Lespedeza thunbergii, come si coltiva per avere una cascata di fiori

La Lespedeza è la pianta dalla fioritura a cascata: dove sistemarla, come coltivarla e quali cure le servono durante l’anno

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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Sul finire dell’estate, la Lespedeza thunbergii dà il meglio di sé: lunghi rami arcuati che si piegano sotto una pioggia di fiori rosa-porpora, una cascata che scende da un muretto o lungo una scarpata. Ma com’è fatta e cosa le serve per crescere sana e fiorire con generosità?

Lespedeza thunbergii, caratteristiche e fioritura

Il nome per esteso è Lespedeza thunbergii e la pianta fa parte delle Fabaceae, la famiglia dei piselli e dei fagioli. Arriva dall’Asia orientale, un territorio ampio che dall’Himalaya orientale scende verso la Cina e prosegue fino alla Corea e al Giappone.

Non è un classico arbusto sempreverde: la lespedeza è un suffrutice, una via di mezzo. Ha una base legnosa e duratura, dalla quale ogni primavera nascono getti nuovi, lunghi e flessuosi, destinati a seccare a fine stagione. Nelle zone dal clima rigido la parte fuori terra può disseccarsi quasi del tutto, ma la base resiste sotto il suolo.

I rami dell’anno arrivano senza sforzo a un metro e mezzo o due, e allargandosi possono coprire due metri e mezzo di larghezza, soprattutto negli esemplari adulti e nelle varietà più vigorose. I fiori, riuniti in lunghi grappoli, hanno la forma a farfalla tipica della famiglia, di un colore rosa acceso o porpora. La fioritura avviene tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, indicativamente da agosto a ottobre.

Dove coltivare la lespedeza

La lespedeza ha richieste chiare: vuole sole, e tanto. Il pieno sole è la condizione che la ripaga meglio, con una crescita compatta e una fioritura piena. Se abitiamo però in posti dalle estati molto calde possiamo concederle una leggera mezz’ombra nelle ore centrali, tenendo presente che meno luce riceve, meno fiori tende a produrre.

Un altro punto da valutare prima di piantarla è lo spazio. Questa pianta si allarga parecchio, quindi è bene lasciarle almeno un metro e mezzo o due di terreno libero tutt’intorno, aggiungendo qualcosa in più per le varietà più esuberanti. Con lo spazio giusto i rami ricadono liberi e prendono quella forma a fontana che la rende speciale.

Il portamento ricadente si apprezza per davvero quando la pianta ha spazio per esprimersi: sopra un muretto, in cima a un’aiuola o lungo un pendio, i rami si lasciano cadere e disegnano quella cascata che è il suo tratto più bello.

Come piantare la lespedeza in giardino o in vaso

I periodi giusti per la messa a dimora sono due, la primavera e l’inizio dell’autunno. Ancora una volta è il clima a suggerire il modo per coltivarla: se l’inverno è freddo, è più prudente orientarsi sulla primavera, così la pianta avrà diversi mesi davanti per radicare bene prima del primo freddo.

In piena terra prepariamo una buca più larga della zolla ma della stessa profondità, sistemiamo la pianta al centro tenendo il colletto esattamente a livello del terreno, poi richiudiamo con la terra. Subito dopo serve un’annaffiatura abbondante, che fa assestare il terreno attorno alle radici e scaccia le sacche d’aria.

Per il vaso servono alcune accortezze in più. Prendiamo un contenitore stabile e profondo, largo almeno quarantacinque o cinquanta centimetri già per una pianta giovane, e soprattutto dotato di veri fori di scolo sul fondo. Con gli anni le radici riempiranno tutto lo spazio, e a quel punto sarà il momento di passare a un vaso più grande. Come substrato va bene un buon terriccio da esterno, alleggerito con materiale drenante come perlite o pomice.

Come e quanto annaffiare la lespedeza

Nel primo anno, quando la pianta si ambienta, possiamo bagnarla non appena i primi centimetri di terreno sono asciutti al tatto, versando acqua in profondità invece di distribuirne poca ogni giorno: le radici imparano così a scendere in cerca di umidità e la pianta diventa più autonoma.

Passato l’attecchimento, in piena terra richiede pochissimo e se la cava benissimo con le piogge; l’annaffiatoio torna utile soprattutto durante la siccità e le ondate di caldo. Sentiamo dire spesso che resiste alla siccità, ed è vero, ma con un distinguo: la promessa vale per l’esemplare ben radicato, non per quello appena piantato o cresciuto in vaso.

Il vaso, appunto, va seguito con più attenzione, perché il terriccio si asciuga in fretta, tanto più sotto il sole di molte ore. Controlliamo spesso con le dita e, a ogni innaffiatura, ricordiamoci di svuotare il sottovaso.

Terreno e concime per una fioritura abbondante

Sul terreno la lespedeza è meno esigente di quanto si potrebbe pensare. La cosa a cui tiene per davvero è il drenaggio, molto più del valore esatto di pH. Cresce bene in un suolo acido, neutro o calcareo, purché resti leggero e l’acqua non ristagni mai attorno alle radici. Dove il giardino ha una terra argillosa e compatta, che trattiene l’umidità come una spugna, conviene lavorare una zona ampia prima di piantare, mescolando sostanza organica ben matura e materiale minerale, oppure puntare su una posizione un po’ rialzata dove l’acqua scola da sola.

Con il concime la parola d’ordine è misura. In un terreno di giardino già fertile può bastare del compost maturo o una pacciamatura organica a inizio primavera. Nei suoli molto poveri e per gli esemplari in vaso possiamo intervenire alla ripresa vegetativa con un concime equilibrato a lenta cessione, rispettando le dosi in etichetta senza forzare la mano.

Potatura, cure invernali e possibili problemi

Dato che i fiori sbocciano sui rami prodotti nell’anno, il taglio si fa tra l’inizio e la metà della primavera, prima che parta la nuova crescita. Nelle zone dal clima mite togliamo i rami secchi e accorciamo quelli della stagione precedente fino alla struttura legnosa, lasciando una o due gemme sane da cui ripartirà tutto.

Dove invece l’inverno è stato meno gentile, possiamo tagliare gli steli quasi a livello del terreno, aspettando però che sia passato il rischio delle gelate. Una tentazione da cui guardarsi è potare in autunno. Meglio evitarlo: i vecchi rami, anche secchi, offrono alla base una protezione in più durante i mesi freddi, e toglierli troppo presto lascia la pianta più scoperta.

Quanto ai problemi, la lespedeza ne dà pochi, e quasi mai per colpa di parassiti o malattie. Le difficoltà, quando arrivano, hanno cause semplici. Fiori scarsi? Poco sole o troppo azoto. Foglie ingiallite e crescita fiacca? Di solito il terreno è rimasto bagnato troppo a lungo. E se in primavera sembra non riprendersi, meglio controllare la base con pazienza: la nuova vegetazione può spuntare piuttosto tardi.

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