Letti d’ospedale in spiaggia per migliorare guarigione, l’esperimento riuscito

In un ospedale in Spagna i pazienti reduci da terapia intensiva portati in spiaggia hanno mostrato miglioramenti delle condizioni psico-fisiche

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Immaginate di dover trascorrere un periodo di ricovero, dopo un trattamento invasivo come la terapia intensiva. Immaginate anche di poter essere curati con “vista mare”. È quanto accade in Spagna, per la precisione a Barcellona, dove all’Hospital del Mar questa “cura” è ora una realtà. Il progetto, nato in via sperimentale nel 2020, è infatti a pieno regime. L’obiettivo è “umanizzare le cure” e gli effetti positivi in termini di miglioramento del benessere psicologico e fisico dimostrano l’efficacia.

L’ospedale con i letti in spiaggia

Il programma permette a molti pazienti anche e soprattutto in condizioni critiche come quelli che escono da un lungo periodo di ricovero in terapia intensiva, di trascorrere parte della degenza all’aria aperta, godendo della luce solare e soprattutto della vicinanza con il mare, dal momento che i letti sono posizionati proprio sulla spiaggia, nella parte pavimentata appena adiacente alla sabbia che porta alla battigia. Nata nel 2020, quella che all’allora era un’idea innovativa sulla quale in pochi scommettevano, si è rivelata non priva di riscontri concreti positivi. I report, infatti, mostrano come anche una breve esposizione ha migliorato significativamente il benessere emotivo dei pazienti coinvolti.

Quali miglioramenti

Le ricerche condotte finora sui pazienti coinvolti nella terapia “della spiaggia” indicano miglioramenti nel tono dell’umore, nella riduzione dei livelli di stress e progressi nella qualità di vita delle persone in terapia, rispetto a coloro che sono trattati esclusivamente all’interno delle mura ospedaliere. Il piano ha incontrato anche il sostegno di persone che ne sono venute a conoscenza e che hanno deciso, fin dallo scorso gennaio di donare creme solari per attività terapeutiche all’aperto che coinvolgono pazienti in terapia intensiva. La ricerca sostiene costantemente i benefici degli ambienti naturali per il recupero dei pazienti, citando miglioramenti nel benesser epsicologico, riduzione dello stress e miglioramento generale della qualità della vita attraverso l’esposizione all’aperto in ambienti sanitari.

Il commento di Matteo Bassetti

La notizia dell’iniziativa spagnola non è passata inosservata agli oggi di Matteo Bassetti. Come racconta e commenta il Direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, infatti, “Per persone come il sessantenne Francisco España, che ha trascorso 52 giorni estenuanti in stato di sedazione e isolamento durante la sua grave malattia, dieci minuti trascorsi a respirare l’aria fresca del mare e a sentire il sole del Mediterraneo rappresentano un’esperienza che cambia la vita. Queste uscite in riva al mare rientrano in un più ampio sforzo volto a “umanizzare” i reparti di terapia intensiva: ambienti spesso freddi, isolanti e caratterizzati da un’elevata complessità tecnologica, che lasciano i pazienti profondamente traumatizzati”.

Un modello di riabilitazione da imitare

Come rileva ancora Bassetti, “L’ospedale sta raccogliendo dati per verificare se queste brevi esperienze all’aperto possano favorire più velocemente il recupero cognitivo ed emotivo dei pazienti a medio e lungo termine. I primi riscontri sono estremamente positivi: il personale medico ha infatti osservato un immediato miglioramento del morale e del benessere dei pazienti. Combinando un rigoroso monitoraggio clinico con l’esposizione terapeutica alla natura, l’équipe spagnola spera di definire un modello di riabilitazione post-terapia intensiva basato sull’attenzione umana, dimostrando che, a volte, la medicina migliore si trova proprio oltre le mura dell’ospedale”.

Tutti i benefici del sole sulla salute

D’altro canto i benefici dell’esposizione solare per la salute sono stati indagati da tempo. “Quasi tutto quello che ci riguarda come esseri viventi dipende in ultima istanza dal sole. Il cibo che mangiamo, vegetale o animale che sia, deriva dalla produzione di materia organica sostenuta dall’energia solare, grazie alla fotosintesi. Ci sono però anche degli effetti più immediati, che il sole ha direttamente sul nostro corpo”, osserva Marcello Filopanti, endocrinologo del Policlinico San Marco e di Smart Clinic, sul portale del Gruppo San Donato. Risalendo indietro della storia, già gli antichi Greci usavano l’elioterapia per curare le piaghe cutanee e altre malattie della pelle. L’importante è esporsi con le dovute protezioni.

Dalla vitamina D al buon umore

Oltre a stimolare la produzione di vitamina D, infatti, anche “La luce visibile, oltre a permetterci di ammirare gli splendidi colori di un tramonto sul mare o di un paesaggio montano, ha anche effetti più profondi su di noi grazie ai suoi ritmi – sottolinea il dottor Filopanti – Già dagli anni Ottanta, alcuni studi evidenziarono un disturbo dell’umore associato al variare delle stagioni, detto appunto ‘disturbo affettivo stagionale’. Le persone che soffrono di questo problema hanno depressione durante l’inverno, mentre stanno molto meglio d’estate. Si ipotizza che la causa sia la riduzione della luce diurna che avviene nella ‘brutta’ stagione. Questo disturbo è infatti molto più comune nei paesi dell’Europa del nord, dove la durata della luce diurna è ancora più breve e uno dei trattamenti impiegati è quella di esporre i pazienti alla luce brillante artificiale per qualche ora al giorno”. L’esposizione al sole favorisce, inoltre, la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone del benessere”. Tra le altre conseguenze di una corretta e adeguata esposizione al sole ci sono la regolarizzazione del ritmo sonno-veglia e un effetto sui muscoli: il calore, infatti, ne favorisce il rilassamento e migliora la mobilità delle articolazioni. Nei paesi dove è possibile, per condizioni climatiche, e nei pazienti adatti, dunque, l’esperimento spagnolo potrebbe diventare un esempio da seguire.

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