Zendaya e il look da Athena: dietro la maschera d’oro c’è un pezzo di storia della moda

Al photocall parigino di The Odyssey, Zendaya trasforma il press tour in una lezione di stile tra couture d’archivio

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Ilaria di Pasqua

Lifestyle Editor

Nata a Carpi, si laurea in Fashion Culture and Management. La sua avventura nella moda comincia come Producer, ma nel 2020, con coraggio, diventa Web Editor, fonde stile e scrittura con amore.

Per il nuovo film diretto da Christopher Nolan, in cui interpreta Athena, Zendaya ha indossato una maschera dorata in pizzo macramè che sembra uscita da un sogno mitologico, ma anche da un archivio di moda studiato con la cura di chi conosce il peso delle immagini. Il copricapo non è un accessorio qualunque.

Zendaya, la maschera d’oro e il fascino di Athena

Il primo elemento che cattura lo sguardo è naturalmente la maschera. Dorata, asimmetrica, arabescata, sale verso l’alto come una fiamma barocca e costruisce intorno al viso di Zendaya un’architettura sottile ma imponente. Il pizzo macramè, materiale di per sé delicato e quasi domestico nella memoria comune, qui viene spinto in una dimensione completamente diversa: non addolcisce, non decora soltanto, ma diventa struttura, elmo, scultura.

È proprio in questa ambiguità che il look trova la sua forza. La maschera non è metallica, eppure ha la maestosità di un’armatura. Non è un copricapo da guerra, ma ne evoca immediatamente il profilo. Copre gran parte del volto dell’attrice, lasciando affiorare gli occhi e soprattutto le labbra, scure, nette, teatrali. Il rossetto bordeaux intenso diventa così l’unico vero accento beauty visibile, un dettaglio quasi gotico che bilancia l’oro antico del pizzo e impedisce all’insieme di scivolare in una lettura troppo eterea.

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Zendaya arriva al photocall parigino di The Odyssey

Zendaya, che negli anni ha dimostrato di saper portare abiti difficili con una naturalezza disarmante, qui non interpreta solo una diva in couture. Interpreta un’immagine. La maschera le sottrae una parte dell’espressività, ma proprio per questo aumenta la potenza del personaggio. È una scelta rischiosa, perché coprire il volto di una star durante un press tour significa rinunciare al territorio più immediato della riconoscibilità. Con Zendaya, però, il gioco funziona: la sua presenza resta riconoscibile anche quando viene parzialmente nascosta. Anzi, forse proprio lì diventa ancora più magnetica.

Il Givenchy del 1997 e il debutto di Alexander McQueen

La storia più interessante del look, però, non si ferma alla sua bellezza scenografica. La maschera appartiene alla collezione Givenchy Haute Couture Primavera/Estate 1997, intitolata The Search for the Golden Fleece, cioè Alla ricerca del vello d’oro. Una collezione entrata nella storia perché segnò il debutto di Alexander McQueen alla direzione creativa della maison francese. McQueen era stato chiamato a raccogliere un’eredità enorme, quella di una casa di moda legata a un’idea di eleganza aristocratica e controllata, e lo fece con l’energia di chi non aveva alcuna intenzione di limitarsi a lucidare l’argenteria.

Il contesto è fondamentale. McQueen arrivò da Givenchy alla fine del 1996 e si trovò a costruire la sua prima collezione couture in tempi strettissimi. Il risultato fu una sfilata potente, imperfetta forse secondo certi codici più tradizionali, ma già piena di quella tensione teatrale, feroce e visionaria che avrebbe definito il suo linguaggio. La mitologia, il corpo, la corazza, il sacro e il sensuale si intrecciavano in un racconto estetico che guardava all’antico senza mai diventare antiquario.

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Zendaya arriva al photocall parigino di The Odyssey

Il fatto che Law Roach abbia recuperato proprio quel pezzo per promuovere The Odyssey non è quindi una coincidenza furba, ma una scelta stratificata. La collezione originale si ispirava al mito di Giasone e degli Argonauti, dunque a un immaginario greco fatto di eroi, viaggi, prove e simboli d’oro. The Odyssey riporta invece al centro uno dei testi fondativi della cultura occidentale, e Zendaya, nel ruolo di Athena, entra in quella stessa costellazione visiva. La moda qui non accompagna il cinema: gli risponde, gli fa da eco, lo amplifica.

Il copricapo, visto originariamente in passerella sulla modella Debra Shaw, conserva ancora oggi una forza sorprendente. Non ha l’aria di un reperto museale tirato fuori per fare colpo. Sembra piuttosto un oggetto rimasto in attesa del suo momento, e il volto di Zendaya gli offre una nuova lettura: meno provocatoria rispetto all’immaginario più crudo di McQueen, forse, ma non meno incisiva. È una couture che torna viva perché non viene trattata come reliquia, ma come linguaggio.

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