Follonica: mare senza barriere, quando “non può” diventò “proviamoci”

A Follonica una ragazza in sedia a rotelle guardava il mare. Da quello sguardo è nato un progetto che oggi porta tutti sott’acqua.

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Irene Vella

Giornalista, Storyteller, Writer e Speaker

Scrive da sempre, raccogli emozioni e le trasforma in storie. Ha collaborato con ogni tipo di giornale. Ha fatto l'inviata per tutte le reti nazionali. È la giornalista che sussurra alle pasticcerie e alla primavera.

Nel 2016 Raffaello Compiani vide una ragazza in sedia a rotelle osservare il mare. Pensò che non potesse entrarci, poi si corresse: “Chi l’ha detto?”. Da quella domanda è nato “Un mare senza barriere”.
Per qualcuno è la prima volta col viso sott’acqua. Per qualcun altro è il primo bagno dopo anni. Ci sono persone che il mare lo hanno sempre guardato da lontano, sedute sotto un ombrellone o ferme sulla battigia, mentre gli altri entravano, nuotavano e si tuffavano. Come se l’acqua fosse di tutti, ma non proprio di tutti. “Un mare senza barriere”, il progetto della Società Nazionale Salvamento – Sezione di Follonica, nasce proprio dallo sguardo di una ragazza rimasta sulla spiaggia.

Tutto inizia nell’estate di 10 anni fa. Quel giorno Raffaello Compiani aveva appena terminato un addestramento in mare insieme a tre allievi operatori del soccorso in acqua avanzato. Stavano uscendo dall’acqua con mute, caschetti, pinne, un toboga e una barella spinale: uomini preparati per affrontare emergenze e salvataggi in alto mare. Sotto un ombrellone c’era una ragazza in sedia a rotelle. Aveva una disabilità motoria e comunicativa importante, ma era lucida, presente e li osservava con grande curiosità. Il primo pensiero di Raffaello fu quello che, forse, molti di noi avrebbero avuto: “Poverina, chissà quanto le piacerebbe entrare in acqua, ma non può”.

Poi si fermò. “Chi l’ha detto che non può? Serve solo qualcuno che ce la porti”. Si voltò verso gli altri operatori e propose di accompagnarla in mare. Gli chiesero come avrebbero potuto fare. La sua risposta fu immediata: se quattro soccorritori con quell’addestramento e quelle attrezzature non erano in grado di portare in acqua una ragazza, allora c’era qualcosa che non funzionava nel sistema. Per caso, la titolare del Bagno Florida aveva con sé una maschera granfacciale. Gli operatori chiesero il permesso ai genitori della ragazza e adattarono sul momento i protocolli del soccorso avanzato. La accompagnarono in acqua, le fecero indossare la maschera e la portarono a osservare i pesci sulla barriera sommersa di Follonica.

Quell’esperienza cambiò la vita della ragazza, ma anche quella delle persone che erano entrate in mare con lei. “Ho capito una cosa fondamentale: si può fare”, racconta Raffaello. Da quel momento cominciò una lunga fase di sperimentazione, rallentata negli anni del Covid. La svolta arrivò nel 2024, quando la Società Nazionale Salvamento decise di trasformare quell’intuizione in un servizio strutturato, serio e professionale, avviando una formazione specifica per gli operatori.

Nel 2025 “Un mare senza barriere” è diventato un appuntamento fisso durante tutti i fine settimana estivi, confermato anche nel 2026. Il progetto permette a persone con disabilità fisiche, sensoriali, cognitive o psichiche di vivere il mare davvero: non soltanto raggiungere la battigia, ma entrare in acqua, galleggiare, immergere il volto e osservare ciò che si trova sotto la superficie.

Il servizio è gratuito. Accanto allo snorkeling assistito ci sono il bagno in mare, i percorsi graduali di avvicinamento all’acqua, gli ausili galleggianti, le attività sui SUP e gli incontri con le unità cinofile di salvataggio. Ciò che per l’utente deve apparire semplice, però, è sostenuto da una macchina tecnica rigorosissima. La difficoltà più grande, spiega Raffaello, è stata progettare e codificare protocolli capaci di tenere conto della varietà delle disabilità e dell’imprevedibilità del mare. Insieme a Giorgio Lolini, istruttore di soccorso in acqua e suo maestro da vent’anni, ha studiato ogni scenario possibile: dall’approccio iniziale con la persona alla gestione di un’emergenza.

Ogni partecipante viene seguito da tre operatori direttamente in acqua, mentre un quarto rimane sul pattino di salvataggio e un quinto controlla la situazione dalla riva. Cinque persone per permettere a una sola persona di vivere il mare in sicurezza. Può sembrare un dispiegamento enorme, ma è proprio questa preparazione a trasformare un’esperienza complessa in un momento di libertà. Perché l’inclusione non può dipendere dall’improvvisazione o dalla buona volontà. Richiede competenza, responsabilità e la capacità di mettere la persona al centro.

Qui non esiste una prova da superare. Non c’è fretta e non c’è l’obbligo di arrivare fino in fondo. Alcuni partecipanti entrano subito. Altri hanno bisogno di fermarsi sulla battigia, prendere confidenza con l’acqua e procedere un passo alla volta. Anche decidere di non entrare è una scelta da rispettare. Il progetto racconta anche le famiglie: madri, padri, fratelli, sorelle e caregiver abituati a organizzare ogni uscita, prevedere ogni ostacolo e domandare in anticipo se un luogo sia realmente accessibile. Per loro vedere una persona amata entrare in mare significa, almeno per qualche minuto, smettere di controllare il limite e guardare soltanto la sua felicità.

“Un mare senza barriere” non è la storia di persone fragili salvate da qualcuno. È la storia di competenze messe al servizio della libertà. Tutto è cominciato con uno sguardo e con un pensiero sbagliato, corretto un secondo dopo. “Non può”. “Chi l’ha detto?”. Forse le barriere iniziano a cadere proprio così: quando smettiamo di decidere al posto degli altri ciò che non possono fare e cominciamo a chiederci che cosa possiamo fare noi per renderlo possibile.

Per informazioni e prenotazioni:
Un mare senza barriere
SNS – Società Nazionale Salvamento, Sezione di Follonica
Sito: http://www.unmaresenzabarriere.it
Contatti: 328 287 8313

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