Fabrizio De André, la nipote Alice si sfoga a Le Iene: “Non canto, i miei volevano usassi uno pseudonimo”

Alice De André racconta senza filtri a Le Iene cosa significa crescere con un cognome iconico e scegliere una strada diversa

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Claudia Giordano

Content editor Lifestyle e digital strategist

Appassionata di marketing e comunicazione, li ha trasformati in lavoro e si divide tra la professione di social media strategist, scrittrice e content editor.

Alice De André è uno di quei nomi che inevitabilmente accendono curiosità: nipote del celebre cantautore Fabrizio De André e figlia di Cristiano, porta un cognome che in Italia pesa come una storia già scritta, fatta di musica, poesia e memoria collettiva. Ma Alice ha scelto una strada diversa, lontana dalle aspettative più scontate, e ha deciso di raccontarlo senza filtri, con ironia e sincerità. Il suo intervento televisivo a Le Iene, e il suo monologo soprattutto, ha trasformato infatti una questione personale in una riflessione più ampia su identità, libertà e scelte di vita.

Alice De André e il monologo a Le Iene: Sono una De André, ma non canto”

Portare un cognome celebre può sembrare una scorciatoia verso la visibilità, ma spesso si trasforma in un filtro attraverso cui gli altri decidono chi dovresti essere. Alice De André lo sa bene e lo ha raccontato con ironia e lucidità in un monologo televisivo che ha acceso curiosità e riflessioni, perché dietro il suo nome non c’è soltanto la discendenza da una delle famiglie musicali più iconiche d’Italia, ma il tentativo quotidiano di costruire un’identità autonoma.

Figlia di Cristiano e nipote di Fabrizio De André, Alice è cresciuta con la consapevolezza che il suo cognome avrebbe sempre parlato prima di lei, anticipando aspettative, paragoni e domande inevitabili. In molti si stupiscono quando scoprono che non canta, come se il talento fosse un’eredità genetica o una tradizione di famiglia da tramandare per forza, e proprio su questo ha giocato con una battuta che riassume perfettamente il senso del suo racconto.

“Mi chiamo Alice e nella vita faccio l’attrice, la conduttrice e la comica, spesso in modo involontario. E sono De André. Quando dici De André in Italia non stai solo dicendo un cognome, stai accendendo un cero votivo. Nipote di Fabrizio, figlia di Cristiano, per molti l’ennesimo prodotto della linea De André & co. Solo che non canto. Ma come? Non canti? No, non è una tradizione di famiglia, non siamo un salumificio” racconta a Le Iene in un monologo da manuale.

E prosegue: “Dire che sei una De André e non canti è inconcepibile, è come scoprire che il figlio del fornaio è celiaco. Quando hai un cognome sacro la gente ti guarda come se fossi un trailer. Si ok tutto bello ma quando arriva suo nonno?”

Dietro l’ironia di Alice dunque c’è un tema più profondo, quello di chi cresce sotto una luce riflessa e deve decidere se usarla, evitarla o ridefinirla.

Alice De André, la questione dello pseudonimo e la scelta coraggiosa della ragazza

Nel racconto di Alice De André il cognome è senza dubbio un fardello che pesa, così tanto che la giovane racconta di aver pensato persino ad uno pseudonimo, come suggeritole anche dai suoi stessi familiari, quasi come se togliere il cognome fosse il modo più semplice per alleggerire il peso delle aspettative.

“Perché rinunciare a una cosa così bella? Per paura? Sono De André ma prima di tutto sono Alice e Alice può essere tante cose, ma per impararlo sono dovuta uscire da quella scatola in cui mi hanno voluta mettere, con dentro mandolini, sigarette e vicoli di Genova” spiega la 26enne e aggiunge: “Adesso posso dire: sono Alice, piacere, e non canto De André”.

Alice dunque non ha voluto rinunciare al suo cognome e ha scelto la strada più complessa e forse più coraggiosa: tenerselo ma non farsi imprigionare dal significato che gli altri gli attribuiscono, una scelta che parla di libertà personale, ma anche di maturità, perché significa accettare la propria storia senza permettere che diventi un copione già scritto.

Nel suo intervento non c’è polemica, né rifiuto del passato familiare, anzi si percepisce rispetto e affetto, ma emerge forte il bisogno di essere guardata per ciò che fa e non per ciò che rappresenta. Attrice, comica e volto televisivo, Alice ha deciso di muoversi in un territorio diverso dalla musica, cercando una voce che non sia un’eco, ma qualcosa di riconoscibile e personale.

La sua riflessione, in fondo, va oltre il caso singolo e tocca una corda generazionale: quella di chi prova a smarcarsi da etichette, aspettative e confronti continui per affermare una versione più autentica di sé. Il cognome, in questa prospettiva, diventa simbolo di tutto ciò che ci precede mentre la vera sfida è capire come inserirsi in quel racconto senza perdere la propria identità.

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