Si può mai volere troppo bene ad un figlio? Benefici & rischi di in amore senza limiti

Secondo una ricerca americana, l'amore materno, durante la prima infanzia, porta benefici sulla salute dei figli, a lungo termine. Ma, senza limiti, i nostri figli potrebbero diventare fragili.

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Giorgia Marini

Parenting Specialist

Ex avvocato. Blogger, con la laurea sul campo in Problemi di Mammitudine. Da 6 anni scrivo di gravidanza, maternità ed infanzia, sul mio blog “Stato di Grazia a Chi?” e su altre testate online. Racconto la maternità con brio, garbo ed empatia.

Secondo una ricerca recente esiste una forte correlazione fra la salute fisica e mentale dei nostri ragazzi e ragazze adolescenti ed il comportamento materno nei primissimi anni di vita. Ma se dalle nostre lodi dipende la loro sicurezza, la loro autostima, qual è il confine fra una buona protezione, una giusta accoglienza verso i bambini e quell’eccesso che fa crescere figli fragili, non più capaci di affrontare da soli difficoltà o rifiuti?

Ci siamo posti questo interrogativo, estremamente e drammaticamente attuale, partendo dai risultati della ricerca e arrivando alle considerazioni della dottoressa Miolí Chiung sull’amore materno ed i suoi confini.

Amore materno & infanzia: benefici fisici e mentali

Partiamo dalla ricerca della  UCLA Health che evidenzia un importante correlazione fra il senso di sicurezza sociale dei bambini e ragazzi e l’affetto manifestato nei loro confronti in tenerissima età.

I risultati della ricerca mostrano che coloro che hanno conosciuto maggiore affetto materno all’età di 3 anni hanno una percezione più positiva della società, all’età di 14 anni, e, successivamente, vantano migliori condizioni di salute fisica e mentale all’età di 17 anni.

Ma cosa intendiamo per affetto materno? Parliamo di lodi, tono di voce positivo e atti di affetto più in generale.  Quindi la questione non è in termini di amore ma di come viene manifestato a casa, dalla madre.

Gli studiosi si sono spiegati tale risultato mettendo in correlazione le prime esperienze interpersonali e la percezione del mondo sociale da parte dei bambini. Se si vive in n luogo accogliente, stimolante, è probabile che si sviluppi una maggiore sicurezza generale. Se si nasce e si cresce in un luogo che si teme, relazionandosi con persone che ci incutono insicurezza, è così che percepiremo l’esterno.

L’affetto paterno non è stato studiato, non perché meno importante ma in quanto i dati non erano sufficienti. Ma studi preliminari suggeriscono che “la qualità delle cure fornite dai padri influenzi anche gli esiti per i figli e dovrebbe quindi essere al centro delle ricerche future.”

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Come si può amare i nostri figli, senza danneggiarli

Amore materno: figli sereni senza crescere adulti fragili

Se, decenni fa, in casa esitavano due figure contrapposte di cui, quella paterna, con una forte connotazione normativa alla quale quella materna bilanciava con una maggiore accoglienza in un equilibrio non privo di errori ma tecnicamente funzionante, oggi i ruoli sono assai diversi.

Sappiamo che spesso mamme e padri, per una serie di cause piuttosto note ed anche in parte ragionevoli, manifestano gli stessi atteggiamenti di amore verso i figli e le figlie, senza confini. Lodi sperticate, sensi di colpa che impediscono di stabilire regole e divieti, protezione in ogni contesto ed ad ogni età, che inibiscono lo sviluppo dei figli ed il loro fare esperienza come anche il fallire.

Atteggiamenti di amore che non prendono forme diverse in base all’età ma che si cronicizzano diventando una marmorea forma di resistenza verso qualsiasi esperienza di dolore.

Questo schema, questa gabbia dorata può davvero sortire gli effetti di quella buona salute fisica e mentale che abbiamo visto in precedenza? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Miolí Chiung, psicologa e psicoterapeuta, presidente della Cooperativa Salem.

“Negli ultimi anni la ricerca psicologica ha messo in luce con maggiore chiarezza quanto un approccio materno caldo, accogliente e protettivo rappresenti un potente fattore di sviluppo positivo per i bambini. Una madre emotivamente disponibile, capace di sintonizzarsi con i bisogni del figlio e di offrirgli una base sicura, favorisce l’autostima, la regolazione emotiva e la capacità di costruire relazioni sane nel corso della vita.

Eppure, accanto a questa evidenza, emerge una domanda sempre più attuale e, per molti genitori, anche un po’ scomoda: è possibile che un eccesso di armonia, accondiscendenza e protezione finisca per indebolire emotivamente i figli nella loro capacità di affrontare frustrazioni, rifiuti e conflitti? La risposta sta sempre nell’equilibrio con cui si vivono le relazioni, anche e soprattutto con i propri figli”.

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Amare i figli senza evitare i conflitti ed i divieti

L’importanza di essere amati … ma non troppo!

È importante essere amati, senza eccessi? L’abbiamo posta così, la nostra domanda, ma si tratta di una battuta. Come evidenziato in alto, anche dalla dottoressa, la questione non è il “quanto” dell’amore ma la necessità di trovare un equilibrio tra questo e ciò che va fatto. E siccome a volte il nostro amore ci rende ciechi, non dobbiamo mai perdere quella lucidità che ci aiuta proprio crescere figli più felici.

“Partiamo da un punto indiscutibile: i bambini hanno bisogno di sentirsi amati in modo incondizionato. Questo significa essere visti, riconosciuti, accolti anche quando sono arrabbiati, capricciosi o in difficoltà. Un ambiente familiare poco conflittuale e prevedibile, consente al bambino di sviluppare un senso di sicurezza interna fondamentale.

È proprio da questa base che nasce la fiducia nel mondo: Posso sbagliare, posso avere bisogno, e qualcuno ci sarà. Questo tipo di esperienza relazionale costruisce quella che in psicologia viene definita una base sicura, da cui il bambino può partire per esplorare e a cui può tornare nei momenti di fatica”.

Ma questo esserci sempre quali rischi a lungo termine può portare con sé?

“Tuttavia, c’è una sottile ma cruciale differenza tra proteggere e anticipare ogni possibile frustrazione. Quando il genitore, spesso con le migliori intenzioni, interviene costantemente per evitare al figlio qualsiasi disagio, rischio o delusione, il messaggio implicito cambia: “Il mondo è troppo difficile per te, da solo non ce la fai.

In questi casi, il rapporto, pur restando apparentemente sereno e privo di conflitti, può diventare eccessivamente accomodante. Il bambino cresce senza allenarsi a tollerare il no, l’attesa, il limite. E senza questa palestra emotiva, il rischio è che sviluppi una bassa soglia alla frustrazione”.

 La difficoltà dei genitori a dire dei no

Purtroppo è un tema caldo ed assai amaro questo dei no. Quei che no che non diamo perché: siamo stanchi; stiamo facendo o pensando ad altro; siamo pieni di sensi di colpa; non ci sentiamo all’altezza del nostro ruolo; non vogliamo ferire; siamo distratti; non attribuiamo alcuna importanza o conseguenza rispetto a queste sillabe.

Eppure ce lo stanno insegnando i trafiletti di giornale ed i servici in tv, quanto una serie infinita di sì, può avere effetti devastanti. Quanto il procrastinare quel conflitto che temiamo possa ferire i nostri bambini, di vittime ne fa sempre almeno una!

Molti genitori temono il conflitto perché lo associano a una rottura del legame. In realtà, un conflitto gestito in modo rispettoso e contenitivo è uno degli strumenti più preziosi di crescita.

Dire “no” a un bambino, porre un limite, non significa essere meno amorevoli. Al contrario, significa aiutarlo a fare i conti con una realtà che, inevitabilmente, non sarà sempre sintonizzata sui suoi desideri. Anche i “si” sono un potente strumento che permette al bambino di comprendere di essere in grado di poter affrontare una sfida. Dobbiamo comprendere che acconsentire e negare non deve essere una scelta di comodo.

Ciò che fa la differenza è il come: un limite spiegato o una nuova sfida, accompagnati emotivamente permettono al bambino di vivere la frustrazione senza sentirsi rifiutato come persona”.

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Quali sono i limiti per un amore materno senza rischi

Amore e confini: una coppia inseparabile

Acconsentire e negare non deve essere una scelta di comodo, afferma la dottoressa e, forse, il nodo della questione risiede proprio lì. In un tempo nel quale noi genitori siamo accanto ai nostri figli e alle nostre figlie, molto di più rispetto alle generazioni precedenti, le nostre buone intenzioni possono tradirci. Questa naturale, legittima protezione che avvertiamo nei loro confronti, rischia, se senza limiti, di inibire, ritardare la loro crescita, azzerando conflitti, divieti, dialoghi profondi, con un risultato potenzialmente opposto a quello visto all’inizio del nostro articolo. Il nostro approccio verso i figli/figlie deve essere autentico, sin dall’inizio; il rischio è che un amore materno (privo di regole, sfide, conflitti) soffochi quegli step di crescita fondamentali, per renderli persone in grado di affrontare frustrazioni e asperità della vita. Ovviamente, siamo partiti da una ricerca che metteva sotto l’occhio di bue il ruolo della mamma ma, quanto sin ora detto, vale per entrambi i genitori.

“La domanda iniziale tocca un punto cruciale: è realistico pensare di cambiare improvvisamente registro educativo con l’arrivo dell’adolescenza?

La risposta è no. Le modalità relazionali costruite nei primi anni di vita tendono a stabilizzarsi. Se un bambino è cresciuto in un contesto dove il conflitto è stato evitato e i limiti sono stati pochi o poco chiari, è probabile che fatichi maggiormente ad accettarli quando, fisiologicamente, diventeranno necessari.

L’adolescenza, infatti, è per definizione una fase di confronto, opposizione e ridefinizione dei confini. Un ragazzo che non ha mai sperimentato limiti solidi può vivere questa fase con maggiore intensità, oscillando tra richieste di autonomia e difficoltà a gestire la frustrazione.

Crescere un figlio emotivamente solido non significa scegliere tra accoglienza e regole, tra empatia e fermezza. Significa integrare questi aspetti.

Un amore materno (e genitoriale) davvero nutriente è quello che sa essere:

È proprio l’incontro tra affetto e confine a costruire individui capaci non solo di sentirsi amati, ma anche di affrontare il mondo.  Forse la vera sfida, oggi, non è essere genitori più presenti o più amorevoli, molti già lo sono, ma tollerare la fatica di vedere i propri figli attraversare piccole frustrazioni senza intervenire subito per eliminarle. Perché è lì, in quello spazio tra desiderio e realtà, tra bisogno e limite, che si sviluppano le competenze più profonde: la resilienza, la capacità di adattamento, il senso del possibile. E, in fondo, anche la libertà di diventare davvero se stessi”.

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