Non sono famose, ma stanno cambiando il mondo. Chi sono le vincitrici del “Nobel alternativo”

Il Right Livelihood Award 2026, noto come il “Nobel alternativo”, premia quattro donne che stanno in silenzio costruendo un mondo più giusto

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Maria Francesca Moro

Giornalista e Lifestyle Editor

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Lo chiamano Nobel alternativo, perché non premia né scienziati né studiosi ma persone che, pur senza il bisogno di una laurea, contribuiscono all’evoluzione della società. È stato ideato nel 1980 dal filantropo Jakob von Uexkull e, così come il vero Nobel, anche il Right Livelihood Award 2026 è consegnato dall’Accademia di Svezia. Quest’anno a riceverlo sono quattro donne il cui nome è sconosciuto ai più ma le cui azioni lasceranno un’impronta indelebile nella storia.

Le vincitrici del Right Livelihood Award 2026

Le vincitrici del Nobel alternativo sono state scelte tra 200 candidati provenienti da 72 Paesi diversi. Premiate per aver sfidato il poter consolidato e aver dato voce a chi è lasciato ai margini. Sono quattro donne, non scienziate, non celebrità: avvocate, ricercatrici e contadine, accomunate nella battaglia per la difesa dei diritti di tutti. Storie che meritano di essere raccontate.

Jalila Haider, l’avvocata che sfida l’esercito

La prima a ricevere il Nobel alternativo è Jalila Haider, la prima donna avvocata della comunità hazara del Pakistan in cui è nata. Una comunità retta su leggi ingiuste e dove non accennano a diminuire le vittime di persecuzioni etniche, politiche e patriarcali. È proprio alle minoranze e ai loro diritti che Haider ha scelto di dedicare il proprio impegno, persino rischiando la vita. Offre assistenza legale a chi non può permettersela, contribuendo ad iniziative volte a dare maggiore autonomia ai gruppi più vulnerabili.

Nel 2018 fu a capo di uno sciopero della fame contro le uccisioni mirate dei membri dell’etnia hazara. Si scontrò direttamente con l’esercito pakistano e, infine, il suo coraggio contribuì a ridurre gli attacchi contro la comunità autoctona.

Timnit Gebru, che vuole un’IA più etica

Timnit Gebru è una ricecartrice statunitense, fondatrice del Distributed Artificial Intelligence Research Institute (DAIR), che indaga sui rischi sociali e ambientali dell’Intelligenza Artificiale, scagliandosi contro il monopolio del potere tecnologico, ad oggi detenuto da pochi, danarosi soggetti. Gebru non mette in guardia su un ipotetico futuro in stile Terminator, il suo lavoro si concentra sui problemi già esistenti. Sulle discriminazioni dell’algorimo, lo sfruttamento umano dietro l’addestramento dei sistemi, la mancanza di moderazione dei contenuti e i costi ambientali dei grandi modelli.

La Rural Women’s Assembly

Il terzo riconoscimento non è stato consegnato ad una singola persona, ma a una gigantesca rete al femminile. Il Nobel alternativo spetta alla Rural Women’s Assembly dell’Africa australe, che riunisce oltre 178.000 piccole agricoltrici in 11 Paesi del contenente. Nata dal basso, come semplice unione organizzata di agricoltrici – non è una ONG ma una struttura volontaria e decentralizzata – negli anni ha portato avanti importanti battaglie per il diritto alla terra, l’autonomia delle donne e la sovranità alimentare.

Georgian Young Lawyers’ Association

Il quarto dei Right Livelihood Award 2026 è stato consegnato dall’Accademia svedese alla GYLA, organizzata fondata nel 1994 che fornisce assistenza legale e lavora per la tutela dei diritti umani in Georgia. Un folto gruppo di giovani e volonterosi avvocati che sostiene la società civile e il suo diritto a un accesso equo e sostenibile alla giustizia.

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