Diciannove anni dopo, il giallo di Garlasco torna a sollevare interrogativi sotto il peso di nuove, inquietanti evidenze. Perché da mesi e mesi non parliamo più solo di un caso giudiziario apparentemente chiuso, ma di un’inchiesta che ancora occupa i tavoli della Procura di Pavia, tra verbali fantasma, “non ricordo” e buchi neri investigativi. Nella puntata del 17 luglio, Quarto Grado è ancora una volta entratoa gamba tesa nelle zone d’ombra dell’omicidio di Chiara Poggi, massacrata la mattina del 13 agosto 2007 nella sua villetta di via Pascoli. Una verità processuale esiste, ma la cronaca ci impone una domanda scomoda, che Gianluigi Nuzzi ci pone ogni venerdì guardandoci negli occhi: e se le fondamenta stesse di questa storia poggiassero su indagini lacunose, alibi mai verificati fino in fondo e silenzi inaccettabili da chi portava una divisa?
Torniamo ai fatti, crudi e spietati, di quella mattina di mezza estate. Chiara ha 26 anni, indossa un pigiama rosa e apre la porta a qualcuno che conosce, di cui si fida. Non ci sono segni di effrazione. Viene colpita ripetutamente con un oggetto contundente – forse un martello, forse un gradino, un’arma letteralmente inghiottita dal nulla – e poi lasciata precipitare, esanime, lungo le scale della cantina. Sappiamo che la giustizia ha presentato il suo conto, ma oggi i faldoni dell’epoca tornano a riempirsi di dubbi. L’attenzione si sposta dalle sentenze alle primissime, caotiche ore delle indagini: i rilievi scientifici, la gestione delle impronte e, soprattutto, quegli interrogatori condotti nell’ottobre 2008 che oggi si rivelano un colabrodo. Che cosa è successo davvero nelle stanze di quella caserma? Perché documenti ufficiali e registrazioni cozzano irrimediabilmente con i fatti reali, nascondendo incongruenze temporali impossibili? Sono errori materiali di chi indagava o ci troviamo di fronte a omissioni sistematiche che hanno dirottato per sempre la ricerca della verità?
Quarto Grado, i sospettati tra omissioni e misteri
Per anni l’attenzione si è concentrata su Alberto Stasi, ma oggi, le carte dell’inchiesta ci portano a guardare oltre, verso zone d’ombra inesplorate. Il faro si accende sulla figura di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, Marco Poggi. Un ragazzo che all’epoca frequentava casa Poggi, uno che conosceva Chiara seppur superficialmente.
Le indagini si concentrano sulle anomalie dei suoi alibi e sulle indagini di quel lontano ottobre 2008. Ricordate lo scontrino? L’alibi di Sempio si reggeva su un pezzo di carta e su verbali che oggi, a rileggerli, fanno accapponare la pelle. Ci sono interrogatori condotti da “Mister X”, un carabiniere che oggi, davanti alle anomalie sollevate dalla Procura di Pavia, risponde solo: “Non ricordo”.
Come è possibile non ricordare un malore improvviso di un testimone, l’arrivo di un’ambulanza del 118, o il fatto che tre persone non potevano essere interrogate contemporaneamente negli stessi uffici? Le carte dell’accusa parlano di incongruenze clamorose, mentre la difesa respinge ogni illazione.
Il dibattito in studio: la scienza e i “non ricordo”
Lo studio di Quarto Grado è un’arena. Con Alessandra Viero cerchiamo di districare questa matassa di reticenze e mezze verità. Le parole dell’ex colonnello Gennaro Cassese, oggi al centro delle polemiche, rimbombano in diretta: “Io ho la mia dignità… se non ricordo, non ricordo”. Ma per il giornalista Carmelo Abbate e per Gianluca Zanella la misura è colma: un vuoto di memoria così evidente diventa imbarazzante.
L’avvocato Biscotti invita alla cautela, ricordando che spetta ai pm dimostrare il dolo. Ma è qui che entra in gioco l’analisi spietata dello psichiatra Leonardo Mendolicchio: la mente umana tende a imprimere a fuoco gli eventi anomali. Un’ambulanza in caserma non si dimentica.
E poi c’è lei, la scienza, l’unica che non mente mai. Il genetista Giorgio Portera ci ha mostrato in diretta una simulazione che fa tremare i polsi: l’ormai celebre impronta 33. Accusatori e difensori si battono su questa traccia. Sudore o sangue? La reazione alla ninidrina in studio dimostra che una mano intrisa di sudore può lasciare schizzi identici a quelli trovati sul muro. Una traccia di DNA che riapre i giochi, ribaltando le certezze.
E mentre scorrono le parole di “Mao”, l’ex fidanzata di Sempio, che descrive un ragazzo apparentemente “normale” ma incapace di assumersi responsabilità, ci domandiamo: qual è il vero volto di chi varcò la soglia di via Pascoli?
Alla fine di questa puntata, come ogni settimana, non siamo arrivati alla fine di questa storia. Le lancette dell’orologio di Garlasco sembrano essersi fermate a quel 13 agosto, eppure la giustizia continua a muoversi, lenta ma inesorabile. Chiara Poggi ci guarda dalle fotografie con il suo sorriso dolce. Nessuno l’ha dimenticata. La giustizia continua a farsi domande, a scavare tra i “non ricordo” e a raccogliere informazioni che potrebbero probabilmente portare a una soluzione. Perché una cosa è certa: la verità non può essere prescritta.