Giancarlo Genise: “Io non insegno a cantare. Quello è solo il mezzo. La voce riflette l’identità”

Fondatore di Hoop Music, Giancarlo Genise non è semplicemente un vocal coach ma una Voice Identity Authority: "La voce è solo il punto iniziale"

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Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

Giancarlo Genise è uno dei più importanti vocal coach italiani. Ma definirlo solo così è riduttivo e noi lo sappiamo, perché lo conosciamo bene.

Giancarlo Genise infatti ha commentato per noi diverse edizioni del Festival di Sanremo, compresa quella del 2026, e dell’Eurovision Song Contest, permettendoci di entrare nel vivo delle dinamiche di questi grandi eventi musicali in cui quello che noi vediamo da spettatori è solo la punta dell’iceberg di un immenso lavoro che gli artisti fanno, per scendere in gara e dare il massimo, emozionando il pubblico.

È grazie a Genise, solo per fare un esempio recentissimo, che abbiamo capito la forza e le potenzialità di Sal Da Vinci all’Eurovision 2026, ma anche i motivi che non gli hanno permesso di vincere.

Giancarlo Genise, non Vocal Coach ma Voice Identity Authority

Founder di Hoop Music, formatore, consulente artistico e figura associata negli anni a importanti produzioni televisive e musicali italiane, Genise è diventato qualcosa di difficile da racchiudere in una semplice definizione. Nel tempo ha costruito un approccio personale che unisce tecnica vocale, identità artistica, psicologia della performance, comunicazione emotiva e presenza scenica.

Ufficio stampa - Giancarlo Genise
Giancarlo Genise

Ed è forse anche per questo che, all’interno dell’ambiente artistico e formativo, molte persone hanno iniziato a definirlo con un termine diverso: Voice Identity Authority.

Una definizione nata spontaneamente attorno al suo lavoro e alla sua visione: l’idea che la voce non sia semplicemente uno strumento tecnico, ma il riflesso più diretto dell’identità di una persona, perché, come spiega: “Io non insegno a cantare. Quello è solo il mezzo”.

Voice Identity Authority è una definizione che, spiega Genise, è derivata probabilmente dal suo modo di lavorare.

“Il mio lavoro, negli anni, è andato oltre la tecnica vocale. Io continuo ad amare profondamente la tecnica. La studio ancora oggi. La rispetto moltissimo. Però a un certo punto mi sono reso conto che le persone non arrivavano da me solo per cantare meglio. Arrivavano perché volevano sentirsi più credibili. Più presenti. Più autentiche. Ed è lì che ho capito che la voce, in realtà, è strettamente legata all’identità. Forse è questo che le persone percepiscono quando usano quella definizione”.

Giancarlo Genise, da Red Canzian all’Eurovision

Nel percorso professionale che ha reso Giancarlo Genise una “Voice Identity Authority”, c’è stato un incontro fondamentale, quello con Red Canzian: “Un rapporto molto importante. Red è stato una figura fondamentale nel mio percorso. È una persona che mi ha spinto a studiare, approfondire, crescere. Ma soprattutto mi ha insegnato il rispetto per il mestiere.

Quando lavori vicino a persone che hanno attraversato decenni di carriera ad altissimo livello capisci una cosa enorme: il talento non basta. Serve continuità. Serve disciplina. Serve struttura mentale. Ed è una lezione che mi è rimasta addosso”.

Ufficio stampa - Giancarlo Genise
Giancarlo Genise

Un’altra fase molto importante della sua carriera è rappresentata dagli anni sulle navi da crociera, dove Genise è entrato in contatto “col palco vero”.

“Le persone sottovalutano quel tipo di esperienza. Le navi ti insegnano il palco reale. Cantare ogni sera,
gestire pubblici completamente diversi, capire immediatamente l’energia di una sala, reggere ritmi pesantissimi. E soprattutto ti insegnano una cosa fondamentale: l’arte è relazione. Puoi essere tecnicamente perfetto. Ma se non riesci a creare connessione emotiva con chi hai davanti… manca qualcosa”.

Poi sono arrivate la televisione, i grandi eventi e l‘Eurovision 2022 vissuto da dentro. “Quando entri all’Eurovision capisci immediatamente che non sei più dentro un semplice evento musicale. – racconta Genise – È quasi una città temporanea fatta di lingue, culture, tensioni, sogni, pressione psicologica. E la cosa che mi ha colpito di più è stata vedere quanto, dietro artisti apparentemente invincibili, esistesse invece una fragilità enorme“.

“Le persone vedono il palco. Non vedono cosa succede pochi minuti prima. La paura. Le aspettative.
L’ansia di non essere abbastanza. E lì ho capito ancora più chiaramente una cosa: dietro ogni performance esiste sempre un essere umano”. E di nuovo torniamo al concetto di identità.

Giancarlo Genise e la Hoop Music

Una filosofia e un modo di vivere la propria professionalità che si riflette in HOOP Music, non semplicemente una scuola, ma un ecosistema.

Di questa realtà, da lui creata, Genise dice: “HOOP per me è un ecosistema umano prima ancora che artistico. Quando l’ho immaginato non volevo creare la classica scuola dove entri, fai lezione ed esci.

Volevo costruire un posto in cui qualcuno potesse sentirsi seguito davvero. Artisticamente. Emotivamente. Psicologicamente. Perché oggi tantissimi giovani artisti sono pieni di contenuti… ma vuoti di identità. E allora HOOP nasce da una domanda molto semplice: come si costruisce davvero un artista nel mondo moderno? Non basta insegnargli a cantare. Bisogna aiutarlo a stare al mondo”.

L’insegnamento che Genise dà ai suoi artisti è molto profondo e va al di là della abilità tecniche: “Il vero lusso non è essere ammirati. È riuscire a restare se stessi senza doversi più tradire per essere accettati. Per anni le persone rincorrono approvazione, riconoscimento, conferme. Poi a un certo punto capisci che la pace vera arriva quando smetti di costruire continuamente versioni di te per piacere agli altri. E inizi finalmente a respirare dentro chi sei davvero”.

Sul suo futuro ha le idee chiare: “Vorrei che qualcuno un giorno dicesse: ‘Con lui non ho imparato soltanto a usare meglio la voce. Ho imparato qualcosa in più su me stesso‘. Per me sarebbe abbastanza.

Perché alla fine credo che tutta la mia vita ruoti attorno a questo: aiutare le persone a togliersi di dosso tutto ciò che le allontana da chi sono davvero. E forse la voce… è semplicemente il punto da cui iniziare“.

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