Chi vuol essere milionario, le pagelle del 29 marzo: dura troppo (4), il grazie di Gerry Scotti (6), Massimo toccata e fuga (5)

Le pagelle ai nuovi concorrenti di “Chi vuol essere milionario”, che hanno appassionato il pubblico con la loro scalata verso la vittoria

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Maria Francesca Moro

Giornalista e Lifestyle Editor

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La domenica sera ormai significa solo una cosa: una nuova puntata di Chi vuol essere milionario. Il quiz game condotto da Gerry Scotti, tornato sul piccolo schermo dopo lunghi anni di assenza, ha ricominciato ad appassionare gli spettatori e il merito, come sottolineato dallo stesso conduttore, è dei suoi concorrenti. Dei colti, appassionati e affascinanti personaggi che, con un sangue freddo da far invidia, tentano puntata dopo puntata di vincere il tanto ambito milione. Stasera a conquistare la simpatia del pubblico a casa è soprattutto Pietro, l’insolito banchiere che arriva da Milano.

Gerry Scotti trema per i bassi ascolti. Voto: 6

“Good night and good luck”, Gerry Scotti inizia la nuova puntata di Chi vuol essere milionario citando un noto film di George Clooney. “Sicuramente faremo tardi” afferma come prima cosa, continuando a cavalcare la polemica che vede la prima serata slittare sempre più in là nel palinsesto. Il conduttore ringrazia ancora una volta “i telespettatori che arrivano fino a tarda ora, fino all’una di notte”.

Il merito di tale affetto, continua Scotti, è dei concorrenti. “I complimenti non li fanno a me – spiega – li fanno a voi, alla vostra capacità di ragionare e arrivare alle risposte giuste. Siete affascinanti”. Il monologo di Gerry si conclude con un “grazie di cuore” che suona come un’excusatio non petita. Il navigato uomo di spettacolo pone l’accento sul lato più sentimentale del quiz che, settimana dopo settimana, continua a perdere punti di share.

I 3 milioni di spettatori del ritorno in tv sono ormai un sogno lontano per Chi vuol essere milionario che, nelle settimane precedenti, è rimasto al di sotto della soglia del 15%, superato dall’ennesima fiction Rai. Mentre anche La Ruota della Fortuna arranca sulla scia del rivale Affari Tuoi. La bravura dei concorrenti è innegabile, ma forse non basta più… Ma manteniamo l’ottimismo e il romantico Gerry Scotti stasera non lo bocciamo (forse lo faranno già i dati Auditel).

Massimo va via presto. Voto: 5

Il primo concorrente a sedersi sull’alta poltroncina di Chi vuol essere milionario è Massimo, consulente finanziario 33enne nato in Abruzzo ma cresciuto a Parma, spostatosi poi a Milano per studio e approdato infine a Roma per lavoro. Nella capitale vive da ormai 6 anni e perciò conosce bene gli ingredienti di due dei piatti più tipici della tradizionale gastronomica capitolina: carbonara e amatriciana gli fanno indovinare il primo quesito senza difficoltà.

Poco dopo, iniziano i problemi. Massimo sa che a New York scorre il fiume Hudson, ma comincia a tentennare già dal quarto quesito. Usa il 50 e 50 per arrivare ai 50.000 euro, mentre la sua asticella lo aspetta 100.000 euro più in su, alla settima domanda. È il quiz numero 5, però, a decretare la fine della sua gara. Cosa accadde nel 1931? Massimo è confuso, chiama in aiuto l’amico Angelo, giocandosi così anche il secondo aiuto a disposizione.

I due amici, definitisi inizialmente “tuttologi”, cascano su una di quelle domande cui offrono risposta le scuole medie. Sbagliano l’anno della firma dei Patti Lateranensi, confondendolo con quello dell’arresto di Al Capone. E così dura poco l’avventura di Massimo, che torna a casa a neppure metà percorso. L’amaro in bocca ce l’ha lui, ma anche noi che, infierendo un po’, siamo costretti a bocciarlo.

Alessandra, speravamo in te. Voto: NC

La scorsa settimana, l’incredibile Leyla ci aveva fatto sognare grazie alle sue infinite conoscenze da ricercatrice umanistica. Anche stasera speravamo in una presenza al femminile sul trono del Milionario. Speravamo che Alessandra, arrivata fino all’ultima manche preliminare, riuscisse a sbaragliare la concorrenza, ma così non è stato. Allora, di fronte ai tentennamenti del terzo classificato Massimo, abbiamo iniziato a incrociare le dita per la sua entrata in gioco come riserva, ma per sole due risposte giuste in più lo sfidante romano ha privato Alessandra della possibilità di mettersi alla prova, e noi di fare il tifo all’insegna del girl power.

Pietro, un vero tipo da Milionario. Voto: 8

A prendere il posto di Massimo arriva Pietro, dopo essersi guadagnato il secondo posto alla manche eliminatoria. Il simpatico milanese è il più giovane concorrente della serata: ha appena 26 anni, ma la cultura di un uomo ben più maturo. Il suo punto di forza è la versatilità: ha studiato economia sì, ma dei beni culturali; lavora in banca ma come art advisory – la figura, cioè, che aiuta a valutare le opere d’arte interne al patrimonio dei propri clienti. Economista con una vocazione da umanista, ha trascorso 4 mesi a Gerusalemme come lavoratore volontario nella sezione archeologia del museo dei frati francescani.

Pietro, insomma, è proprio una di quelle persone cui, conoscendole, si consiglierebbe di fare i provini per Chi vuol essere milionario. Proprio il tipo che ti aspetti di trovare su quella sedia. È alla mano e senza pretese, tranquillo e abbastanza educato da arrivare accompagnato dal papà. Ma non bisogna farsi ingannare: dietro quel visino da bravo ragazzo si nasconde un concorrente implacabile, in grado di rispondere a quesiti di qualsiasi tipo senza mai perdere il controllo.

Il format fa sbadigliare. Voto: 4

Guardando Chi vuol essere milionario si finisce inevitabilmente per sbadigliare. E la ragione non è la noia: la gara è appassionante, i concorrenti interessanti, il conduttore sa il fatto suo. La colpa è tutta, esclusivamente, dell’orario. La trasmissione inizia già tardi, mai prima delle 22:00 e tra manche preliminari, tornei, chiacchiere e aiuti, non finisce prima dell’una di notte. Decisamente troppo tardi per la notte che anticipa il lunedì e il ritorno in ufficio.

E Gerry Scotti che, con quella che a volte appare come una sottile vena di sadismo, non fa che continuare a sottolineare questo tirar tardi non fa che peggiorare le cose. Perché non pensare a un format più snello, magari dimezzando i tre Q1, Q2 e Q3 della prima mezz’ora che – ammettiamolo – servono a poco. O, magari, evitando di dilungarsi così tanto nel corso della gara quando proprio non ce ne sarebbe bisogno. Insomma, facciamoli lavorare questi montatori, un po’ di taglia e cuci non ha mai fatto male a nessuno. Noi, intanto, mettiamo 4.

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