Le foto del corpo di Chiara Poggi in tv, 60 mila euro di multa a due programmi Mediaset

Caso Garlasco, stretta del Garante della Privacy: multa a Le Iene e Zona Bianca per aver mostrato immagini lesive della dignità di Chiara Poggi

Pubblicato:

Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

Un provvedimento destinato a segnare un precedente nel racconto televisivo dei casi di cronaca nera. Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato con una multa complessiva di quasi 60 mila euro due programmi Mediaset, Le Iene e Zona Bianca, per la diffusione di immagini relative al delitto di Chiara Poggi, la ventiseienne uccisa nella sua abitazione di Garlasco il 13 agosto 2007.

Secondo l’Autorità, le sequenze mandate in onda rappresentavano “un dettaglio di violenza ingiustificato” e risultavano “ingiustamente lesive della dignità personale della vittima e della sua famiglia”, senza apportare alcun elemento utile alla comprensione della vicenda giudiziaria. Le immagini mostravano, tra l’altro, il luogo in cui la giovane era stata ritrovata senza vita, alcuni particolari del corpo, le chiazze di sangue e altri dettagli della scena del crimine.

Il provvedimento arriva a circa un mese dalla sua adozione e dispone non soltanto la sanzione economica, ma anche la rimozione dei contenuti contestati e il divieto di una loro eventuale futura diffusione. Una decisione che richiama con forza il principio secondo cui il diritto di cronaca non può mai tradursi in una rappresentazione spettacolarizzata della sofferenza delle vittime.

Il reclamo della famiglia Poggi e il principio dell’essenzialità dell’informazione

L’istruttoria dell’Autorità è stata avviata dopo il reclamo presentato nell’aprile dello scorso anno dai genitori di Chiara Poggi, Rita e Giuseppe, assistiti dall’avvocato Vinicio Longo.

La coppia ha denunciato una violazione della dignità della figlia e della loro stessa sfera personale, contestando inoltre il mancato rispetto del cosiddetto principio di essenzialità dell’informazione.

Nel mirino sono finite due puntate andate in onda il 30 marzo e il 9 luglio, nel periodo in cui il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione mediatica dopo la riapertura delle indagini da parte della Procura di Pavia. Durante le trasmissioni sono state ricostruite le fasi del delitto attraverso immagini dell’interno della villetta di via Pascoli, della scala dove era stato rinvenuto il corpo e di altri particolari ritenuti dalla famiglia privi di reale utilità giornalistica.

Per i genitori della vittima, quei contenuti non hanno contribuito a far comprendere meglio i fatti, ma hanno risposto esclusivamente ad una logica sensazionalistica. Una tesi che il Garante ha condiviso, ritenendo che la diffusione di quelle immagini non abbiano in alcun modo soddisfatto il requisito dell’essenzialità richiesto dalla normativa sulla privacy e dal codice deontologico dei giornalisti.

Il richiamo ai media: “No alla spettacolarizzazione della cronaca”

Nel provvedimento, il Garante ha ampliato la riflessione oltre il caso specifico e ha richiamato l’intero sistema dell’informazione a un uso più responsabile delle immagini legate ai fatti di cronaca.

L’Autorità ha osservato come il caso Garlasco sia stato oggetto, negli anni, di un’attenzione mediatica che “è andata ben oltre l’esercizio del diritto e del dovere di cronaca”, trasformandosi in una “continua e morbosa spettacolarizzazione”.

Pur riconoscendo il valore costituzionale della libertà di informazione e del diritto dei cittadini a essere informati, il Garante ha ribadito che questi diritti devono essere costantemente bilanciati con la tutela della dignità delle persone coinvolte, siano esse vittime, familiari, indagati o altri soggetti interessati dalle vicende giudiziarie.

Nel caso delle immagini contestate, l’Autorità ha escluso che esse potessero trovare giustificazione sia sotto il profilo dell’essenzialità dell’informazione sia sotto quello dell’originalità della notizia, osservando che quei dettagli erano già stati ampiamente pubblicati in passato e non aggiungevano alcun elemento nuovo alla ricostruzione dei fatti.

Da qui la decisione di ordinare la loro rimozione e di vietarne una futura ridiffusione, riaffermando un principio destinato a incidere sul modo in cui la cronaca nera viene raccontata sul piccolo schermo: il diritto di informare non può mai prevalere sul rispetto della dignità della persona.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963