Il giornalismo italiano perde una delle sue firme più autorevoli nel campo della tecnologia e dei diritti digitali. È morta a 51 anni Carola Frediani, giornalista, scrittrice e divulgatrice che negli ultimi due decenni ha contribuito a raccontare con competenza e rigore l’evoluzione del mondo digitale, dalla cybersicurezza alla privacy, passando per la sorveglianza online e l’impatto delle nuove tecnologie sulla società.
Pochi mesi fa le era stato diagnosticato un tumore. Le sue condizioni di salute si sono aggravate rapidamente fino alla morte, avvenuta il 3 giugno. La notizia è stata diffusa attraverso Guerre di Rete, la newsletter da lei fondata e diventata negli anni un punto di riferimento per il dibattito italiano sui temi della sicurezza informatica e dei diritti digitali.
“Carola è stata anima e linfa di Guerre di Rete e lascia un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno conosciuta in questi anni”, si legge nel messaggio pubblicato sul sito del progetto.
Genovese, laureata in Lettere all’Università di Genova e con un master conseguito all’Università di Pittsburgh, Frediani aveva iniziato la sua carriera nei primi anni Duemila presso Totem, la società fondata da Franco Carlini tra le prime in Italia a occuparsi di contenuti legati a Internet e all’innovazione digitale.
Nel 2010 aveva poi contribuito alla nascita dell’agenzia giornalistica Effecinque, prima di approdare a La Stampa, dove aveva lavorato occupandosi inizialmente di social media e successivamente entrando a far parte del team dedicato alle inchieste.
Nel corso degli anni aveva collaborato con numerose testate nazionali e internazionali, tra cui Corriere della Sera, Wired, L’Espresso, Vice e AGI, diventando un punto di riferimento per chiunque volesse comprendere i fenomeni più complessi legati alla tecnologia contemporanea.
Carola Frediani, Guerre di Rete e l’impegno per i diritti digitali
Il progetto che più di ogni altro ha contribuito a definirne l’identità professionale di Carola Frediani è stato però Guerre di Rete. Nato come newsletter e successivamente trasformato in una vera e propria piattaforma di approfondimento, il progetto è diventato negli anni uno dei principali punti di riferimento italiani sui temi della cybersicurezza, del cybercrimine, della sorveglianza digitale, dell’intelligenza artificiale e della geopolitica della rete.
Giornalista capace di raccontare la tecnologia senza ridurla a una semplice cronaca tecnica, la Frediani aveva costruito la propria autorevolezza grazie alla capacità di collegare innovazione, società e diritti fondamentali. La sua attività professionale non si era limitata all’informazione: nel corso degli anni aveva lavorato direttamente nell’ambito della sicurezza informatica applicata alla protezione di giornalisti, attivisti, organizzazioni e persone esposte a rischi digitali concreti.
Grazie a un linguaggio accessibile ma mai superficiale, era riuscita a costruire una vasta comunità di lettori e professionisti interessati ai temi dell’innovazione e della sicurezza informatica. Parallelamente all’attività giornalistica, aveva fatto parte del team dedicato alla sicurezza globale del Segretariato internazionale di Amnesty International e successivamente del dipartimento globale di sicurezza informatica di Human Rights Watch.
Lascia il marito Luca, sposato recentemente, e un figlio di 17 anni, oltre a una comunità di lettori, colleghi ed esperti che ne hanno apprezzato non soltanto la competenza professionale, ma anche l’umanità e l’impegno civile.
Libri, riconoscimenti e un’eredità destinata a durare
Accanto all’attività giornalistica, Carola Frediani ha lasciato una significativa produzione editoriale. Tra i suoi libri figurano Dentro Anonymous, Deep Web, Guerre di Rete, #Cybercrime e L’inganno dell’automa, pubblicato nel 2025 e dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale, cybersicurezza e immaginario dell’automazione. Ha inoltre firmato il thriller tecnologico Fuori Controllo.
La qualità del suo lavoro è stata riconosciuta anche attraverso numerosi premi. Nel 2021 aveva ricevuto il Premio giornalistico Arrigo Benedetti, mentre le sue opere dedicate alla divulgazione scientifica e alla cultura digitale le avevano valso ulteriori riconoscimenti nel panorama dell’informazione italiana.
Oltre ai risultati professionali, chi l’ha conosciuta ricorda la sua profonda umanità, il forte legame con Genova e la capacità di creare connessioni all’interno della comunità internazionale degli esperti di cybersicurezza, privacy e diritti digitali. Pur viaggiando spesso per conferenze, incontri e progetti professionali, aveva scelto di costruire la propria vita nella sua città, accanto al marito Luca e al figlio diciassettenne.
Con la sua scomparsa il giornalismo italiano perde una professionista capace di raccontare la tecnologia senza mai perdere di vista le persone. Un’eredità fatta di articoli, libri, inchieste e attività di divulgazione che continuerà a rappresentare un punto di riferimento per chi si occupa di innovazione, sicurezza informatica e diritti digitali.
Anche Guerre di Rete, il progetto che più di ogni altro porta la sua firma, proseguirà il percorso avviato negli anni, custodendo il patrimonio di competenze e valori che Carola Frediani ha contribuito a costruire.