Avete mai sentito parlare del Lamio? Cresce praticamente ovunque, nei prati, negli orti, lungo i bordi dei sentieri. La maggior parte di noi lo ha incrociato mille volte senza mai fermarsi a guardare davvero questa “falsa ortica” che non punge, è innocua ed è in qualche modo bellissima (oltre ad avere mille usi da scoprire).
Indice
Cos’è il Lamio o falsa ortica
Il suo nome scientifico Lamium, ed è una pianta erbacea particolarmente utile che appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, (per intenderci e iniziare a comprendere la moltitudine dei suoi usi, è la stessa della salvia, del rosmarino, del timo e della melissa). Quindi, è una famiglia aromatica, profumata, con una storia lunga di usi in cucina e in fitoterapia.
Talmente forte e resistente che cresce senza che nessuno la coltivi o se ne prenda cura, dobbiamo tornare indietro nel tempo per capire le origini del suo nome, che deriverebbe dalla parola greca laimos, ovvero “gola o fauci”. Il riferimento è chiaro, alla forma dei suoi fiori, che ricordano proprio una piccola bocca aperta. Tra i primi a usare questo nome troviamo Plinio il Vecchio, naturalista latino del I secolo d.C.
Il Lamium purpureum, che è quello dai fiori rosa-violetto, è tra le specie più diffuse, ma esiste anche il Lamium album, la versione dai fiori bianchi. Il primo, in particolare, è quello che si incontra più spesso nei campi incolti e negli orti in primavera, e che spesso viene scambiato appunto per un’ortica giovane. La confusione è comprensibile: le foglie si assomigliano, il portamento è simile. In inglese viene chiamata Red Dead-nettle, ortica morta rossa, nel senso che non punge e non urtica.
Come riconoscere il Lamio
Il fusto è quadrangolare, ed è una caratteristica tipica delle Lamiaceae, spesso arrossato alla base, e può essere eretto o leggermente prostrato. La pianta non supera di solito i 20 centimetri di altezza.
Le foglie sono opposte sul fusto, a forma di cuore, con il margine irregolarmente dentato. Quelle nella parte superiore della pianta tendono a virare verso tonalità rossastre o violacee; il degradé dal verde al porpora la rende riconoscibile anche da lontano.
I fiori sono labiati, cioè divisi in due labbra: quello superiore forma una specie di cappuccio ricurvo, quello inferiore è più aperto e leggermente maculato. Sono disposti in verticilli attorno al fusto, nella parte alta della pianta, e la loro forma a piccola bocca aperta è davvero caratteristica.
C’è un altro modo infallibile per identificarla: strofinare una foglia tra le dita. Il Lamio purpureum rilascia un profumo balsamico intenso, persistente, che non a tutti piace ma che è inconfondibile. Una cosa importante da sapere, soprattutto per chi raccoglie erbe spontanee: gli stoloni del Lamio sono più sottili rispetto a quelli dell’ortica vera, e le foglie, pur simili nell’aspetto, non hanno i peli urticanti. Toccarla è assolutamente sicuro.
Quando fiorisce il Lamio
Questa è una delle cose che rende il Lamio purpureum una pianta davvero speciale: fiorisce prestissimo. In molte zone d’Italia i primi fiori compaiono già a fine febbraio, e segnala che la stagione sta per cambiare.
La fioritura continua poi per tutta la primavera e può prolungarsi fino all’autunno; è quindi una fonte di nutrimento costante per gli insetti impollinatori. Un dettaglio non da poco, in un periodo in cui la biodiversità degli orti e dei giardini è sempre più sotto pressione.
Come usare il Lamio
Ed eccoci alla parte che sorprende di più, quella per cui vale davvero la pena conoscere questa pianta, perché ha usi concreti, sia in cucina che nel benessere.
In cucina
È commestibile; le foglie giovani e le cimette si raccolgono in primavera – sia fiorite che non fiorite – e hanno un sapore che in cottura ricorda molto quello delle ortiche: erbaceo, leggermente amarognolo, con quella profondità che le verdure spontanee hanno e quelle coltivate spesso non riescono a replicare. In Francia esiste persino una ricetta tradizionale, la Soupe de Lamier.
Le foglie cotte sono ottime con le zuppe, soprattutto con le patate; un abbinamento classico che non delude mai. Si usano nelle frittate, nei ripieni per torte salate, negli gnocchi, nei canederli, nei minestroni di cereali. Crude, invece, si possono aggiungere in piccole quantità alle insalate, dove il sapore ricorda stranamente quello dei funghi champignon.
Anche i fiori sono commestibili, e sono molto più dolci delle foglie: perfetti per decorare piatti e dolci, oppure pastellati e fritti come si fa con i fiori di zucca. Una precisazione importante: il Lamio va consumato con moderazione, perché contiene alcune sostanze che in grandi quantità non fanno bene. Usarlo come si usa qualsiasi erba aromatica, con misura, come tocco in più, è la scelta giusta.
Per la tisana
Il lamio ha una storia erboristica piuttosto lunga. Per preparare infusi e decotti vengono usate le sommità fiorite essiccate, che vantano proprietà depurative, diuretiche e lenitive. Non è una tradizione recente, e da sempre è considerato un supporto utile per il benessere delle vie urinarie, in caso di raffreddori e infiammazioni delle vie respiratorie. Tra le sue proprietà vanta anche quelle astringenti e antispasmodiche. Come sempre, però, prima di usare qualsiasi pianta officinale, il consiglio è di parlarne con un erborista di fiducia.
Nell’orto
C’è un ultimo uso che vale la pena menzionare, perché è uno di quei piccoli trucchi che stanno tornando in auge. Questa pianta, coltivata vicino alle patate, sembrerebbe tenere lontane le dorifore, ovvero uno dei parassiti più fastidiosi per chi coltiva ortaggi, e addirittura migliora il sapore dei tuberi. È un suggerimento che la tradizione contadina ripete da generazioni. E a volte, la tradizione ha le sue buone ragioni.