Nina è in buona salute, ha passato la prima estate in alta quota e adesso pensa soprattutto a mangiare, in vista del secondo inverno. Lo racconta il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise in un post su Facebook, a poco più di 10 mesi dal rilascio dell’orsa marsicana.
La scorsa estate, terribilmente calda, è andata tutto sommato bene: Nina se l’è cavata da sola. Ha anche deciso di cambiare zona del tutto, trasferendosi in un’area diversa: a seguirla da lontano sono stati i Guardiaparco sul territorio e il Servizio scientifico tramite il radiocollare. Adesso si sta spostando in zone più alte e potrebbe già stare cercando dove passare il letargo. Il Parco non nasconde la soddisfazione: era un passaggio tutt’altro che scontato per un’orsa rimasta orfana così giovane.
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Trovata da sola vicino a Pizzone
Tutto comincia il 9 maggio 2025, con un cucciolo avvistato da solo vicino alla statale 158, alle porte di Pizzone, in provincia di Isernia, sul versante molisano del Parco. È una femmina di orso marsicano, ha circa quattro mesi e pesa appena tre chili. Gli orsi marsicani, in tutto, sono tra 50 e 60. I Guardiaparco aspettano che torni la mamma. Non torna, e la cucciola viene portata al centro del Parco a Pescasseroli, con l’annuncio che si proverà a rimetterla in natura. Detto così sembra facile.
Il nome l’hanno proposto gli studenti di una scuola di San Felice a Cancello, l’Istituto comprensivo “Gesuè”, in provincia di Caserta, che avevano partecipato a un concorso legato alla seconda giornata dedicata all’Orsa Amarena. Il Parco ha accolto la proposta.
Un orso da non coccolare
Davanti a un cucciolo d’orso, a chi non verrebbe voglia di coccolarlo? Il protocollo diceva il contrario. Era lo stesso messo a punto nel 2015 per l’orsetta Morena, rifinito con il supporto di esperti europei e nordamericani, e prevedeva il minimo contatto umano possibile, perché Nina non si abituasse alle persone. Mangiava dalla ciotola, giocava con un tubo forato per allenarsi a cercare il cibo e intanto cresceva: da 7,4 chili a metà giugno a 38 a dicembre.
Il lieto fine, aveva avvertito il Parco già nei primi giorni, era solo una delle possibilità. Il precedente è Morena: liberata dopo mesi di cure, nell’estate del 2016 è stata ritrovata morta a Scanno, e il Parco ha escluso che fosse stata uccisa.
Il primo inverno in libertà
A dicembre il Parco ha deciso che era il momento, e la scelta della stagione non era casuale: il letargo avrebbe fatto da reset naturale nelle prime settimane. I tecnici avevano già ridotto l’alimentazione e Nina passava sempre più tempo in tana. Con il peso ritenuto adeguato per l’inverno, la liberazione è avvenuta con la massima riservatezza, nel cuore del Parco e con un radiocollare GSM.
A Natale il maltempo e le prime nevicate l’hanno spinta in una zona più impervia, tra affioramenti rocciosi e cavità naturali. Ai primi di marzo i Guardiaparco hanno trovato le sue orme nella neve: Nina era uscita dalla tana per una breve perlustrazione ed era rientrata. Ad agosto un video del Parco la mostrava mentre sollevava i sassi in cerca di larve, insetti e formiche.
Ora Nina si prepara al suo secondo inverno in libertà. E il Parco si augura una cosa sola: poterla raccontare sempre meno, perché vorrà dire che sta imparando a vivere semplicemente da orsa.