Quarto Grado, Andrea Sempio rompe il silenzio su Garlasco: “Condanna fondata, credo sia stato Stasi”

Nuove dichiarazioni di Andrea Sempio sul caso Garlasco. A "Quarto Grado" il 38enne accusato contesta gli elementi raccolti contro di lui e torna a parlare della condanna di Alberto Stasi

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Giorgia Sdei

Giornalista esperta di spettacolo

Laureata in Scienze Filosofiche con master in comunicazione per lo spettacolo è giornalista pubblicista dal 2023. Scrive di tutto quello che passa per uno schermo, grande o piccolo che sia.

A pochi giorni dalla chiusura delle indagini, Andrea Sempio torna a parlare del caso Garlasco e lo fa affrontando alcuni dei punti più delicati dell’inchiesta. Nella puntata di Quarto Grado di venerdì 2 ottobre, il 38enne ha ribadito di non sentirsi schiacciato dagli elementi raccolti dalla Procura di Pavia e ha detto di essere pronto ad affrontare anche un eventuale processo. Su Alberto Stasi, però, la sua posizione resta molto chiara: secondo Sempio, la condanna dell’ex fidanzato di Chiara Poggi è fondata.

Quarto Grado, cos’ha detto Andrea Sempio sul caso Garlasco

La puntata di Quarto Grado del 2 ottobre ha dedicato ampio spazio al caso Garlasco e alle nuove domande emerse dopo la chiusura delle indagini. Tra gli interventi, anche quello di Andrea Sempio, chiamato a rispondere sul possibile processo e sulla posizione di Alberto Stasi. Alla domanda su chi ritenga responsabile della morte di Chiara Poggi, il 38enne risponde senza esitazioni: “Credo sia stato Alberto Stasi. Credo che la condanna fosse fondata”.

Durante l’intervista torna anche il tema delle analisi effettuate sui pedali della bicicletta di Stasi, finite nuovamente al centro dell’attenzione. Sempio si dice favorevole a nuovi accertamenti: “Se ritengono che sia il caso di approfondire, ben venga”. E sull’ipotesi che nel vecchio procedimento possa esserci stato un errore aggiunge: “Se c’è stato davvero un errore, ovviamente è una tragedia”.

Garlasco, Sempio non teme il possibile processo

Sul fronte personale, il tono è tutt’altro che allarmato. L’uomo dice di non vedere, nelle contestazioni mosse nei suoi confronti, un elemento capace di metterlo particolarmente in difficoltà. E sull’eventualità di finire davanti a un giudice spiega: “Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l’affronteremo”. Sempio aggiunge inoltre di ritenere gli elementi emersi finora spiegabili attraverso ulteriori verifiche.

A suo giudizio, ciò che finora è stato messo sul tavolo dagli investigatori può essere letto anche in modo diverso. Vale per la celebre impronta 33, individuata nella villetta di via Pascoli e attribuita dalla Procura al 38enne: Sempio insiste sul fatto che sulla traccia non sarebbe stato trovato sangue e considera questo dettaglio centrale nella valutazione del reperto.

Anche l’impronta di scarpa compatibile con un modello Frau numero 42, per lui, non stabilisce un collegamento diretto con la scena del delitto. Il 38enne ricorda: “Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi”, e respinge l’idea che una semplice compatibilità possa assumere automaticamente il peso di una prova.

C’è poi il tema dei contatti con Chiara Poggi. La Procura ha approfondito anche alcune telefonate, ma l’accusato esclude che possano delineare un rapporto insistente o un particolare interesse nei confronti della ragazza. Nella sua ricostruzione, quei contatti sarebbero troppo limitati per sostenere uno scenario di quel tipo.

La pressione mediatica sul caso

Se sul piano giudiziario mostra sicurezza, Sempio ammette invece che vivere ogni giorno dentro il racconto mediatico di Garlasco è diventato sempre più complicato, soprattutto a causa dei social dove ipotesi e ricostruzioni possono circolare molto rapidamente e trasformarsi, agli occhi di chi legge, in presunte certezze.

L’uomo racconta però di ricevere anche molti messaggi di solidarietà, anche se segnala che alcuni attacchi avrebbero oltrepassato il limite e sarebbero già finiti all’attenzione dei suoi legali.

La sua posizione, comunque, non cambia. Sempio attende di capire quale sarà il prossimo passo della Procura e non esclude che la vicenda possa arrivare in aula. Nel frattempo resta ferma la convinzione espressa davanti alle telecamere: per lui, la responsabilità della morte di Chiara Poggi resta quella già stabilita dalla giustizia.

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