Una focaccia per sentirsi a casa, il pasto sospeso di Prè che arriva da lontano

Costi calmierati ma anche l'idea di una focaccia sospesa che accolga chi arriva da lontano o chi non si può permettere un pezzo dell'alimento simbolo di Genova

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Martina Dessì

Lifestyle Specialist

Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

Sono le sette e mezza del mattino e in piazza Sant’Elena si sente già il profumo dell’olio caldo. Le prime teglie escono dal forno mentre il sestiere di Prè si sveglia lentamente, tra serrande che cigolano e passi svelti verso la Darsena. Ma il quartiere che finisce spesso nei titoli dei giornali per episodi di degrado e notti agitate da quest’estate ha anche un indirizzo che lo racconta con un’altra voce, quella della Focacceria sociale di Genova.

Le serrande si sono alzate sabato 11 luglio, in una bottega rimasta vuota per anni che un tempo vendeva proprio focaccia. Un ritorno alle origini, insomma. E il listino sembra uscito da un vecchio scontrino con mezzo euro per il formato mini, un euro per quello di mezzo, un euro e cinquanta per il trancio più abbondante – la celebre slerfa – quello che i genovesi mangiano camminando.

Focacceria sociale a Genova: prezzi, indirizzo e orari del forno di Prè

La focaccia a 50 centesimi richiama studenti, operai in pausa, turisti curiosi e famiglie che arrivano a fine mese con difficoltà. Dietro al bancone, intanto, prende forma un’idea precisa di commercio. La focacceria sociale è figlia dell’Occhialeria sociale di via Prè 149 rosso, l’ottica ideata da Gino Repetto che regala occhiali a chi non può permetterseli, con negozi anche a Torino, Pavia, Vigevano e Milano.

Repetto confessa senza imbarazzo di avere poca confidenza con farina e lievito. In piazza Sant’Elena ha portato il bagaglio dell’ottica e la convinzione semplice che un negozio può reggersi sulle proprie gambe e, insieme, prendersi cura della strada in cui vive.

A Napoli esiste da generazioni il caffè sospeso, offerto in anticipo a chi entrerà dopo. Qui quello spirito diventa un pasto sospeso alla portata di chiunque: una colazione o un pranzo veloce che costa quanto gli spiccioli rimasti in fondo alla tasca. Per chi è appena arrivato in città o conta le monete prima di uscire di casa. Il forno si trova in piazza Sant’Elena 8 rosso ed è aperto dal martedì alla domenica, dalle 7.30 alle 18.30.

Inclusione lavorativa a Genova: dal Mali ai caruggi, la storia dietro il bancone

Questa storia ha anche il volto di una ragazza arrivata dal Mali. Ha imparato il mestiere del forno grazie alla cooperativa Il Laboratorio, attiva nel centro storico di Genova, e adesso fa parte della squadra. Le sue mani lavorano accanto a quelle del fornaio e delle ragazze al banco: stendono la pasta nelle teglie, la bagnano di salamoia, premono i polpastrelli per disegnare quei buchi che a Genova sono una firma.

L’intenzione è allargare il gruppo, accogliendo altri ragazzi seguiti dalla cooperativa. Le associazioni della zona fanno da ponte con chi è in difficoltà o appena arrivato, e un grembiule con un contratto può diventare il primo appiglio solido in una città sconosciuta. Ecco l’inclusione lavorativa nella sua forma più concreta con un orario, dei colleghi, clienti abituali che dopo qualche settimana ti chiamano per nome.

La prossima volta che leggerete di Prè in un articolo di cronaca, ricordate anche questo angolo di piazza. Entrate, ordinate una fetta ancora tiepida e scambiate due parole con chi ve la porge. Capirete il senso di questa iniziativa: a volte basta una teglia di focaccia per far sentire a casa chiunque, da qualunque parte del mondo arrivi.

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