Molti conoscono queste mura a memoria e le collocano (erroneamente) in Inghilterra. In Braveheart diventano York, la città fortificata dove la storia prende la sua piega più cupa, e in alcune sequenze perfino Londra. Ma la geografia ci dice che siamo in Irlanda, precisamente nella contea di Meath, sulla riva sud del fiume Boyne, a un’ora scarsa da Dublino. Il Castello di Trim copre trentamila metri quadrati di pietra grigia ed è la fortezza cambro-normanna più estesa dell’isola, costruita nell’arco di due generazioni della famiglia de Lacy.
La storia del Castello di Trim
Tutto comincia dall’acqua. Prima dei normanni, quel luogo aveva già un valore religioso e politico per il mondo gaelico. Ad avere un peso di rilievo, quindi, era la posizione. La svolta arrivò con l’espansione normanna, quando nel 1172 Enrico II d’Inghilterra assegnò il territorio di Meath a Hugh de Lacy. De Lacy scelse la collina sopra il guado. All’inizio non c’era ancora la grande fortezza di pietra: il primo presidio era una struttura difensiva in legno, costruita in fretta con l’obiettivo di controllare subito il passaggio. Della prima porta lignea sopravvive il basamento in pietra, sepolto sotto l’attuale ingresso ovest: un dettaglio riemerso con gli scavi.
La prima struttura durò poco: venne attaccata e incendiata quasi subito, segno di quanto la presenza normanna fosse contestata. Hugh Tyrrel, al quale de Lacy aveva affidato il presidio, tornò poco dopo e avviò la ricostruzione. Il passaggio dal legno alla pietra impegnò due generazioni. Hugh morì nel 1186, il figlio Walter ereditò la signoria di Meath e portò avanti il cantiere fino agli anni Venti del Duecento. Trim, al termine, divenne il principale centro politico e amministrativo della signoria di Meath.
Durante il Quattrocento, Trim funzionava come centro amministrativo, politico e finanziario del potere inglese in Irlanda. Qui si prendevano decisioni, si controllava il territorio e si gestivano anche attività legate alla monetazione. Le proprietà, intanto, passavano di mano seguendo matrimoni ed eredità. Dai de Lacy si arrivò ai Geneville attraverso Mathilda, nipote di Walter, e dai Geneville ai Mortimer, che tennero il castello fino al 1425. Poi toccò a Riccardo di York, caduto nella battaglia di Wakefield nel 1460, e via via ad altre famiglie: i Wellesley, gli stessi del duca di Wellington, che lo cedettero ai Leslie, e infine i Plunkett di Dunsany, rimasti proprietari fino al 1993.
Nel Cinquecento la fortezza scivolò nell’abbandono. Nel Seicento tornò utile militarmente, ma la sua stagione strategica era ormai agli sgoccioli, senza recuperare davvero il peso di un tempo. La rinascita moderna arrivò negli anni Novanta, quando il complesso passò allo Stato irlandese e fu avviato un grande lavoro di scavo, messa in sicurezza e conservazione. Da allora Trim è tornato a essere visitabile e a occupare un posto centrale nel turismo culturale della zona.
Lo stile e l’architettura della fortezza normanna
Il mastio è la parte più sorprendente: una struttura articolata, piena di rientranze e spigoli. Le torri di questo tipo, di solito, hanno forme compatte e regolari, ma qui i costruttori moltiplicarono gli spigoli. Una scelta ambiziosa, forse perfino azzardata.
Il grande dongione crebbe in almeno tre riprese, sopra i resti della vecchia fortificazione ad anello. Non nacque tutto insieme: fu costruito per campagne successive, prima sotto Hugh de Lacy e poi con gli interventi del figlio Walter.
Anche la cinta muraria è cresciuta a scaglioni, e basta guardare la sagoma delle torri per capire in che ordine. Quelle a pianta circolare arrivano per ultime, nei primi vent’anni del Duecento, e chiudono il fronte che guarda a mezzogiorno. Le altre, squadrate agli angoli, appartengono al cantiere iniziale degli anni Settanta del XII secolo e presidiano il settore opposto, verso ponente e verso settentrione. Le due porte principali mostrano bene l’evoluzione difensiva del complesso, dalla fase più antica agli interventi successivi, serviti per rendere l’accesso sempre più controllato.
Il resto del recinto racconta secoli di cambiamenti e aggiustamenti. Verso il fiume si apre il particolare più suggestivo: sotto la sala grande, alla fine del Duecento, ricavarono un vano interrato con uno sbocco diretto sul Boyne, così che merci e uomini potessero salire dall’acqua ed entrare dritti nel cuore del castello. Un ingresso privato, di fatto.
Quando invece si proveniva dalla terraferma si seguiva un percorso che rallentava, invece di agevolare l’arrivo. Nel Trecento davanti al mastio comparve un avancorpo fortificato, e per raggiungerlo bisognava attraversare il vecchio fossato lungo una passerella di pietra rialzata, sotto lo sguardo di chi stava sopra. Le scuderie erano lì accanto, al riparo delle stesse difese.
Il legame con Mel Gibson e Braveheart
A metà anni Novanta la troupe di Braveheart arrivò a Trim e trasformò il castello nella città fortificata di York. Qui vennero girate anche le scene ambientate a Londra, con un paradosso che diverte ancora oggi: una pellicola sulla resistenza scozzese contro gli inglesi, realizzata in larga parte in Irlanda. Mel Gibson, regista e protagonista, si innamorò profondamente di queste terre: voleva un profilo medievale credibile, e la fortezza dei de Lacy lo aveva.
Il cinema, però, aveva già scoperto Trim molto prima. Nel 1980 alcune sequenze del Grande uno rosso, con Lee Marvin e Mark Hamill, vennero girate proprio tra queste pietre. L’effetto Braveheart, però, ha avuto tutt’altra portata. Da monumento noto agli appassionati, Trim è passato in pochi anni tra le mete più gettonate di tutta l’Irlanda orientale.