Sarah Fahr, due crociati rotti e poi l’oro olimpico: la storia della campionessa che non si è arresa

Malgrado gli infortuni e le diverse difficoltà personali affrontate in questi anni, Sarah Fahr non ha mai smesso di combattere e oggi guida la Nazionale Italiana di pallavolo

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Martina Dessì

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La storia di Sarah Fahr è una di quelle che si raccontano da sole. Perché dietro alla medaglia più luccicante dello sport italiano, quella conquistata alle Olimpiadi di Parigi nell’agosto 2024, c’è un percorso fatto di cadute vere, di un paio di ginocchia operate due volte e di una ragazza che avrebbe potuto arrendersi e invece no, ha scelto di rialzarsi sempre.

Chi è Sarah Fahr, dalla Germania a Piombino fino alla Nazionale azzurra

Nata a Kulmbach, in Germania, Sarah Luisa Fahr cresce in realtà in Toscana, a Piombino, dove il suo primo sogno non ha nulla a che vedere con una palla: è la ginnastica artistica ad affascinarla da bambina. È quasi per caso, grazie al consiglio di un’amica, che si avvicina alla pallavolo, e da lì la sua vita cambia direzione per sempre.

La cittadinanza italiana arriva insieme a quella del padre, proprio mentre il talento della giovane centrale inizia a farsi notare nei campionati giovanili. Passo dopo passo, tra le esperienze con Novara, Roma e Firenze, Fahr arriva a vestire la maglia dell’Imoco Conegliano, la squadra che la consacrerà come una delle migliori centrali al mondo, che ha trascinato le compagne verso trofei su trofei, in Italia e in Europa. Nel 2021 arriva anche il primo grande titolo con la maglia azzurra, quello continentale, il segnale che la sua carriera era pronta a spiccare il volo.

Gli infortuni al crociato e la rinascita di una fuoriclasse

Il percorso verso il vertice, però, non è mai stato lineare. Proprio nel 2021, durante quegli stessi Europei che l’avevano vista trionfare, il ginocchio destro di Sarah cede: è la rottura del legamento crociato anteriore, un infortunio che la costringe a mesi lontano dal campo proprio mentre la sua carriera stava decollando. Il rientro sembra la promessa di una rivincita, ma il destino le riserva un altro colpo durissimo: lo stesso ginocchio, lo stesso legamento, di nuovo a terra.

In quei mesi Sarah ha dovuto fare i conti anche con un rapporto complicato con il cibo, un peso che si è portata dentro insieme al dolore fisico. Eppure, invece di lasciarsi travolgere, ha trasformato ogni difficoltà in un gradino verso qualcosa di più grande. Un incontro casuale in treno, con un uomo che le ha regalato una prospettiva diversa sulla vita, l’ha aiutata a guardare al futuro con occhi nuovi e a ritrovare fiducia in se stessa. Da quel momento, Sarah non ha più smesso di crescere: sul piano fisico, mentale e umano.

L’11 agosto 2024 arriva il coronamento di tutto: l’oro olimpico a Parigi con la Nazionale italiana, il primo nella storia del volley femminile azzurro. Un trionfo che vale una carriera intera, arrivato dopo lacrime, riabilitazioni infinite e la paura, mai del tutto sopita, di non tornare più quella di prima. E il bello è che la storia non si è fermata lì: nel 2025 è arrivato anche il titolo mondiale, l’unico che ancora mancava in una bacheca già stracolma di Coppe Italia, Scudetti, Champions League e due Volleyball Nations League vinti con la maglia di Conegliano e dell’Italia.

Oggi, quando le chiedono di cosa vada più fiera, Sarah non parla delle medaglie. Parla di come ha reagito ai due infortuni, di come quelle cadute l’abbiano resa più forte, più consapevole, più vera. Ed è forse proprio questo il vero oro che porta a casa ogni giorno: la voglia di trasformare il dolore in energia per andare avanti, un valore che va ben oltre il campo da gioco.

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