Report, Sigfrido Ranucci perde la tutela legale della Rai. Ma i suoi giornalisti lo appoggiano

Sigfrido Ranucci lasciato solo dalla Rai nel caso Cipriani. Il conduttore di "Report" aveva già dichiarato di non volersi avvalere dello scudo in nessun caso

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Martina Dessì

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Sempre più complessi i rapporti tra la televisione pubblica e uno dei suoi volti più esposti. Al centro della bufera c’è Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e vicedirettore ad personam, al quale l’azienda ha deciso di non garantire la copertura delle spese legali nella causa civile promossa dall’imprenditore Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. La notizia, circolata inizialmente come un’indiscrezione, ha trovato in serata una conferma ufficiale da parte della tv di Stato.

Il caso Cartabianca e la decisione della Rai

Le ragioni che hanno spinto i vertici di Viale Mazzini a negare lo scudo legale si riferiscono alla partecipazione di Ranucci alla trasmissione È sempre Cartabianca condotta da Bianca Berlinguer su Rete4. In quell’occasione, il giornalista aveva diffuso una notizia – poi rivelatasi da fonte non verificata, come da lui stesso ammesso – riguardante una presunta visita del Ministro della Giustizia Carlo Nordio a Giuseppe Cipriani. Una circostanza smentita con fermezza dal Guardasigilli, che ha deciso di procedere per vie legali.

Di fronte alla querela, la Rai ha scelto di sfilarsi, negando la tutela legale a Sigfrido Ranucci. L’azienda ha specificato che la mancata copertura economica non è una scelta discrezionale, ma l’applicazione del regolamento vigente. E secondo la nota ufficiale, la tutela scatta solo se c’è un nesso diretto tra i fatti contestati e l’esecuzione di incarichi aziendali. Nel caso in esame, Ranucci era stato autorizzato ad andare ospite a Mediaset al solo scopo di presentare il suo ultimo libro (non edito da Rai). Si è trattato, dunque, di un “contesto editoriale esterno”. La Rai ha comunque precisato che la tutela legale per Report resta assolutamente garantita per tutti i servizi che vanno in onda regolarmente sulla terza rete.

Lo scontro politico e l’accusa di censura

La mossa dei vertici Rai ha immediatamente incendiato il dibattito politico. Le opposizioni, in particolare il Movimento 5 Stelle, hanno letto la decisione come un chiaro attacco politico volto a indebolire la trasmissione d’inchiesta. Secondo gli esponenti del Movimento, l’obiettivo sarebbe quello di “far fuori il conduttore” sfruttando un pretesto normativo.

Dal canto suo, l’azienda ha respinto categoricamente ogni forma di strumentalizzazione, ribadendo nel proprio comunicato ufficiale che la scelta è puramente tecnica e slegata da qualsiasi valutazione di natura politica o governativa.

La risposta della redazione, i giornalisti rinunciano al posto fisso

Se sul fronte aziendale il clima è tesissimo, a fare da scudo a Ranucci ci ha pensato la sua stessa squadra con un gesto che ha del clamoroso. Nelle scorse settimane, il piano di assunzioni a tempo indeterminato varato dalla Rai aveva sollevato forti preoccupazioni nel conduttore, timoroso che i suoi storici collaboratori potessero essere ricollocati nelle sedi regionali, smantellando di fatto il gruppo di lavoro.

La risposta della redazione è stata una vera e propria prova di fedeltà: ben 9 giornalisti di Report hanno rinunciato al contratto a tempo indeterminato pur di non abbandonare il programma. Pur avendo superato le selezioni ed essendo risultati idonei alla stabilizzazione, i professionisti hanno preferito rifiutare il tanto agognato “posto fisso” in Rai pur di continuare a lavorare al fianco di Ranucci. Un sospiro di sollievo per il conduttore che, in vista della prossima stagione, non vedrà la sua squadra d’inchiesta smantellata, dimostrando come il legame professionale e umano all’interno del team sia più forte persino della sicurezza contrattuale.

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