Tumore dell’ovaio, grazie alla ricerca cure personalizzate e attente alla qualità di vita

Dalla diagnosi alle terapie orali, la ricerca rende le cure sempre più personalizzate. Con un obiettivo in più: proteggere la qualità di vita delle donne

Pubblicato:

Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Solo pochi giorni fa, la Giornata Mondiale del Tumore Ovarico. I numeri dicono che ogni giorno nel nostro Paese 15 donne ricevono una  diagnosi di carcinoma dell’ovaio,  che significa oltre 5.400 nuovi casi l’anno. Siamo di fronte ad una patologia subdola, che difficilmente si riconosce nelle sue fasi iniziali perché non ci sono segni e sintomi chiari, né esistono efficaci tecniche di screening su ampie popolazioni. Ma la ricerca va avanti, e non solo nel mettere a punto nuove terapie, ma anche per far sì che queste siano espressamente mirate per ogni donna, sulla base delle caratteristiche delle cellule neoplastiche. Non solo: grazie alla scienza, oggi è possibile offrire in modo appropriato l’opportunità di assumere i farmaci per via orale, in modo più semplice e comodamente a casa, senza dover ricorrere (ovviamente in casi specifici) alle classiche sedute di somministrazione farmacologica in ospedale e questo impatta sulla qualità di vita della donna, come spiega Angelica Sikokis, specialista presso l’Unità Operativa di Oncologia Medica presso l’Azienda Ospedaliero-Universitari di Parma.

Attenzione ai segnali e ai controlli

L’informazione e la conoscenza sono fondamentali per affrontare nel modo migliore la patologia. Pur se si tratta di segnali spesso aspecifici, il sospetto per la donna, che può venire dai sintomi, dalla percezione dei fattori di rischio e dei percorsi a cui rivolgersi, può fare la differenza sia nei tempi della diagnosi, sia nell’accesso alle cure più appropriate. Purtroppo non esiste uno screening efficace rivolto alla popolazione generale e la malattia spesso si presenta con sintomi vaghi e aspecifici che possono essere sottovalutati. Per questo è importante  non  attendere troppo a lungo prima di insospettirsi e parlarne al più presto con il medico. Ogni donna deve seguire semplici regole per mantenersi sotto controllo, a partire da una visita ginecologica annuale, anche se solo attraverso esami specifici come l’ecografia trans vaginale si può arrivare ad una diagnosi. É fondamentale inoltre tenere sotto controllo eventuali mutamenti del proprio corpo: l’ovaio che tende ad ingrandirsi può inviare segnali che debbono mettere in guardia. Non è il caso di  allarmarsi se compaiono segni che possono ricordare la classica “colite”, ma è comunque sempre opportuno   avvisare il proprio medico  se questi non scompaiono.

Il ruolo dei geni

Se per la popolazione femminile generale l’approccio è necessariamente aspecifico, la situazione ovviamente cambia quando si parla di tumori che possono avere una connotazione genetica. In questo caso, l’ovaio (insieme alla mammella) sono i due organi “bersaglio” da tenere in grande considerazione in caso di positività per i geni BRCA 1 e 2. La presenza della mutazione del gene BRCA1, mediamente, innalzerebbe dell’85 per cento per cento il rischio di sviluppare un tumore maligno al seno e del 50 per cento quello di andare incontro al cancro dell’ovaio. Ovviamente queste situazioni vanno studiate ed è importante che ogni donna sappia che ha diritto ad una consulenza genetica in caso di sospetto su questo fronte. Soprattutto, occorre ricordare che, caso per caso, i trattamenti vanno mirati in base alle caratteristiche cellulari, considerando che negli ultimi anni l’avvento di farmaci specifici e mirati ha cambiato il paradigma terapeutico del carcinoma ovarico e di conseguenza le prospettive e la qualità di vita delle pazienti.

L’importanza della qualità di vita

Grazie alle cure più moderne e agli sviluppi della ricerca, insomma, non si punta solamente a controllare la malattia. Fondamentale è anche assicurare “vita agli anni” in termini di controllo del quadro patologico, grazie ad approcci che prevedano nei percorsi terapeutici il supporto dello psiconcologo e le opportunità di vivere normalmente in ambito sociale, oltre a procedere con percorsi riabilitativi che sempre più debbono passare attraverso il domicilio della donna. ll supporto psicologico, psico-oncologico, sociale, riabilitativo e assistenziale. Insomma, la qualità di vita è parte integrante degli obiettivi di cura e non solo una conseguenza degli effetti dei trattamenti. In questo senso, grazie alle terapie orali si può in casi selezionati ricorrere a cure che lasciano spazio e tempo per la vita di ogni giorno alla donna, che può dedicarsi a sé stessa, alla famiglia, agli affetti, al lavoro.

Con il contributo di GSK

 

 

 

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.

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