Simona Cantelmi, giornalista e scrittrice bolognese, ha pubblicato da Les Flâneurs Edizioni, il suo ultimo romanzo, L’odore del sonno.
Autrice di Io non mi trucco, per citare uno dei suoi titoli, Simona Cantelmi con L’odore del sonno costruisce un noir psicologico che unisce tensione narrativa e introspezione emotiva, muovendosi con sicurezza sul confine tra romanzo sentimentale e thriller investigativo.
A noi Simona Cantelmi ha raccontato come è nato il suo romanzo e i retroscena dietro la sua scrittura.
Ci racconti del tuo romanzo, L’odore del sonno?
È un noir, ma non nel senso più classico del termine. Certo, ci sono gli elementi tipici del genere: una sparizione, un cadavere, un’indagine, il commissario Barbieri. Però al centro del romanzo ci sono soprattutto le persone, le relazioni, le dinamiche emotive che si instaurano tra i personaggi. La storia si sviluppa principalmente tra il 2002 e il 2003, con un salto temporale al 2018. Tutto parte dall’amicizia molto intensa tra Anna e Giacomo, due ragazzi che si incontrano giovani e che nel tempo costruiscono un legame profondo e complesso.
Ti sei ispirata a fatti realmente accaduti?
No, questa volta è tutto frutto della fantasia.
Hai detto che non si tratta di un noir “classico”. In che cosa si distingue?
Sicuramente nell’approccio. Non volevo scrivere soltanto una storia investigativa. Mi interessava creare un’atmosfera emotiva, lavorare sulle fragilità dei personaggi e sulla loro interiorità. Ci sono le indagini, la componente medico-legale, il mistero, ma tutto ruota attorno alle emozioni e ai rapporti umani. Credo che il noir sia un genere molto potente proprio perché permette di entrare nelle zone più oscure delle persone.
Come ti sei trovata a scrivere un noir?
All’inizio è stata una sfida personale. Volevo partecipare al prestigioso concorso Nebbia Gialla, dove il romanzo è poi arrivato finalista. Mi sono divertita moltissimo a cimentarmi in questo genere. Però il mio non è un noir classico: ci sono gli elementi tipici del genere, come il cadavere e l’indagine medico-legale, ma anche una forte attenzione ai rapporti umani.
In effetti nei tuoi libri emerge sempre molto l’aspetto relazionale, soprattutto legato al mondo femminile.
Sì, la protagonista è Anna, una ragazza introversa ma molto profonda, che lavora in un archivio di Stato a Bologna. Il romanzo è ambientato in un paese immaginario, Ceregno, in provincia di Bologna. Ho scelto un luogo inventato perché volevo che ogni lettore potesse sentirlo vicino, pur mantenendo dentro anche qualcosa della mia Bologna.
Hai avuto degli autori di riferimento?
Sicuramente Pierre Lemaitre, che adoro. Amo sia i suoi romanzi noir sia quelli più narrativi. La serie del commissario Camille per me è straordinaria. Poi ho la fortuna di conoscere molti autori noir emiliani: Roberto Carboni, Cinzia Bomoll, Grazia Verasani, Barbara Baraldi, Carlo Lucarelli… Bologna è una città molto fertile per questo genere.
Anche il titolo incuriosisce molto. Come nasce L’odore del sonno?
Il significato si scopre leggendo. È tratto da una scena precisa del romanzo. Mi piaceva perché è evocativo, attira l’attenzione e racchiude un’immagine molto forte.
Hai già pensato a un seguito?
Non ancora, però scrivere questo romanzo mi è piaciuto tantissimo e quindi non lo escludo affatto. Potrei continuare sia con questo genere sia magari con nuovi sviluppi legati ai personaggi.
Come costruisci i tuoi personaggi?
Sono la prima cosa che definisco. Per ognuno scrivo caratteristiche fisiche, caratteriali, abitudini, relazioni, come se fossero persone reali. Anna, per esempio, l’ho immaginata subito con i capelli neri, la frangetta, il lavoro in archivio, il rapporto con il suo ex professore universitario. I personaggi nascono molto chiaramente nella mia mente.
Ti ispiri anche alle persone che incontri nella vita reale?
Sì, assolutamente. Giacomo, ad esempio, è ispirato a una persona che ho conosciuto davvero. E spesso i protagonisti raccolgono anche qualcosa della voce dell’autore. Guardarsi intorno è fondamentale per scrivere.
Quanto tempo hai impiegato per scrivere il romanzo?
Meno di un anno. Scrivo parallelamente al lavoro, ma questo libro mi ha trascinato completamente. È nato quasi di getto.
Nel romanzo ci sono anche temi molto forti, come la camorra e il traffico di droga.
Sì, infatti la storia non resta solo a Bologna ma si sposta anche a Napoli. Ci sono elementi legati alla criminalità organizzata che diventano parte importante della trama.