Una vita trascorsa nel mondo dello spettacolo, con il teatro come grande passione e Leo Gullotta sempre al suo fianco. Fabio Grossi è morto a Roma a 68 anni, lasciando un vuoto profondo in chi aveva condiviso con lui il lavoro e gli affetti. Attore, regista e uomo di scena, aveva costruito un percorso professionale lungo quasi mezzo secolo, muovendosi con naturalezza tra palcoscenico, cinema e televisione. La sua storia personale era legata da oltre quarant’anni a quella di Gullotta, diventato suo marito nel 2019.
Fabio Grossi, una carriera nata e cresciuta sul palcoscenico
Classe 1958, romano, Fabio Grossi aveva appena diciannove anni quando iniziò a lavorare professionalmente in teatro. Era il 1977 e il primo importante banco di prova fu L’uomo, la bestia e la virtù, per la regia di Edmo Fenoglio. Due anni più tardi sarebbe arrivata anche un’esperienza con Luca Ronconi ne L’uccellino azzurro.
Da quel momento il palcoscenico non lo avrebbe più lasciato. Grossi ha attraversato generi e autori differenti, prima da interprete e successivamente con un interesse sempre più forte per la regia. Nel nuovo millennio il lavoro dietro le quinte è diventato centrale nella sua attività, con spettacoli come Ecce Homo e altri progetti nei quali ha potuto mettere a frutto una conoscenza del teatro maturata dall’interno.
Nel frattempo, però, non aveva certo rinunciato alla macchina da presa. Il pubblico lo aveva visto nelle commedie italiane degli anni Ottanta, tra cui I fichissimi, ma anche in lavori molto lontani da quel registro. Più avanti erano infatti arrivati film come Vajont e L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino. Anche la tv gli aveva regalato una carriera particolarmente varia, dall’intrattenimento alle fiction, con apparizioni in produzioni popolari come La dottoressa Giò, La squadra e Un ciclone in famiglia.
Fabio Grossi e Leo Gullotta, un amore lungo più di quarant’anni
Dietro la storia professionale di Grossi ce n’è un’altra, più intima, che per decenni ha proceduto accanto alla prima. Quella con Leo Gullotta, iniziata alla fine degli anni Settanta e diventata uno dei legami più longevi dello spettacolo italiano.
Tra loro non c’era soltanto la vita quotidiana. Il teatro era uno spazio condiviso, un terreno nel quale confrontarsi e creare insieme: Grossi ha diretto Gullotta in più occasioni, trasformando la sintonia privata anche in collaborazione artistica. Nel 2019 la coppia aveva scelto l’unione civile, dopo circa quarant’anni trascorsi insieme.
Gullotta aveva parlato recentemente del loro rapporto spiegando quanto contassero dialogo e autonomia nella coppia. “In coppia vale il rispetto per l’altro, non esiste la proprietà”, aveva raccontato in un’intervista a Repubblica nel gennaio 2026. Parole che oggi acquistano inevitabilmente un peso diverso.
Dopo la notizia della scomparsa sono arrivati anche i primi messaggi di affetto. Vladimir Luxuria ha rivolto un pensiero a Gullotta per la perdita del marito, mentre dal mondo del teatro sono giunti ricordi dedicati alla disponibilità e all’umanità di Grossi.
Resta soprattutto il profilo di un artista che aveva scelto di lavorare lontano dalle sovraesposizioni, costruendo il proprio percorso attraverso ruoli, regie e collaborazioni. E resta una storia d’amore durata più di quattro decenni, cresciuta insieme a una comune passione per il teatro.