Questa estate ci sono meno zanzare? Qualcuno pensa di sì, specie nelle grandi città, quelle che hanno sofferto maggiormente il caldo dei giorni scorsi, anche a causa della cooling poverty e delle isole di calore che si formano in alcuni quartieri delle petropoli. Eppure gli esperti avvertono: il peggio potrebbe arrivare a breve, dopo i temporali che hanno mitigato un po’ le temperature. C’è anche chi prevede che l’estate 2026 vedrà triplicato il numero di zanzare, di cui in Italia oggi ci sono già 40 specie differenti.
Zanzare, quali e quante
A fare chiarezza sulla presenza dei fastidiosi insetti, associati solitamente al periodo estivo, è l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr (Iret). In Italia “sono presenti circa 40 specie di zanzare, mentre nel mondo se ne contano migliaia”, spiega all’Adnkronos Salute. In questo vasto campionario, però, a destare maggiore interesse e preoccupazione sono solo alcune zanzare in particolare: “Alcune hanno bisogno della pioggia per riprodursi, altre – come le zanzare tigre – riescono a sfruttare piccole raccolte d’acqua stagnante, come quelle presenti in sottovasi, contenitori abbandonati o acque di scarico”, chiarisce ancora l’esperto.
La zanzara tigre e la comune: quali rischi
Oltre al fastidio delle punture in sé, però, alcune specie possono essere più insidiose di altre in quanto veicolo di malattie ed è qui che aumenta l’attenzione degli entomologi, soprattutto in questo momento particolare di inizio estate: tra le specie più rischiose per l’uomo, infatti, “ci sono la zanzara tigre (Aedes albopictus) e la zanzara comune (Culex pipiens). La prima si riproduce soprattutto in piccole raccolte d’acqua e può essere molto aggressiva durante il giorno: è in grado di individuare la presenza dell’uomo attraverso l’anidride carbonica emessa con il respiro e attaccare rapidamente – osserva l’esperto -. La zanzara comune, invece, vive soprattutto negli ambienti urbani e trova condizioni favorevoli in fogne, acque stagnanti e aree vicine agli allevamenti intensivi; è più attiva nelle ore notturne“. Ma cosa c’entra la tregua nel caldo?
Il caldo e i temporali, mix perfetto
Il fatto di aver visto meno zanzare finora, infatti, è da attribuire anche alle condizioni di caldo record registrato finora, che ha reso più difficile anche alle zanzare la normale riproduzione. Ma con l’abbassamento dei livelli medi delle temperature e, soprattutto, con i temporali seguenti ecco che qualcosa cambierà: “Questo caldo esagerato, probabilmente neanche tanto previsto dai modelli, ha sicuramente fatto soffrire un po’ la zanzara, che magari durante il giorno tende a rifugiarsi negli spazi ombreggiati come sotto agli alberi. Sicuramente sopra i 35 gradi anche le zanzare adulte soffrono, così come la siccità non favorisce la diffusione dell’insetto: quando i ristagni potenziali si asciugano perché non piove le zanzare non nascono e le larve morirebbero”, sottolinea l’entomologo Claudio Venturelli al Quotidiano Nazionale. Venturelli, da profondo conoscitore soprattutto della zona dell’Emilia Romagna e del Delta del Po, azzarda una previsione.
Cambia la velocità di riproduzione delle zanzare
“I dati oggettivi – provenienti da un monitoraggio della regione Emilia-Romagna con le ovitrappole consultabile sul sito zanzaratigreonline.it – mostrano che nel periodo che va da fine maggio ai primi di giugno le uova deposte e raccolte sono il 75% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e negli ultimi 15 giorni di giugno il 18% in più sempre rispetto al 2025, quando anzi mancano gli ultimi 5 giorni sfuggiti al monitoraggio, mentre il calcolo dell’anno precedente era fino alla fine del mese. Quindi direi che sì, i dati oggettivi evidenziano il contrario rispetto alla percezione soggettiva. Possiamo anche affermare che l’anno scorso ce ne sono state veramente poche. E comunque in genere le zanzare escono fuori in maniera evidente dalla fine di giugno in avanti. Una volta il picco era ad agosto, ora si è spostato verso settembre”.
Zanzare, è possibile che triplichino
Per questo, secondo Venturelli, è possibile che il numero di zanzare a breve sia triplicato rispetto a quello dello scorso anno. Ma non solo: “Possiamo dire che con caldo e siccità la durata della vita adulta si riduce, ma nello stesso tempo la temperatura più alta accorcia i tempi per completare il ciclo di sviluppo. Ora piove più al Sud che al Nord e questo favorirà uno sviluppo di zanzare sempre più alto. Le larve si sviluppano in acqua e se prima impiegavano 15 giorni per completare il ciclo, ora ne bastano 7-8. Quindi vivono meno da adulte ma quando sono fuori ne escono tantissime e più rapidamente”.
Più temporali, più zanzare
A fornire ulteriori conferme alle ipotesi sono i dati del CNR, il Centro Nazionale Ricerche: in Toscana, con l’ondata di rovesci delle ultime ore, “sono cadute punte di 50 millimetri di pioggia in un’ora. Questo tipo di precipitazioni favorirà uno sviluppo di zanzare sempre più alto. E poi c’è la zanzara tigre, che deposita le uova in asciutto, i pozzetti hanno la temperatura ideale e alle prime piogge l’acqua fa schiudere le uova in contemporanea, quindi mi aspetto un’ondata nei prossimi 15 giorni”, aggiunge Venturelli.
Rischio malattie non endemiche
A richiedere particolare attenzione, infine, sono le malattie che alcune specie di zanzare possono veicolare: “Nel caso della Dengue l’uomo, se infettato, può diventare a sua volta un trasmettitore della malattia attraverso la puntura di una zanzara. Diverso il caso della West Nile: l’uomo può ammalarsi, ma non può trasmettere il virus ad altri perché è un ‘binario morto’. Ad oggi, però, è impossibile prevedere che estate ci aspetta sotto questo punto di vista”, osserva Pantaleoni, in riferimento alla zanzara tigre. L’esperto, quindi, invita a controllare “focolai, mappare le aree a rischio e monitorare la presenza di larve nelle acque”, dotandosi di protezioni “come zanzariere, repellenti e altri sistemi di barriera”.