Lakshmi Vilas Palace è a Vadodara; qui, ormai da più di un secolo, si trova quella che molti considerano la più grande residenza privata abitata al mondo. Una tenuta che misura ben 2,8 milioni di metri quadrati, ovvero trentasei volte Buckingham Palace. Soprannominata “la Downton Abbey indiana”, custodisce centosettanta stanze, giardini disegnati da un paesaggista londinese, un campo da golf privato e un’estetica dalle influenze orientali e occidentali.
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La storia del Lakshmi Vilas Palace
Prima di parlare del palazzo, bisogna partire da lui: Maharaja Sayajirao Gaekwad III. Sale al trono di Baroda nel 1875, quando ha appena dodici anni, e diventerà una delle figure più importanti della dinastia Gaekwad. La famiglia, di origine maratha, era legata in passato ai Peshwa di Pune.
È proprio Sayajirao a volere Lakshmi Vilas Palace; più che una residenza, immagina un palazzo in grado di raccontare l’aspirazione culturale e internazionale. I lavori iniziano nel 1878 e vanno avanti per dodici anni; i costi affrontati, circa sei milioni di rupie, sono considerati enormi per l’epoca.
A firmare il progetto è il maggiore Charles Mant, architetto britannico molto richiesto in quel periodo di costruzione delle grandi residenze indiane. Mant, però, non riuscirà a vedere l’opera conclusa. Dopo la sua morte, il progetto passa a Robert Fellowes Chisholm, che porterà il palazzo fino al completamento.
Sayajirao III aveva idee molto precise sul significato che voleva dare alla sua residenza. Il palazzo doveva parlare anche agli inglesi: Baroda non era una corte periferica, ma un principato che cercava di competere per prestigio e raffinatezza con le grandi Monarchie occidentali.
E in effetti nei rapporti con gli inglesi non ha mai nascosto un certo orgoglio: durante il Durbar di Delhi del 1911 fece soltanto un mezzo inchino davanti a re Giorgio V. Dopo l’indipendenza dell’India nel 1947, Baroda è entrata a far parte del nuovo Stato e i Gaekwad hanno mantenuto il rango reale pur perdendo ogni potere politico. Ancora oggi, i discendenti vivono nel palazzo. Un caso piuttosto raro tra le grandi residenze indiane.
Lo stile del Lakshmi Vilas Palace
Lo stile è quello che gli storici dell’architettura chiamano indo-saraceno revival, una corrente nata proprio in quegli anni. Un linguaggio unico al mondo, che attinge da vari elementi, tra cui islamici, indù e gotici europei, e il Lakshmi Vilas ne è probabilmente uno degli esempi più famosi. A colpire è soprattutto la sovrapposizione: profili da fortezza, aperture eleganti, dettagli orientali e rimandi europei convivono senza annullarsi. C’è anche una torre dell’orologio che svetta sull’insieme, e all’ingresso lunghi colonnati che sembrano creati apposta per rendere la prima impressione il più scenografica possibile.
Sayajirao non ha badato a spese nemmeno per gli interni, dove il gusto cosmopolita diventa ancora più evidente: materiali e maestranze arrivano anche dall’Europa, dai mosaici veneziani alle vetrate belghe, fino ad alcuni interventi legati alla tradizione muranese.
Curiosità degna di nota: il palazzo, già al momento della sua inaugurazione, disponeva di comfort straordinariamente moderni per quegli anni. Ascensori, per dirne uno. Ma anche enormi ventilatori a sospensione azionati meccanicamente, i punkah, drappeggiati con tessuti realizzati dagli artigiani locali.
Gli interni e le caratteristiche lussuose delle stanze
La Darbar Hall rientra tra gli ambienti più celebri: la sala cerimoniale, usata per le riunioni reali e le occasioni di stato. I suoi mosaici veneziani si ispirano ai rangoli, i tradizionali disegni colorati che in India vengono tracciati sul pavimento come portafortuna. Le vetrate raccontano episodi che vedono protagonisti Ram, Sita e Krishna.
Un’altra sala importante è la Gaddi, la sala del trono, decorata con i dipinti monumentali di Raja Ravi Varma. Sayajirao III fu uno dei principali mecenati di questo artista, considerato uno dei pittori più importanti dell’India moderna. I suoi quadri raffigurano le dee Saraswati, simbolo della conoscenza, e Lakshmi, simbolo della prosperità, un omaggio al valore stesso del ruolo regale.
Anche il parco racconta la stessa idea di grandezza. Progettato da William Goldring, nel tempo ha ospitato spazi ricreativi, animali esotici e un campo da golf riservato per gli ospiti della famiglia reale. Oggi una parte di questa eredità continua a vivere tra eventi culturali, manifestazioni e attività aperte anche al pubblico.
Leggende e misteri
Come ogni palazzo enorme e carico di storia, anche il Lakshmi Vilas ha le sue leggende. La più diffusa racconta di passaggi sotterranei immaginati come vie di fuga in caso di pericolo e, anche se non c’è mai stata alcuna conferma ufficiale, la leggenda continua ad alimentare il mistero attorno alla residenza.
Altrettanto affascinante è la storia del legame artistico tra Sayajirao III e Raja Ravi Varma. Le opere realizzate dal pittore per il palazzo – divinità, ritratti reali, episodi tratti dai grandi poemi epici – sono diventate iconiche al punto da influenzare l’iconografia religiosa indiana per generazioni intere. Furono proprio i quadri di Varma a rendere accessibile alle persone comuni l’immagine degli dei e delle dee indù.
Oggi la custode di tutta questa eredità è la Maharani Radhikaraje Gaekwad, fortemente impegnata nella conservazione dell’artigianato indiano. È lei a continuare il lavoro di trasmissione delle tecniche tradizionali, di emancipazione femminile e di promozione di un patrimonio che, come ha raccontato lei stessa in un’intervista, “è il membro più antico della nostra famiglia, la nostra stella polare”. Un palazzo vivo, insomma. Non un museo, non una rovina, ma una residenza ancora abitata e in grado di custodire la sua storia.