelico

Quando picchiettiamo l’anguria con le nocche, il suono che sentiamo dipende da tanti fattori che non possono davvero assicurarci di scegliere al primo colpo il frutto migliore, quello più dolce e succoso insomma. Pensiamo, ad esempio, allo spessore della buccia, ma anche alla temperatura dell’anguria stessa e ancora al rumore di fondo del luogo in cui ci troviamo in quel momento. Senza contare che sentire un suono sordo non sempre indica che l’anguria è matura al punto giusto, anzi potrebbe essere il segnale che il frutto è ormai stramaturo, farinoso o spaccato all’interno.

Consideriamo, poi, un altro fattore: l’anguria è un frutto che, una volta staccato dalla pianta, interrompe definitivamente la sua maturazione, perciò non varia più la quantità di zuccheri presente al suo interno.

Dobbiamo imparare a riconoscere i frutti che hanno completato il loro ciclo naturale nel campo prima di essere raccolti e, per farlo, ci viene in soccorso un metodo alternativo direttamente dalla Cina – più in generale dalla tradizione e dalle credenze orientali – che non prevede l’uso delle nocche. Questo “trucco” si basa su un dettaglio a cui quasi nessuno presta attenzione, ovvero la cicatrice stilare dell’anguria. In sostanza, il suo “ombelico”, che si trova dalla parte opposta rispetto al picciolo.

Quando questo “ombelico” è molto piccolo, stretto e leggermente incavato, significa che l’anguria ha la buccia sottile e una polpa densa, croccante e ricca di zuccheri. Al contrario, quando questo cerchietto è grande e sporgente, vuol dire che il frutto ha sviluppato una buccia molto spessa e che la polpa potrebbe risultare poco dolce e spugnosa.

A proposito di “ombelico”, vale la pena sfatare un falso mito ancora oggi piuttosto diffuso. In molti credono che le angurie siano maschi e femmine e che questi due “generi” si distinguano proprio in base alla forma e alle dimensioni dell’ombelico. I maschi sarebbero più allungati e con un ombelico grande, mentre le femmine più tonde e con un ombelico piccolo. In natura non esiste questa distinzione, poiché tutte le angurie si sviluppano dai fiori femminili della pianta e la dimensione dell’ombelico, di conseguenza, non è legata al sesso, ma unicamente al modo in cui la buccia e la polpa si sviluppano durante la crescita.

Gli altri “segnali” di cui tener conto

Secondo le “credenze” orientali, possiamo affinare la nostra ricerca dell’anguria perfetta aggiungendo all’osservazione dell’ombelico anche quella di altri elementi. Prima di tutto dovremmo puntare l’attenzione della cosiddetta macchia di campo, cioè quel punto della buccia su cui il frutto è rimasto appoggiato a terra mentre cresceva al sole: se questa macchia ha un bel colore giallo crema intenso o dorato, vuol dire che l’anguria ha completato la sua maturazione sulla pianta, ma se appare bianca o verde chiaro, vuol dire che il frutto è stato colto troppo in anticipo (è acerbo).

Altri due elementi di cui tenere conto sono il picciolo e l’aspetto della buccia. Quando l’anguria ha un picciolo secco e un po’ arricciato probabilmente significa che la pianta ha smetto naturalmente di nutrire il frutto in questione, una volta raggiunta la sua piena maturità. Dunque, al supermercato o dal fruttivendolo osserviamo se è così oppure no perché, nel caso in cui fosse verde e turgido, potrebbe indicare che l’anguria è stata tagliata troppo presto dalla pianta.

Per quanto riguarda la superficie, quindi l’aspetto della buccia, dovremmo optare per un’anguria dalla superficie opaca e satinata, caratteristica che si deve alla pruina, la cera naturale protettiva della pianta. Al contrario, una superficie troppo lucida indica che siamo al cospetto di un frutto raccolto troppo presto.

Se proprio vogliamo fare servizio completo, guardiamo al peso del nostro frutto. Tecnicamente, a parità di dimensioni l’anguria da prediligere è quella più pesante, cioè quella che dovrebbe contenere al suo interno più acqua e zucchero.

Mettendo insieme tutti questi “indizi”, dovremmo essere in grado di riconoscere l’anguria più buona da servire nelle nostre tavole o da portare in spiaggia per uno spuntino fresco e salutare, senza bisogno di star lì a picchettare sulla buccia al bancone del supermercato.

Come conservare bene l’anguria a casa

Se avete preso nota di questi piccoli trucchi, adesso non resta che capire come conservare al meglio l’anguria una volta portata a casa. Innanzitutto, va messa in frigorifero, ma non a casaccio. L’errore più comune consiste nel coprire la metà tagliata dell’anguria con la semplice pellicola trasparente prima di riporla al fresco ma gli esperti di sicurezza alimentare spiegano che, mettendola a contatto diretto con la polpa umida e ricca di zuccheri, si crea un microambiente che potrebbe favorire una rapida proliferazione batterica.

Cosa fare, allora? Se vogliamo conservare la nostra anguria in modo sano e impeccabile, il primo passaggio consiste nel lavare accuratamente la buccia esterna sotto l’acqua corrente prima dell’incisione, per evitare di spingere impurità verso l’interno con la lama del coltello. Subito dopo il taglio, eliminiamo tutta la buccia residua, riducendo la polpa a piccoli cubetti da riporre all’interno di contenitori ermetici in vetro o plastica per alimenti.

In questo modo, mettendo i nostri pezzettini nello scomparto più fresco del frigorifero, l’anguria si manterrà deliziosa ma soprattutto sicura da consumare per circa 3 giorni.

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