Ticket sanitari, cambiano le tariffe, come, perché e per quali esami

Nella maggior parte dei casi le visite e le analisi, come per quelle del sangue, non variano o implicano un esborso maggiore limitato. Qui tutti i dettagli

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Il count down è iniziato: dal 21 settembre cambiano i ticket sanitari, cioè il costo delle prestazioni mediche che sono erogate dal Servizio Sanitario nazionale, sotto forma di visite specialistiche, esami e accertamenti diagnostici. In molti casi chi già pagava una quota di partecipazione potrà veder aumentare la cifra da sborsare.

Ticket perché e quanti cambiano dal 21 settembre

La brutta notizia è che il costo delle prestazioni cambia e, in molti casi, vedendo crescere il costo che il cittadino dovrà pagare. Ma a differenza del prezzo dei carburanti o di luce e gas, non c’entrano né l’inflazione né le tensioni internazionali che hanno portato a rincari generalizzati. Il “ritocco” nel ticket, infatti, è dovuto semplicemente a un aggiornamento delle tabelle di rimborso che il Servizio Sanitario Nazionale eroga a favore dei laboratori e dei poliambulatori privati accreditati con l’ente pubblico, che contestavano importi troppo bassi e insufficienti a coprire i costi.

La contestazione dei laboratori e la revisione

La revisione, dunque, si è resa necessaria dopo che lo scontro era arrivato persino nelle aule di tribunale, con i privati che avevano portato le proprie richieste davanti al Tar del Lazio. I giudici amministrativi, dunque, avevano annullato il decreto ministeriale, lasciando temporaneamente in vigore le tariffe e chiedendo al Ministero della Salute di rivedere i calcoli, come infatti è avvenuto. L’effetto è che tra pochi giorni entreranno in vigore le nuove tariffe che riguardano circa 450 prestazioni. La maggior parte della differenza di costo sarà a carico del SSN e delle Regioni, a cui spetta la gestione della sanità, anche se una parte ricadrà anche sui cittadini. Secondo i calcoli di Altroconsumo i rincari non saranno comunque molto elevati per i pazienti, attestandosi intorno a 1/1,5 euro.

Revisione dei ticket: cosa cambia per Rx ed ecografie

Secondo le stime del ministero della Salute, i cittadini sborseranno circa 27 milioni di euro di ticket in più all’anno, anche se gli aumenti non saranno generalizzati, ma varieranno a seconda di esami e visite richieste. Per esempio, una visita specialistica di controllo, così come radiografie del torace e del ginocchio, la maggior parte delle ecografie e anche la densitometria ossea, manterranno i costi invariati. Nello specifico, la visita specialistica di controllo costerà sempre 17,90 €, un RX al torace 15,45 €, che invece per il ginocchio arriva a 21,15 €. Le ecografie varieranno dai 37,80 € (anche se nella maggior parte delle Regioni  i non esenti pagano al massimo 36,15 euro, pari al tetto ordinario del ticket per ricetta) per l’addome inferiore ai 30,95€ per quella ginecologica, passando per i 28,40€ se si tratta di indagare l’area muscolo-tendinea, mentre la MOC lombare o femorale costerà 31,50 €.

Cosa aumenta di più

Le variazioni più sensibili nei costi, invece, riguardano alcuni esami diagnostici specifici, come l’agospirometria della mammella, che passa dagli attuali 31,25€ a 36,50, con un incremento di 5,25 euro; la prima visita cardiologica, eletrocardiogramma incluso, che arriva a 38 euro (+4,40€); una prima visita audiologica o fonoiatrica, che costerà 26 euro rispetto ai 22 precedenti. Va fatta attenzione, però, al fatto l’aumento della tariffa non coincide con quello del ticket, perché nella maggior parte delle Regioni il cittadino non esente paga al massimo il tetto del contributo, pari a 36,15 euro per ricetta. In concreto e tenendo in considerazione gli esempi sopra riportati, per una visita cardiologica prescritta da sola l’importo totale a carico del paziente passa da 33,60 a 36,15 euro, con un incremento effettivo di 2,55 euro, mentre per l’agoaspirato della mammella, si passa da 31,25 a 36,15 euro, ossia 4,90 euro in più. Il che significa che, a meno di un tetto regionale differente rispetto alla maggior parte dei limiti previsti, la differenza sarà a carico dell’Amministrazione regionale o del SSN.

Prime visite: almeno un euro in più

Come emerge dall’analisi di Altroconsumo, invece, è sulle prime visite specialistiche che si concentra una delle principali novità. La tariffa di base passa da 25 a 26 euro, con un aumento di 1 euro che riguarda, ad esempio, prime visite neurologiche, ginecologiche, ortopediche, oculistiche, pneumologiche, endocrinologiche, dermatologiche e gastroenterologiche. Altre variazioni, poi, interessano l’elettrocardiogramma, che sale da 11,60 € a 12,05 € (+0,45 €), la spirometria semplice da 24,00 € a 24,90 € (+0,90 €). Tra le altre prime visite da segnalare, in quanto coinvolte nel ritocco, ci sono quella odontostomatologica, che passa da 25,35 a € 26,40 € (+1,05 €), e otorinolaringoiatrica da 26,20 € a 27,20 € (+1,00 €).

Esami del sangue: le novità

In questo caso le novità non dovrebbero incidere sui pazienti e su coloro che necessitano di controlli periodici. Anche nel caso in cui il cittadino non sia esente dalla contribuzione della quota individuale, rimangono invariati i costi per le analisi di emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo totale e HDL, trigliceridi, creatinina, TSH e VES. C’è una modifica, invece, per quanto riguarda il prelievo di sangue venoso, il cui costo cresce da 3,80 a 4,30 euro, con un rincaro di 50 centesimi. Resta pari a 2,55 euro, invece, la tariffa per l’esame completo delle urine.

Come funziona il contributo regionale

Come indicato, nella maggior parte delle Regioni il ticket massimo per una ricetta è 36,15 euro. Va tenuto presente, però, che se il valore complessivo delle prestazioni prescritte è pari a 20 euro, il cittadino paga 20 euro. Se, invece, sale fino al 50 euro, il paziente paga comunque al massimo 36,15 euro e la parte restante rimane a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

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