È stata una delle voci più coraggiose e rivoluzionarie del Novecento e oggi, purtroppo, il mondo deve dirle addio. Gloria Steinem è morta a 92 anni. Giornalista, saggista e instancabile attivista che ha dato un volto e una dimensione concreta alla seconda ondata del femminismo e alle rivendicazioni per i diritti civili delle donne negli Stati Uniti e nel resto del mondo, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.
Con la sua inconfondibile eleganza e la sua dialettica priva di retorica, la Steinem ha trasformato le istanze femministe in una conversazione accessibile e condivisa, insegnando a intere generazioni di donne a credere nella propria voce, senza mai chiedere il permesso per rivendicare pari dignità.
Il comunicato della Gloria’s Foundation
Gloria Steinem è morta serenamente il 2 settembre nella sua storica abitazione di New York, circondata dall’affetto delle persone a lei più care. La notizia è stata resa nota ufficialmente attraverso i canali social della Gloria’s Foundation, l’organizzazione da lei fondata per sostenere i movimenti civili ed emancipatori nel tempo.
“Ieri, Gloria Steinem si è spenta serenamente nella sua casa di New York City, circondata da alcune delle molte persone che l’hanno amata – si legge nella nota -. Il quasi secolo di vita di Gloria sulla Terra è stato fatto di anni vissuti pienamente, e ha continuato a lavorare per l’uguaglianza fino all’ultimo istante. Il dono più grande di Gloria era la sua capacità di ascoltare gli altri, di farli sentire visti e ascoltati. Le sue parole, le sue azioni e il suo esempio hanno dato alle persone il coraggio di essere pienamente se stesse. Gloria è rimasta fedele al suo spirito indipendente, sempre animata dalla curiosità e da un grande senso dell’umorismo”.
La Steinem ha espresso come sua ultima volontà la richiesta di non inviare fiori, suggerendo piuttosto donazioni a supporto delle attività della fondazione. I suoi collaboratori hanno invitato chiunque desideri onorarla ad accendere una candela, per sentirsi parte attiva di un cerchio globale di sorellanza e rispetto.
Dall’inchiesta al Playboy Club alle battaglie civili
Classe 1934, Gloria Steinem era originaria di Toledo, in Ohio. Prima della separazione, viveva con entrambi i genitori in una roulotte, poi ha dovuto accudire da sola la madre affetta da gravi disturbi nervosi.
Dopo la laurea allo Smith College e due anni in India, ha avviato la sua carriera giornalistica a New York, scontrandosi fin da subito con una spiacevole consuetudine: relegare le croniste donne ad argomenti “leggeri”. La svolta è arrivata nel 1963, quando ha realizzato la celebre inchiesta sotto copertura A Bunny’s Tale per Show Magazine, facendosi assumere per 11 giorni come coniglietta nel Playboy Club di Manhattan. Lì ha documentato dall’interno lo sfruttamento economico e le molestie quotidiane subite dalle “conigliette”, svelando i terribili retroscena nascosti dietro al “mito” del patron Hugh Hefner.
Partecipare a un incontro pubblico del collettivo Redstockings, nel 1969, in cui molte donne raccontavano per la prima volta la clandestinità dell’aborto, ha acceso in lei una fiamma destinata a non spegnersi mai. “Ho sentito donne alzarsi in piedi e raccontare in pubblico, prendendolo sul serio, qualcosa che riguardava esclusivamente le donne – aveva dichiarato -. Fino ad allora non avevo mai sentito nulla di simile. Se non riguardava anche gli uomini, non poteva essere una cosa ‘seria’. Qualcosa che, in teoria, era illegale e vergognoso”.
Nel 1971 ha promosso la nascita del National Women’s Political Caucus e l’anno seguente ha fondato con Dorothy Pitman Hughes e Patricia Carbine la celebre rivista Ms. Magazine, la prima testata femminista generalista autogestita e scritta interamente da donne.
Da quel momento è stata la voce e il volto di battaglie decisive contro il divario retributivo e la violenza domestica e resta celebre una sua frase: “O il nostro controllo sui nostri corpi è paritario, a prescindere dal sesso o dalla razza, oppure non stiamo vivendo in una democrazia”.
Il femminismo di Gloria Steinem
Gloria Steinem è stata una pioniera, sotto tanti punti di vista. Ha sempre legato la causa dei diritti femminili a quella delle minoranze, collaborando a stretto contatto con attiviste afroamericane e native: “Se hai subito discriminazioni, ne sei sensibile a tutti i livelli. Ho imparato il femminismo soprattutto dalle donne nere. Le donne di colore hanno praticamente inventato il femminismo”, diceva.
Per Steinem la militanza era un lavoro di connessione, che non doveva lasciare indietro nessuna: “Voglio rendere giustizia alle donne che incontro, raccontare le loro storie. Si tratta di creare connessioni e di mettermi all’ascolto, perché non possiamo dare potere alle donne senza prima ascoltare le loro storie”. Una figura inclusiva, una leader che non si è mai risparmiata.