Conduttore, giornalista e autore tv, Sigfrido Ranucci è legato ormai da anni al programma cult Report. In Rai sin dagli anni Novanta, è diventato un volto tv molto conosciuto. Pochi però sanno quali studi ha fatto.
Che studi ha fatto Sifrido Ranucci
Classe 1961, Sigfrido Ranucci è nato a Roma, dove ha frequentato le scuole medie e superiori. All’Università è stato studente della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza dove ha conseguito la laurea. Dopo la laurea Ranucci ha iniziato un percorso per diventare giornalista professionista, approdando in Rai nel 1990.
Prima ha lavorato come inviato per alcune rubriche del Tg 3, poi è entrato nella redazione di RaiNews 24, firmando numerose inchieste fra cui quelle legate alla mafia e al traffico illecito di rifiuti. Nel settembre del 2001 è stato a New York per seguire le vicende riguardanti l’attentato alle Torri Gemelle, mentre nel 2004 ha documentato le conseguenze dello Tsunami a Sumatra.
Non solo, Sigfrido Ranucci è stato anche un inviato in luoghi di guerra dai Balcani al Medio Oriente realizzando inchieste e servizi sulla violazione dei diritti umani e sull’uso di armi non convenzionali. Nel 2005 è stato il primo a denunciare l’uso del fosforo bianco da parte dell’esercito Usain Iraq. Una nuova svolta nella sua carriera è arrivata poi nel 2006 quando è entrato nel gruppo di Report, lavorando come coautore di Milena Gabanelli. Proprio per questo nel 2017 è stato lui a prendere il posto della conduttrice alla guida del programma. Oltre a scrivere diversi libri, Ranucci ha ricevuto per le sue inchieste premi e riconoscimenti.
L’attentato e la vita sotto scorta di Sigfrido Ranucci
Dal 2021, proprio per via di alcune inchieste e delle minacce di morte ricevute dalla mafia, Ranucci vive sotto scorta. Nel 2025 inoltre è stato vittima di un attentato dinamitardo che ha distrutto la sua macchina e danneggiato quella di sua figlia.
“Io vivo, ormai da anni, con la sensazione che possa accadermi qualcosa da un momento all’altro. Ma, siccome non voglio lasciarmi paralizzare, adotto la tecnica del trapezista – aveva confidato qualche tempo fa -. Me l’ha spiegata il mio vecchio direttore, Roberto Morrione: quando diventi l’obiettivo di qualcuno, salta sul prossimo trapezio. Così sarà più difficile prenderti”.
“Ho paura altrimenti sarei incosciente – aveva ammesso -. E l’incoscienza è pericolosa. Ma non è tanto importante avere paura: l’importante è superarla. Sennò vincono loro”.
In quell’occasione il giornalista aveva anche parlato del suo impegno nello scoprire la verità e indagare, realizzando inchieste spesso pericolose, ma necessarie per rendere il mondo migliore e fare un po’ di giustizia. Un impegno importante, ripagato da momenti toccanti, come l’incontro con la mamma di una ragazza morta di tumore.
“L’anno scorso, alla presentazione di un mio libro, si è avvicinata una signora che aveva appena perso la figlia, malata di tumore – aveva spiegato il giornalista, ricordando quell’episodio -. Mi ha consegnato una lettera che mi aveva scritto la ragazza prima di morire: aveva passato gli ultimi tempi a seguire tutte le puntate di Report e mi ringraziava per il lavoro svolto per il bene comune. Una cosa così non ha prezzo”.