Roberta Mastromichele è tornata al Teatro Golden di Roma, fino al 29 marzo, con la commedia I Prescelti, con Danilo D’Agostino, Loredana Piedimonte e Danilo De Santis che firma anche la sceneggiatura e la regia.
Lo spettacolo sembra scritto proprio per questo momento storico dove il mondo, così come lo conosciamo, potrebbe sparire da un momento all’altro. Infatti, i protagonisti de “i prescelti” si trovano alle prese con sfide al limite dell’umano, dilemmi sociali quali la rifondazione di una nuova comunità, fino alla risoluzione finale dove nulla sarà più come prima. Una commedia molto divertente ma che fa riflettere.
Roberta Mastromichele ci ha raccontato della commedia, del sodalizio con De Santis, ma anche delle sue sfide personali che affronta ogni giorno.
Sei tornata al Teatro Golden con la commedia I Prescelti, ci racconti di cosa parla?
È una commedia, ma non nel senso più leggero del termine. È una commedia molto intelligente, che affronta un tema estremamente attuale: la paura di una distruzione imminente, di un attacco che potrebbe cambiare tutto. La storia ruota attorno a un gruppo di “prescelti” che vengono selezionati per rifondare la società dopo un’eventuale catastrofe e portati in un bunker segreto. È un’idea forte, quasi disturbante nella sua attualità, perché purtroppo viviamo in un periodo storico in cui certe tensioni sono molto vicine a noi.
Quello che mi ha colpito è proprio questo equilibrio tra riflessione e comicità: ci sono momenti esilaranti, ma sotto c’è una domanda costante su chi siamo e su cosa resterebbe di noi in una situazione estrema.
Invece, del tuo personaggio, Lavinia, che cosa ci dici?
Il mio personaggio è molto particolare e, soprattutto, molto lontano da me. È una donna che crede ai complotti, vede secondi fini ovunque, è quasi “invasata” da queste convinzioni. Non arriva al terrapiattismo, ma ci va vicino [ride ndr]. Questa distanza da me è stata la vera sfida: io sono una persona molto più razionale e romantica, mentre lei è istintiva, confusa, quasi visionaria. Però proprio questo la rende divertente e interessante da costruire. È uno di quei personaggi che ti obbligano a uscire completamente da te stessa.
Nel racconto hai accennato anche a dinamiche molto comiche…
Sì, assolutamente. Perché accanto a questa trama quasi “apocalittica”, ci sono situazioni molto divertenti. Il mio personaggio viene coinvolto dai prescelti insieme al marito, che è completamente inadatto alla sopravvivenza: non abbiamo competenze, non sappiamo fare nulla di pratico… e quindi si creano una serie di fallimenti e situazioni tragicomiche. È proprio questo contrasto tra la gravità della situazione e l’inadeguatezza dei personaggi che genera la comicità.
Lavori da anni con Danilo De Santis, che firma la regia di questo spettacolo ed è sul palco con te. Quanto è importante questo sodalizio nel tuo percorso professionale?
È fondamentale. Lavoriamo insieme dal 2013, quindi è un rapporto lungo, costruito nel tempo. Io lo stimo profondamente come autore: credo che abbia un talento enorme, anche se spesso in Italia il merito non viene valorizzato come dovrebbe.
La cosa bella è che il nostro rapporto va oltre il lavoro: siamo molto amici. Questo significa che c’è un confronto continuo, sincero, a volte anche acceso. Ma è proprio questo che arricchisce i progetti. Lui spesso scrive pensando a me, e questo crea personaggi che hanno qualcosa di profondamente vero. Mi prende in giro dicendo che sono la sua musa… e in fondo è un gioco che ci diverte molto.
Questo rapporto così stretto aiuta anche nella costruzione dei personaggi?
Tantissimo. Quando un autore conosce così bene l’attore, può inserire sfumature molto precise. Anche quando il personaggio è lontano da te, come in questo caso, ci sono sempre piccoli elementi riconoscibili, dinamiche umane autentiche. Questo rende tutto più vivo, più credibile.
Lavinia e i suoi amici sfidano quelli che sono i limiti umani. Per te qual è stata la più grande sfida?
Nella vita sono ancora incagliata all’esistenzialismo. Quando rileggo i diari che scrivevo a 13 anni, mi rendo conto che sono le stesse cose con cui mi confronto ancora adesso, cioè i grandi interrogativi: il ciclo della vita e della morte, le perdite… Mi interrogo su come dare il giusto peso a quello che capita, anche alla morte. La qualità della vita migliora se riusciamo a dare il giusto valore a quello che ci accade. Se ci fissiamo sulle piccole cose, che sono milioni, finiamo per vivere di piccole cose. Ecco, questo è quello che a fatica e magari senza riuscirci sempre, cerco di fare. Ma è un lavoro continuo, non è mai qualcosa che si risolve davvero.
In questo senso, il mestiere dell’attore può essere un aiuto?
Sì, moltissimo. Recitare significa entrare in contatto profondo con se stessi. Non è terapia, ma è un percorso che ti obbliga a scavare dentro di te. Quando costruisci un personaggio, devi trovare dentro di te delle verità emotive. E questo è ancora più evidente quando insegni: lavoro con ragazzi molto preparati, molto sensibili, e con loro vedo quanto sia potente questo processo. Ma è anche delicato, perché bisogna distinguere tra usare le emozioni e lasciarsi travolgere. È un equilibrio sottile.
A proposito di tecnica: utilizzi un metodo preciso per prepararti?
Sì, la mia formazione è legata al metodo Stanislavskij e all’Actors Studio. Il lavoro sulla memoria sensoriale è una base fondamentale per me: recuperare emozioni vissute e utilizzarle sulla scena. Detto questo, negli anni ho incontrato anche approcci diversi, più istintivi, più diretti. Questo mi ha aiutato a trovare un equilibrio: oggi cerco di unire profondità emotiva e immediatezza, senza rimanere intrappolata in un unico schema.
Prima di andare in scena hai qualche rituale scaramantico?
Sì, ho un piccolo rito molto personale. Faccio una posizione che mi aiuta a concentrarmi, quasi come nello yoga, e saluto i miei genitori. È un momento intimo, di connessione. In più accendo sempre una candelina in camerino, insieme a Danilo, in ricordo di una nostra collega che non c’è più. È un gesto semplice, ma molto significativo per noi.
Oltre alla recitazione, la danza continua ad accompagnarti?
La danza c’è ancora, anzi è tornata prepotentemente. Lavoro spesso come movement coach, aiutando gli attori a usare il corpo nello spazio scenico. Ho collaborato anche a un film di Nanni Moretti e a una serie, lavorando proprio sul movimento degli attori. Mi piace tantissimo questo aspetto: unire recitazione e fisicità. Credo che il corpo racconti quanto la parola, se non di più.
Quali sono i prossimi progetti?
Con Danilo portiamo avanti uno spettacolo a due, Da quali stelle siamo caduti, che sta andando molto bene. Poi abbiamo nuovi lavori in programma per il Teatro Golden, tra cui L’ultima svolta e Uno di troppo. L’ultima svolta è un progetto completamente nuovo, così nuovo che deve ancora essere realizzato.
I Prescelti: trama
I Prescelti sono pronti a salvare il mondo dal nucleare. Tutto inizia dalle vicissitudini di Antonello e Lavinia, in partenza per le Mauritius quando Ursula, la migliore amica di Lavinia, irrompe in scena comunicando che il piano McLoud è stato attivato. La coppia sarà quindi costretta a partire immediatamente per Antrodoco, dove riceverà un corso intensivo di sopravvivenza in vista dell’imminente attacco nucleare che devasterà il pianeta.
A formarli sarà Richard, il nuovo aitante fidanzato di Ursula. Alla fine della formazione, la coppia sarà pronta a raggiungere il resto dei “Prescelti” ed entrare quindi all’interno del bunker poche ore prima dell’attacco?