E così persero il cielo e con esso il diritto all’eterno condannati a vivere una vita soltanto. Comuni Immortali”.
Achille Lauro sogna in grande all’Olimpico di Roma, davanti a 60mila persone che hanno riempito lo stadio per il trionfale inizio del tour Comuni Immortali. Un concerto incredibile, con lui sul palco Antonello Venditti, altro immenso simbolo di Roma, che è stato per i i “ragazzi” degli anni ’70 e ’80 quello che è oggi Achille per gli “incoscienti giovani” dei 2000 (raggruppando in un colpo solo gen. Alfa, Zeta e Millennials). Due generazioni che si incontrano, che si passano il testimone, uniti dal grande amore per la musica, per la propria città e per la fiducia in una generazione ancora capace di sognare e di credere nella possibilità di realizzare i propri desideri. Come è accaduto a Lauro, cresciuto nelle case popolari, che a 14 anni dormiva tra i ragazzi di strada, che ha vissuto la gavetta vera, faticosa, umiliante (“Il mio primo concerto? Nessuno mi faceva suonare, mi affittavo il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”), ma che non ha mai smesso di credere nel suo progetto. Nel suo sogno, giudicato da chi gli stava intorno impossibile e irraggiungibile.
Lauro, oggi dandy malinconico e raffinato, rimane al tempo stesso un ragazzo del popolo, che non ha mai perso il legame e contatto con la gente comune, e ci tiene a precisarlo. “Io sono cresciuto fra la gente, io sono la gente”. E questo quella gente, i suoi fan, lo avvertono, lo respirano nelle sue canzoni, nei suoi testi, che parlano di incoscienti giovani che stanno annegando, naufragando, che muoiono senza amore corrisposto (“Se non mi ami muoio giovane”) , che si dicono: “Mai una vita come i tuoi. Sì, piuttosto disperati come noi”. In Achille c’è la Roma di Venditti ma anche tanto Vasco anni ’80 (“Siamo solo noi, generazioni di sconvolti, senza né più santi né eroi), tutti quei cantautori che cantavano ai giovani e per i giovani, inneggiando all’amore e alla libertà.
“Liberi liberi” cantava Vasco e oggi Lauro scrive e canta: “Ragazzi in strada a morire per sentirsi liberi, soltanto più liberi”. Per questo ai suoi concerti ci vanno i giovani di oggi e quelli di ieri, cresciuti proprio con Vasco e Venditti. Perché Lauro è il ponte tra il presente e un passato mai dimenticato, che riesce con la sua musica a parlare – in maniera semplice e diretta- a tutti.
Lauro ha riempito l’Olimpico e ha annunciato di essere già sold out le date all’Olimpico del 2027. I suoi incoscienti giovani cacciati dall’Eden e diventati dei comuni immortali, cui non importa morire pur di vivere provando emozioni: perché per godersi l’impatto non gli importa la fine.