Le consulenze della difesa di Andrea Sempio, i dubbi sulla condanna di Alberto Stasi e una domanda che torna a pesare sul caso Garlasco: che cosa è successo ai soldi di cui parla Massimo Lovati?
Nella puntata del 13 ottobre di Verità Nascoste, Milo Infante affronta i diversi capitoli di una vicenda che, a distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, continua a far discutere. Tra le dichiarazioni dell’ex legale di Sempio e le contestazioni di Antonio De Rensis sulla vecchia inchiesta, il confronto si concentra sulle prove, sulle omissioni denunciate dalla difesa e sui passaggi ancora da chiarire.
Garlasco, i soldi di Sempio e il racconto di Massimo Lovati
La questione del denaro arriva nel finale della puntata, quando l’attenzione torna su Andrea Sempio e sulla prima indagine che lo aveva coinvolto nel 2017, poi conclusa con l’archiviazione. A riaprire il capitolo è l’avvocato Massimo Lovati, che ha parlato dei rapporti con i colleghi dell’epoca e delle circostanze che, secondo il suo racconto, avrebbero accompagnato la gestione della difesa.
Lovati ha messo sul tavolo due ipotesi, senza indicare una ricostruzione definitiva. “I casi sono due: o loro non si sono fidati di me, del mio parere, e hanno detto: ‘Questo avvocato è scemo, quindi noi seguiamo le nostre strade’, oppure è tutta una montatura”, ha dichiarato, dicendo di non aver mai chiesto soldi.
Poi si è soffermato su alcune telefonate ricevute in quel periodo, nelle quali gli sarebbe stato prospettato un compenso: “Mi telefonavano: ‘Guarda che Sempio ha portato un acconto. Se vieni, prendi la tua parte'”.
Secondo Lovati, inizialmente gli altri avvocati avrebbero sostenuto di non aver ricevuto denaro, mentre successivamente, davanti agli inquirenti di Brescia, avrebbero fornito una versione diversa.
Nel corso della trasmissione, Infante ha richiamato anche un’intercettazione di Sempio legata alla vicenda della presunta corruzione. “Se parlo viene giù tutto, se mi chiamano”, si sentirebbe dire il giovane. Il conduttore fa notare che Sempio sarebbe stato convocato senza presentarsi: “In realtà, ti hanno chiamato ma non sei andato, lo diciamo a posteriore memoria“.
Le novità sulle indagini e la situazione di Alberto Stasi
Prima di arrivare alle dichiarazioni di Lovati, Verità Nascoste si è concentrato a lungo sulla posizione di Alberto Stasi. A tenere banco sono le cinque consulenze che la difesa di Sempio avrebbe preparato per rispondere alle accuse della Procura di Pavia.
Secondo quanto riferito da Infante, le analisi non si limiterebbero a sostenere l’estraneità di Sempio, ma porterebbero anche a escludere una responsabilità di Stasi. Un’ipotesi che il conduttore presenta come il contenuto delle consulenze, non come una conclusione già accertata.
Antonio De Rensis, legale di Stasi, preferisce però non entrare nel merito: “Non commento mai le argomentazioni della difesa Sempio, abbiamo rapporti di rispetto, sono curioso. Noi siamo concentrati sulle nostre cose, ne abbiamo fatte tante”.
La trasmissione è tornata quindi sugli accertamenti della vecchia inchiesta, a partire dalle tracce di sangue individuate sui tappetini dell’auto di Stasi e dagli esami effettuati sui pedali della bicicletta. Infante si domanda come sia stato possibile valutare la presenza di sangue sui tappetini dopo i numerosi accessi degli agenti nell’auto e richiama soprattutto i due esiti negativi degli esami sui pedali.
De Rensis si riferisce a “fatti gravi, gravissimi” e cita le parole di Marino durante un interrogatorio: “Probabilmente quelle due repliche negative avrebbero meritato un approfondimento maggiore“. Il legale sostiene che i dati grezzi degli esami siano stati richiesti più volte dalla difesa senza essere consegnati e che la loro disponibilità avrebbe permesso di approfondire quei risultati.
A parlare di Stasi è anche Vittorio Feltri, che definisce la vicenda “un insulto alla giustizia e all’umanità”. Feltri si dice convinto che si arriverà a una revisione del processo, pur esprimendo dubbi sulla capacità della magistratura di rivedere la propria decisione. De Rensis, dal canto suo, descrive un uomo che sta cercando di proteggere la propria quotidianità: “Alberto ha talmente rispetto per gli altri da sapere che per iniziare un percorso deve concludere questa fase dolorosa”.
Le minacce agli inquirenti
Nel corso della puntata trova spazio anche un’intercettazione del maggio 2025, riportata nell’informativa dei Carabinieri di Moscova. Il documento parla di attività “eterodirette, con toni di minaccia e intimidazione nei confronti degli inquirenti”, con riferimenti a possibili interventi di persone influenti per punire chi stava indagando.
De Rensis commenta con parole nette: “Grande turbamento, io ho detto che in questa vicenda esiste il male, l’ho provato sulla sua pelle. Leggere queste parole in un uomo di legge non può che suscitare forte turbamento”.