Elettrodomestici, che cos’è il diritto alla riparazione e chi ne beneficia

Lavatrice o frigorifero guasti a garanzia scaduta? Ecco cos’è il diritto alla riparazione, chi ne beneficia e come chiedere l’intervento alla casa madre

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Serena De Filippi

Lifestyle Editor

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Tra le disavventure domestiche che conosciamo tutte, il guasto improvviso di un elettrodomestico è di certo tra le più temute. Quante volte ci siamo ritrovate con la lavastoviglie piena dopo una cena in famiglia, il display che lampeggia e un dito d’acqua fermo sul fondo?

Magari non abbiamo più nemmeno lo scontrino, buttato per errore, e il pensiero corre subito al conto da pagare: il modello nuovo, la consegna, il ritiro di quello vecchio. Dal 22 ottobre 2026, però, in Italia abbiamo una tutela in più, il diritto alla riparazione, grazie alla quale possiamo chiedere direttamente alla casa produttrice di rimettere in funzione alcuni elettrodomestici anche oltre i primi due anni.

Che cos’è il diritto alla riparazione degli elettrodomestici

Non è nulla di molto lontano rispetto a ciò che facevano le nostre nonne, abituate a portare la radio o il ferro da stiro dal tecnico sotto casa invece di ricomprarli: un apparecchio ancora riparabile merita di restare con noi qualche anno in più, prima di finire tra i rifiuti elettronici. L’Unione europea ha messo questo principio in una norma, la direttiva UE 2024/1799 approvata nel giugno 2024, e l’Italia l’ha recepita con il decreto legislativo 176/2026. Il testo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre ed è in vigore dal 22 ottobre 2026; le nuove regole sono entrate nel Codice del consumo, accanto a quelle sulla garanzia legale che già conosciamo.

Cosa cambia una volta superati i due anni di garanzia? Semplice: possiamo rivolgerci al fabbricante, tenuto a intervenire anche per i guasti estranei alla responsabilità del venditore. Pensiamo all’usura dovuta all’uso quotidiano, alla scheda elettronica che cede dopo qualche anno, alla guarnizione del frigorifero che si consuma lentamente.

L’intervento può essere gratuito oppure a pagamento, a un prezzo ragionevole: la legge chiede che il conto, ricambi compresi, resti tale da spingerci verso la riparazione piuttosto che verso il negozio. Il produttore deve aggiustare l’apparecchio anche quando gli converrebbe di più vendercene uno nuovo.

Chi ne beneficia e quali elettrodomestici sono interessati

La tutela riguarda le persone che comprano un bene per uso personale e familiare e l’obbligo vale per i prodotti per cui l’Europa ha già fissato dei requisiti di riparabilità, raccolti in un allegato della direttiva.

Tra quelli che teniamo in cucina e in lavanderia troviamo le lavatrici e le lavasciuga, le lavastoviglie e i frigoriferi, insieme ad aspirapolvere, asciugatrici, smartphone e tablet. L’elenco è destinato ad allungarsi con i prossimi regolamenti europei; per ora il forno, il piano cottura e il microonde restano esclusi.

Per gli apparecchi coperti l’obbligo ha confini precisi, legati ai tempi che le norme europee fissano per i pezzi di ricambio: in genere dai 7 ai 10 anni da quando l’ultimo esemplare di quel modello è arrivato sul mercato. Per fare un esempio, le maniglie del frigorifero devono restare acquistabili da tutti per almeno 7 anni, mentre il motore della lavatrice va fornito ai riparatori professionisti per almeno 10.

Come chiedere la riparazione e quali costi considerare

Se l’elettrodomestico è guasto e rientra nella lista, a chi rivolgersi dipende dalla sua… età. Nei primi due anni dalla consegna il riferimento resta il venditore, cioè il negozio o il sito dove l’abbiamo acquistato: con la garanzia legale ripara o sostituisce gratuitamente, trasporto e manodopera compresi, e durante un’attesa lunga può prestarci un apparecchio sostitutivo. Se decidiamo di farlo aggiustare invece di cambiarlo, la garanzia si allunga di 12 mesi, per tutti gli acquisti fatti dal 31 luglio 2026.

Scaduti i due anni, la richiesta va al fabbricante, attraverso il servizio di assistenza indicato sul sito della marca o nel libretto di istruzioni. Per i marchi con sede fuori dall’Unione europea, l’obbligo passa al loro incaricato ufficiale in Europa, poi all’importatore e infine al distributore.

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