Alessio Carbone: “La tecnica non basta, nella danza cerco emozione. Un nuovo Baryshnikov? Domanda difficile”

Il direttore artistico di Stelle di Domani, Alessio Carbone, ci racconta delle nuove eccellenze della danza guidate da Sylvie Guillem e Olga Smirnova

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Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

Un tour internazionale, quattordici giovani eccellenze e la guida di alcune delle più grandi icone della danza mondiale, come Sylvie Guillem e Olga Smirnova. Questo è Stelle di Domani, una delle più importanti manifestazioni dedicate al balletto, che è giunta quest’anno alla terza edizione.

Fino al 3 agostonuovi eccezionali talenti della danza si esibiscono tra Venezia, Dublino, Firenze, Moncalvo e Andorra. Con il Patrocinio del Ministero della Cultura e sotto la guida del Direttore artistico Alessio Carbone, già primo ballerino dell’Opéra de Paris e fondatore della compagnia Balletto di Venezia, questi eccezionali diplomati selezionati dalle migliori accademie di danza al mondo hanno l’opportunità di ricevere il loro primo contratto come ballerini e di confrontarsi con un corpo docente di altissimo livello.

Annachiara Di Stefano
Alessio Carbone

Alessio Carbone ci ha raccontato del grande privilegio di lavorare con la leggendaria Sylvie Guillem che partecipa a Stelle di Domani in qualità di Maître de Ballet e con l’étoile internazionale Olga Smirnova che invece è Maestra del ballo, oltre a diversi coreografi contemporanei che si mettono a disposizione delle nuove eccellenze della danza in questa terza edizione. E ci ha rivelato che cosa rende un ballerino una vera étoile.

Stelle di Domani è arrivato alla terza edizione. Quali sono le principali novità di quest’anno?
Questa edizione rappresenta davvero un salto importante. La novità che mi emoziona di più è sicuramente la presenza di Sylvie Guillem, che ha accettato di condividere la sua esperienza con i nostri giovani ballerini. Quando ha detto sì quasi non ci credevo: è una delle figure più iconiche della danza mondiale e continua a essere un punto di riferimento per intere generazioni.
Vederla lavorare quotidianamente con questi ragazzi è straordinario. In appena due giorni avevano già assorbito tantissimo del suo modo di intendere la danza. Per loro è un’occasione irripetibile, perché sono tutti all’inizio della carriera professionale: hanno già ottenuto contratti nei più prestigiosi corpi di ballo internazionali, ma qui affrontano per la prima volta grandi ruoli da solisti.
A questo si aggiunge la presenza di Olga Smirnova, altra autentica leggenda della danza, e di sei importanti coreografi internazionali che realizzeranno nuove creazioni. Ogni anno il progetto cresce e quest’anno la qualità artistica ha raggiunto un livello davvero straordinario.

Annachiara Di Stefano
Sylivie Guillem

Qual è la filosofia di Stelle di Domani?
L’idea nasce da un lavoro di ricerca che porto avanti personalmente. Viaggio nelle scuole di danza di tutta Europa per individuare giovani talenti e offrire loro una prima vera esperienza professionale.
Non si tratta soltanto di mettere in scena uno spettacolo: vogliamo accompagnare questi ragazzi in un momento fondamentale della loro crescita artistica, facendoli confrontare con il grande repertorio classico e con la creazione contemporanea, lavorando fianco a fianco con artisti di fama internazionale.

Questo progetto potrebbe diventare una compagnia stabile?
È il sogno che ho sempre avuto. Quando il Teatro La Fenice chiuse, mio padre diede vita al Balletto di Venezia per offrire un’opportunità ai ballerini rimasti senza compagnia. Quel progetto mi è sempre rimasto nel cuore e, in qualche modo, oggi sto cercando di raccoglierne l’eredità.
Per ora Stelle di Domani dura un mese, ma sarebbe bellissimo trasformarlo in una compagnia stabile con sede a Venezia. Oggi non abbiamo ancora i mezzi per farlo, ma il progetto sta crescendo molto rapidamente e il sostegno che stiamo ricevendo da grandi personalità del mondo della danza mi fa pensare che questo sogno possa diventare realtà.

Annachiara Di Stefano
Stelle di Domani, durante le prove

Dopo una brillante carriera da primo ballerino dell’Opéra di Parigi, come è cambiata la tua vita da direttore artistico?
In realtà è stato un percorso molto naturale. Negli ultimi anni della mia carriera avevo già iniziato a organizzare spettacoli. Sono cresciuto osservando mio padre lavorare nell’organizzazione teatrale e, probabilmente, questo mondo era già dentro di me. Non è stata una scelta programmata: semplicemente le persone hanno iniziato a chiedermi di curare progetti, spettacoli, produzioni e, poco alla volta, questa è diventata la mia vita.
Oggi organizzo eventi continuamente, viaggio senza sosta e continuo a vivere immerso nella bellezza del teatro. Ballare non mi manca, perché resto quotidianamente a contatto con i giovani artisti. È come vivere il palcoscenico da un’altra prospettiva.

Come scegli i balletti e i coreografi da proporre ai giovani?
Cerco sempre opere che rappresentino una sfida. Non mi interessa assegnare un ruolo che il ballerino sa già affrontare perfettamente. Preferisco offrirgli qualcosa che lo costringa a uscire dalla propria zona di comfort e a crescere artisticamente.
Per quanto riguarda le nuove coreografie, invece, concedo molta libertà ai coreografi. È una scommessa bellissima: non sai mai quale sarà il risultato finale, ed è proprio questo il fascino della creazione.
Il momento in cui un coreografo costruisce un balletto su un interprete è uno dei più emozionanti della vita di un danzatore.

Ufficio stampa - Stelle di Domani
Stelle di Domani, Maximilian Catazaro

Cosa cerchi davvero in un ballerino?
La tecnica è importante, ma non basta. Oggi c’è una forte tendenza a esaltare l’aspetto atletico della danza: grandi salti, pirouette spettacolari, virtuosismi. Io invece cerco altro. Cerco poesia. Quando entro in una scuola spesso percepisco la sensibilità di un ragazzo ancora prima che inizi a ballare. A volte il ballerino tecnicamente più brillante è anche quello più sicuro di sé, mentre chi possiede una maggiore fragilità riesce a trasmettere emozioni molto più profonde. È quella sensibilità che mi conquista.

Esiste oggi un nuovo Baryshnikov?
È una domanda difficile. Ho incontrato ragazzi con un talento straordinario e sono convinto che molti di loro diventeranno primi ballerini importanti. Ma una carriera dipende da tantissimi fattori: il talento è fondamentale, certo, però contano anche gli incontri, le scelte, il luogo in cui si decide di lavorare e perfino quel piccolo margine di fortuna che può cambiare tutto. Il potenziale c’è. Poi sarà il tempo a dire fino a dove riusciranno ad arrivare.

Qual è stato l’incontro più importante per la tua carriera?
Senza dubbio i miei genitori. Sono loro ad avermi trasmesso la passione per la danza e non hanno mai smesso di spronarmi a migliorare. Naturalmente ho avuto grandi maestri alla Scala e all’Opéra di Parigi, che hanno segnato il mio percorso artistico, ma le persone che mi hanno davvero costruito sono sempre state i miei genitori.

Ufficio stampa - Stelle di Domani
Stelle di Domani, Benedetta Boccini

Cosa pensi degli altri stili, come l’hip hop così lontano dalla danza classica?
Qualunque tipo di danza è una forma di espressione in grado di emozionare e ha i suoi aspetti positivi e negativi. Ultimamente mi sono avvicinato all’hip hop perché lo praticano i miei figli e seguo i loro spettacoli. Ogni forma di danza possiede un proprio valore. La danza classica è molto codificata e può sembrare rigida, ma una volta compresa diventa una straordinaria forma di libertà. Altre discipline partono invece da una maggiore libertà espressiva. Credo che oggi un ballerino debba conoscere sia la danza classica sia quella contemporanea. L’hip hop rappresenta un percorso ancora diverso, con una preparazione fisica specifica, ma resta comunque una forma autentica di espressione artistica.

Ufficio stampa - Stelle di Domani
Stelle di Domani, Emma Grace Lucano

Talent show e figure come Roberto Bolle hanno reso la danza più popolare?
Assolutamente sì, e questo è un aspetto positivo. Qualunque mezzo che avvicini il pubblico alla danza è benvenuto. L’importante, però, è non perdere di vista la vera motivazione. Si dovrebbe scegliere questa professione per emozionare il pubblico, non per diventare famosi o accumulare follower. A volte il rischio è proprio questo: confondere la notorietà con il valore artistico. La danza teatrale nasce con uno scopo molto più profondo.

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