Ci sono date che segnano per sempre il destino di un Paese e il 2 giugno 1946 è proprio una di quelle. Mentre gli italiani erano chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica, si consumava infatti una piccola grande rivoluzione destinata a cambiare il volto della società italiana: per la prima volta le donne partecipavano pienamente alla vita politica nazionale, non soltanto come elettrici, ma anche come candidate.
Quel giorno rappresentò una svolta storica: grazie al suffragio universale, milioni di donne poterono finalmente esprimere il proprio voto e contribuire alle scelte che avrebbero definito il futuro dell’Italia dopo gli anni della guerra. Ma la vera novità arrivò con l’elezione dell’Assemblea Costituente, l’organo incaricato di scrivere la Costituzione della nuova Repubblica.
Le 21 donne che hanno cambiato l’Italia
Quando si parla di conquiste femminili, spesso si pensa alle grandi battaglie degli anni Settanta, al divorzio, all’aborto, alla parità sul lavoro o alla lotta contro la violenza di genere. Eppure, molto di ciò che oggi viene dato per acquisito affonda le proprie radici in una data precisa: il 2 giugno 1946.
In quel giorno storico, passato alla memoria collettiva come quello del referendum che sancì la nascita della Repubblica Italiana, accadde qualcosa che avrebbe cambiato per sempre il ruolo delle donne nella società. Per la prima volta le italiane non solo votarono, ma poterono anche essere elette. Un passaggio rivoluzionario che aprì le porte del Parlamento a 21 donne destinate a lasciare un segno profondo nella storia del Paese.
Erano donne molto diverse tra loro, provenivano da regioni differenti, appartenevano a partiti politici spesso lontanissimi e avevano alle spalle esperienze di vita che raccontavano un’Italia complessa e in trasformazione: c’erano 9 comuniste ovvero Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi; 9 democristiane ovvero Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio; 2 socialiste ovvero Bianca Bianchi e Lina Merlin e una del Fronte dell’Uomo Qualunque che era Ottavia Penna.
Adele Bei e le donne della Resistenza
Tra le storie più emblematiche c’è quella di Adele Bei: nata nelle Marche, terza di undici figli, fu costretta a lasciare la scuola a soli dodici anni per aiutare economicamente la famiglia. La sua vita fu segnata da sacrifici enormi, ma anche da una straordinaria determinazione. Arrestata durante il fascismo, trascorse anni tra carcere e confino senza mai rinunciare alle proprie convinzioni, ma dopo la Liberazione partecipò attivamente alla vita politica e diventò una delle protagoniste della nuova Italia democratica.
Accanto a lei sedevano donne come Nilde Iotti, Teresa Mattei, Rita Montagnana, Teresa Noce, Angela Gotelli e molte altre figure che avevano condiviso l’esperienza della Resistenza. Molte di loro avevano rischiato la vita durante gli anni del regime e avevano combattuto per un Paese più libero e più giusto.
Una volta arrivate all’Assemblea Costituente, queste ventuno pioniere si trovarono davanti a una sfida enorme: contribuire alla scrittura della Costituzione italiana. Non fu un compito semplice perché la politica restava un ambiente prevalentemente maschile e spesso ostile alla presenza femminile, tuttavia, le nuove deputate riuscirono a far sentire la propria voce e a incidere su alcuni dei principi fondamentali della Carta costituzionale.
Tra le loro conquiste più importanti ci sono gli articoli che sanciscono l’uguaglianza tra uomini e donne come, ad esempio, l’articolo 3, che afferma il principio di uguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso, rappresentò una vera rivoluzione culturale per l’epoca.
Grazie al loro impegno vennero rafforzati anche i principi relativi alla famiglia e al lavoro. L’uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi e il diritto delle donne a ricevere la stessa retribuzione degli uomini a parità di mansioni furono temi sui quali le Costituenti si batterono con grande determinazione.
Teresa Mattei e Maria Maddalena Rossi, la proposta delle donne nella magistratura
Non tutte le sfide furono vinte immediatamente: emblematico fu il caso dell’accesso delle donne alla magistratura. La proposta avanzata da Teresa Mattei e Maria Maddalena Rossi venne respinta, frenata da una cultura ancora profondamente conservatrice. Ma quella sconfitta si trasformò nel seme di una futura conquista: nel 1963 una legge aprì finalmente le porte della magistratura alle donne.
Da quel momento iniziò un lungo percorso che avrebbe portato a ulteriori traguardi: negli anni successivi arrivarono la riforma del diritto di famiglia, il riconoscimento del divorzio, la regolamentazione dell’interruzione volontaria di gravidanza e l’abolizione di norme che per decenni avevano discriminato le donne.
Dietro ciascuna di queste conquiste si nascondono storie di coraggio, come quella di Franca Viola, che negli anni Sessanta rifiutò di sposare il proprio aggressore, sfidando una mentalità che considerava il matrimonio riparatore una soluzione accettabile. Oppure quella di Emma Bonino, che contribuì ad aprire il dibattito pubblico sui diritti riproduttivi delle donne.
Fondamentale fu anche il lavoro dell’avvocata Tina Lagostena Bassi, che cambiò il modo in cui l’opinione pubblica guardava ai processi per violenza sessuale, combattendo contro la colpevolizzazione delle vittime.
Molte delle libertà conquistate dalle donne italiane nel corso dei decenni nascono proprio da quel primo passo compiuto nel 1946: le ventuno elette della Costituente non si limitarono a occupare un posto in Parlamento, cambiarono di fatto il corso della storia.