Fondi di caffè come fertilizzante, le piante per cui non devi mai utilizzarli

Tra i rimedi naturali per concimare la terra ci sono i fondi di caffè, non sempre adeguati e sicuri per tutte le piante.

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Mirangela Cappello

Design e Lifestyle Editor

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Le mezze stagioni sono i periodi giusti per concimare il terreno, a seconda che i nostri arbusti fioriscano in inverno o primavera. E se è vero che in commercio possiamo trovare fertilizzanti adatti per ogni pianta, va anche detto che spesso la preferenza è verso i prodotti naturali.

I fondi di caffè, ad esempio, sono nella lista verde degli amanti del giardinaggio, in quanto rappresentano un ottimo rimedio fai da te per dare forza e nutrienti al suolo. Ma occhio, perché non sono adatti per tutte le specie vegetali, anzi.

Il caffè in polvere rimasto nel cestello della moka ha infatti lati positivi e negativi quando si parla di concimazione. Da una parte, infatti, può rendere più acido un terreno troppo basico, donando anche una buona scorta in più di azoto, utile al benessere delle piante.

Ma il rovescio della medaglia è che la caffeina residua può danneggiare alcune specie, al pari di una eccessiva acidità del suolo. Per cui, quali sono le piante che non dovremmo mai concimare con i fondi e che effetto possono avere?

Fondi di caffè per concimare: come funzionano

I fondi sono una miniera di azoto, con tracce anche di potassio, fosforo e magnesio, utili alla salute delle piante. Ma rispetto ai concimi liquidi o granulari che troviamo nei vivai o negozi di giardinaggio, l’azione del caffè risulta più lenta, con gli elementi non subito disponibili.

Di fatti, i microrganismi nella terra devono prima scomporre la sostanza organica strutturale del chicco macinato. La cellulosa e la lignina, gli aminoacidi residui e i grassi vegetali sono infatti tutte sostanze che vanno decomposte per consentire l’assorbimento dei nutrienti da parte delle piante.

Il processo è semplice: i batteri puntano subito alle molecole di carbonio dei fondi, consumando l’azoto del terreno per romperle. In questa prima fase, quindi, la pianta non ha nutrimento, ma potrebbe anzi subire una temporanea carenza di sostanza azotata.

La seconda fase è quella dell’umidificazione, quando i microrganismi scompongono la cellulosa e trasformano i fondi in humus, migliorando la struttura del suolo. Ma è solo quando questa metabolizzazione è avanzata che avviene il rilascio effettivo dei minerali.

Le forme chimiche sono ormai facili da assorbire da parte delle radici, che possono trarre nutrimento dal suolo. Il ciclo, a seconda di temperatura e umidità, varia da parecchie settimane a mesi, per questo il rimedio dei fondi di caffè non ha effetti a breve termine.

Quali piante non concimare con i fondi di caffè

In linea generale, i fondi hanno un potere acidificante del suolo, anche se minimo, visto che il loro pH va da poco acido a neutro. Per cui andrebbero evitati o adoperati con parsimonia in terreni che ospitano piante calcicole, come la maggioranza delle erbe aromatiche e mediterranee.

In lista troviamo rosmarino, salvia, timo, origano e maggiorana, ma anche piante di lavanda e alberi di ulivo. Si tratta di specie che amano i terreni calcarei, asciutti e poveri, mentre i fondi di caffè tenderebbero a inumidire e inacidire troppo le zolle.

Le piante grasse sono altre specie che non vanno d’accordo con la concimazione a base di fondi, che trattengono troppa umidità e possono causare marcescenze radicali. La Sansevieria, l’Aloe, l’Albero di Giada e tutte le varietà di cactus sono in questa lista.

Ma niente fondi anche per Ficus, Pothos, Oleandro, Bosso e Garofano, sia per gli effetti negativi che la caffeina residua può avere sulle radici, sia per il pH acido. In questi casi, meglio scegliere fertilizzanti appositi.

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