Difterite, muore una bambina di 4 anni: il ritorno della malattia e i rischi

La vittima non era stata vaccinata e oggi gli esperti sottolineano l’importanza dell’immunizzazione

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Eleonora Lorusso

Giornalista, esperta di salute e benessere

Milanese di nascita, ligure di adozione, ha vissuto negli USA. Scrive di salute, benessere e scienza. Nel tempo libero ama correre, nuotare, leggere e viaggiare

Sembrava una malattia ormai scomparsa, invece la difterite è tornata a far parlare di sé, dopo il caso della bambina di 4 anni morta a Palermo. La conferma è arrivata dopo ore di apprensione per la sorte della piccola, che non era stata vaccinata per scelta dei genitori, nonostante l’immunizzazione sia obbligatoria per tutti i nuovi nati.

La morte della bimba di 4 anni

La giovanissima vittima è morta in seguito a uno scompenso multiorgano, conseguenza dell’infezione data dalla difterite. Era stata ricoverata presso l’ospedale Civico di Palermo, dopo un primo ricordo al pronto soccorso, non risolutivo. I sintomi erano comparsi meno di una settimana prima. Da quanto emerso i genitori, contrari alla vaccinazione, pensavano che si trattasse di un malanno di stagione o di una tonsillite, dal momento che i sintomi possono essere confusi. “Abbiamo fatto davvero di tutto per poterla salvare ma sono stati in queste 48 ore attorno alla bambina tutti i primari e tutti gli specialisti che abbiamo. Ma la bambina è andata immediatamente in una fase di scompenso multiorgano e nell’arco di 48 ore non ce l’ha fatta” ha spiegato Domenico Cipolla, Direttore sanitario dell’Ospedale Civico di Palermo.

La bambina non era vaccinata

Dai primi riscontri risulta che i genitori della bambina avessero dunque rifiutato l’immunizzazione, che invece rientra tra quelle obbligatorie in Italia per tutti i nuovi nati e alla quale avevano sottoposto gli altri figli. “Non mi è sembrato una problematica di tipo ideologico, più per paura, sospetti di effetti collaterali che qualcuno aveva instillato”, ha spiegato ancora Cipolla. Anche il cugino, della stessa età, è ricoverato in ospedale con sintomi analoghi, ma è vaccinato e le sue condizioni non appaiono gravi. La Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta e ha disposto l’autopsia accertare le modalità con le quali bambina possa aver contratto la malattia. Restano, intanto, gli appelli a non sottovalutare l’importanza delle vaccinazioni.

Perché la vaccinazione è (ancora) obbligatoria

Nonostante non si parli di difterite da tempo, infatti, la malattia continua a essere ritenuta molto pericolosa e potenzialmente letale, come accaduto per la bambina di Palermo. Si tratta di una malattia infettiva acuta provocata dal batterio ‘Corynebacterium diphtheriae’. “Una volta entrato nel nostro organismo, questo agente infettivo rilascia una tossina che può danneggiare, o addirittura distruggere, organi e tessuti. Gli organi coinvolti variano a seconda del tipo di batterio: il più diffuso colpisce la gola, il naso e talvolta le tonsille, mentre un altro tipo, presente soprattutto nelle zone tropicali, provoca ulcere della pelle. Più raramente, l’infezione coinvolge la vagina o la congiuntiva“, come chiarisce l’Istituto superiore di sanità (Iss) sul proprio portale.

Chi è più a rischio e dove

“Per quanto possa colpire a qualsiasi età, la difterite riguarda essenzialmente i bambini non vaccinati. Nei Paesi con clima temperato, si diffonde durante i mesi invernali“, spiegano ancora gli esperti dell’ISS, che ricordano come la tossina difterica, oltre a indurre necrosi dei tessuti locali, può diffondersi tramite il sangue e raggiungere organi vitali. I dati del ministero della Salute indicano che nel 2022 si sono registrati 3 casi di infezione, dei quali 2 di difterite cutanea e 1 con manifestazione sia respiratoria che cutanea (tutti di importazione).

Come si trasmette e si riconosce

“La difterite si trasmette per contatto diretto con una persona infetta o, più raramente, con oggetti contaminati da secrezioni delle lesioni di un paziente. In passato, anche il latte non pastorizzato ha rappresentato un veicolo di infezione”, chiarisce l’Iss. I sintomi, specie nel caso in cui il batterio colpisce le vie respiratorie, possono essere molto simili a quelli della tonsillite, con la quale può essere confusa, come nel caso della bambina di Palermo. Si va dal mal di gola, alla febbre leggera fino alla perdita dell’appetito. “Entro due o tre giorni, sulla superficie delle tonsille e della gola si forma una caratteristica membrana grigiastra, dai margini infiammati – spiega l’Iss – Talvolta queste lesioni possono sanguinare e assumere un colore verdastro o nero. Altri sintomi associati all’infezione possono essere gonfiore del collo e ostruzione delle vie respiratorie“.

Come funziona il vaccino

“Gli individui che sviluppano la malattia vanno trattati immediatamente con l’antitossina e antibiotici (eritromicina o penicillina), quindi messi in isolamento per evitare che contagino altre persone. In genere, già dopo due giorni di terapia non sono più contagiosi”, sottolineano gli esperti, che però ricordano come la miglior cura sia la prevenzione tramite la vaccinazione. In genere si procede come la somministrazione del cosiddetto “trivalente”, ossia il vaccino combinato con quello contro il tetano e contro la pertosse (Dtp). Oggi esiste anche un esavalente, che protegge anche contro la poliomielite, l’epatite virale B e le infezioni invasive da Haemophilus influenzae B. Il vaccino è consigliato a tutti i bambini nel primo anno di vita, agli adulti non vaccinati e ai viaggiatori che si recano nelle zone dove la malattia è endemica. Il ciclo di base del vaccino è costituito da tre dosi, da fare al terzo, quinto e dodicesimo mese di vita del bambino. Successivamente vengono eseguiti due richiami, a 6 e 14 anni. Al termine del ciclo, la vaccinazione antidifterica garantisce una protezione totale.

La cura in caso di malattia

In caso di malattia, invece, i pazienti sono trattati con l’antitossina e antibiotici, come eritromicina o penicillina, anche se la maggior difficoltà è legata alla diagnosi, che spesso avviene tardivamente. È in questi casi che, nonostante in genere la malattia abbia un decorso benigno, possono sorgere complicanze – anche gravi – a livello cardiaco: possono verificarsi aritmie, con rischio di arresto cardiaco, miocardite, insufficienza cardiaca progressiva. “La difterite – spiega l’Iss – va sospettata nella diagnosi differenziale nelle seguenti patologie: faringiti batteriche e virali, mononucleosi infettiva, sifilide orale, candidosi, angina di Vincent. La diagnosi viene confermata dall’esame batteriologico delle lesioni”.

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